Gli attivisti ambientalisti che hanno fatto causa all'Italia per il suo ruolo nella crisi climatica | Rolling Stone Italia
Politica

Gli attivisti ambientalisti che hanno fatto causa all’Italia per il suo ruolo nella crisi climatica

Dopo due anni di lavoro, e in tempo per la Giornata mondiale dell’Ambiente, oggi un gruppo di attivisti e associazioni ambientaliste ha fatto causa allo Stato italiano. L'accusa: non star facendo abbastanza per contrastare gli effetti del cambiamento climatico nel nostro Paese

Gli attivisti ambientalisti che hanno fatto causa all’Italia per il suo ruolo nella crisi climatica

November 15, 2019A flooded Fondamenta Priuli in Venice (Italy).On the night of the 12th of November 2019, Venice faced one of the most severe flooding of its millennial history. The tide reached 187 centimeters, making it the second highest after the infamous “Acqua Granda” of 1966. More than 85% of the city was submerged, including the Saint Mark basilica, with overall damages estimated at €1bn. The following morning, Venice mayor Francesco Brugnaro tweeted: “These are the effects of climate change” and declared a state of emergency. One way to protect the city from the high tide would be to activate the Mose, a multi billion-euros, highly controversial infrastructure project that has been under construction since 2003 but has never been inaugurated due to cost overruns, corruption scandals and endless delays.While Venicians brace for the next high-tide, a large study by US non-profit organization Climate Central predicts that Venice will end up underwater by 2050.

Era Mare © Matteo De Mayda

Tra desertificazione incipiente e scioglimento dei ghiacciai alpini, in Italia i sintomi dell’emergenza climatica sono già visibili. Ma lo Stato sta facendo abbastanza per contrastarli? A rispondere a questa domanda saranno i tribunali. Dopo due anni di lavoro, e in tempo per la Giornata mondiale dell’Ambiente, oggi un gruppo di 200 ricorrenti, tra cittadini e associazioni, ha fatto causa allo Stato italiano per inazione climatica. 

“Chiediamo che venga dichiarato che lo Stato italiano è inadempiente dal punto di vista climatico, e che quindi le politiche climatiche varate dai nostri governi non sono adeguate a realizzare l’obiettivo di riduzione delle emissioni che l’Italia ha sottoscritto quando ha deciso di entrare a far parte dell’Accordo di Parigi”, spiega a Rolling Stone Marica di Pierri, portavoce dell’associazione A Sud, che ha capitanato l’azione. L’uso del plurale per parlare dei governi non è casuale: “è una questione che prescinde dall’’autorità politica del momento, e che riguarda anche le responsabilità storiche del nostro Paese”, continua di Pierri. 

A concorrere in giudizio sono 203 attori: oltre a 24 associazioni, si contano 162 adulti tra cittadini italiani e stranieri residenti in pianta stabile in Italia, e 17 minori, rappresentati dai genitori. “Coinvolgere giovani e giovanissimi è importante perché uno dei punti su cui insiste la causa sono i diritti delle future generazioni”, dice la portavoce.

Le obbligazioni climatiche che lo Stato italiano non starebbe rispettando derivano da accordi internazionali come quello di Parigi del 2015 e la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, da normative di rango europeo relative ai diritti umani e, a livello nazionale, dagli articoli della Costituzione 2 e 32: quello che “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” e quello secondo cui “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. 

L’azione non è senza precedenti: dal Regno Unito alla Colombia, da anni attivisti e associazioni di moltissimi Paesi hanno scelto la via legale per cercare di costringere le istituzioni a impegnarsi di più per contrastare il cambiamento climatico, appellandosi spesso ai diritti umani fondamentali. 

In Europa in particolare si è registrato qualche segnale molto incoraggiante che mostra come questo approccio possa dare i suoi frutti. In Olanda, nel 2019 la Corte suprema ha affermato che il governo è responsabile della gestione delle emissioni di anidride carbonica nel Paese e che è di conseguenza obbligato a ridurre massicciamente le emissioni per proteggere i diritti umani dei propri cittadini. In direzione simile vanno delle recenti sentenze della Corte amministrativa di Parigi e della Corte costituzionale tedesca. Sono decine le cause in corso in giro per il mondo, dirette verso i governi o verso specifiche aziende identificate come particolarmente responsabili della degradazione ambientale.

“Un’altra sfida che accettiamo di portare avanti attraverso il deposito di questa causa climatica è quella di sostenere – come avviene già in diversi altri Paesi – che è possibile già oggi argomentare l’esistenza di uno specifico diritto umano al clima stabile e sicuro”, afferma di Pierri. Secondo questa corrente, il fatto che diritti fondamentali come quello alla vita, alla salute, all’acqua e all’alimentazione siano direttamente legati alle condizioni climatiche significa che è possibile rivendicare, sulla base del diritto internazionale, uno specifico diritto umano al clima stabile e sicuro, come precondizione per garantire il godimento di tutti gli altri diritti.

“Vorremmo che anche in Italia i tribunali decidessero di essere parte di questa battaglia di civiltà per salvare i cittadini dall’emergenza climatica, dato che la società civile con i soli strumenti della mobilitazione, degli appelli e della pressione non riesce ad indurre i poteri politici a fare abbastanza – e chiedere loro di varare delle politiche veramente ambiziose”, spiega di Pierri. 

L’intenzione, però, non è quella di dire al governo cosa fare nello specifico: “Abbiamo diverse idee rispetto a come si dovrebbe impostare una transizione serrata e un piano di decarbonizzazione, ma questo non è argomento della causa legale. Non vogliamo chiedere al giudice di invadere il potere discrezionale dell’esecutivo e del legislativo – noi chiediamo soltanto di stabilire una quantità di riduzione delle emissioni. Poi saranno ovviamente i poteri preposti a doverlo adempiere”.