Home Politica

Gli errori di calcolo del governo Conte sulla “fase 2”

No, la riapertura in Germania non ha fatto "schizzare alle stelle" i contagi, e anzi i calcoli del governo Conte per tenerci ancora a casa sembrano sbagliati

ARIS OIKONOMOU/AFP via Getty Images

Con l’inizio della “fase 2” e le prime riaperture, si comincia a fare un bilancio degli ultimi due mesi in cui gli italiani sono stati tappati in casa, e guardare com’è la situazione nei Paesi che hanno deciso di allentare le restrizioni prima di noi – come ad esempio la Germania, spesso citata in questi giorni, sopratutto dal ministro della Salute Speranza, come esempio di come le cose possano peggiorare se non si sta attenti. 

Come riporta il Post, però, i dati sui contagi in Germania stridono con l’idea diffusa dai giornali italiani che questi siano “risaliti alle stelle” dopo le prime riaperture. 

Nei dati di ieri il numero di riproduzione di base (R0) – il numero medio di nuovi contagi generati da una persona infetta – era 0,9, uguale a quello dello scorso 18 aprile, cioè tre giorni prima che le restrizioni venissero ammorbidite. Il giorno prima era 1, prima ancora 0,9 e 0,8. Il che vuol dire che si tratta di un dato rimasto nel complesso stabile nelle ultime settimane, che ha cominciato ad aumentare, sì, ma solo leggermente, con l’ammorbidimento delle restrizioni. 

Inoltre, per quanto sia importante, il numero R0 va osservato insieme al quadro generale, cioè il numero dei malati e la capacità delle terapie intensive – dati che in Germania sono rassicuranti, al momento. 

Dunque no, non è vero che in Germania l’epidemia è ripartita come prima al minimo accenno di fine del lockdown. E in Italia? Un’analisi della holding Carisma riportata da Linkiesta afferma oggi che il documento del Comitato tecnico scientifico che avrebbe frenato la “fase 2” ipotizzando scenari apocalittici in casi di ripartenza totale conterebbe un errore di fondo. 

In realtà, secondo l’analisi, in 45 dei 46 scenari considerati le previsioni di picco della terapia intensiva sarebbero inferiori alla capacità nazionale di circa 9mila posti, molto lontane dai 151mila nuovi pazienti in terapia intensiva di cui parlava il documento. 

Questo vuol dire che stiamo rimanendo ancora a casa inutilmente? Probabilmente no. Pur facendo notare “quelli che appaiono errori di calcolo” del governo Conte, infatti, il report di Carisma conclude raccomandando uno scenario di riapertura lento e graduale come quello comunicato dal governo – perché la prudenza non è mai troppa.  

Altre notizie su:  conte coronavirus epidemia