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Gli articoli de ‘La Stampa’ sui medici militari russi in Italia hanno fatto incazzare Putin

Il ministero della Difesa russo ha minacciato velatamente il quotidiano torinese, dicendo che "chi scava la fossa, in essa precipita"

Foto via Twitter

Nelle ultime settimane La Stampa ha pubblicato, a firma del giornalista Jacopo Iacoboni, alcuni articoli e inchieste in cui si analizzavano potenziali risvolti nascosti dietro gli aiuti inviati dal governo russo in Italia per l’emergenza coronavirus.

Iacoboni, intervistando varie fonti politiche, militari (come l’ex comandante del Coi, il generale Marco Bertolini), ed ex responsabili NATO (come Hamish De Bretton-Gordon), metteva in luce alcuni punti di domanda riguardo all’intervento russo in Italia: è soltanto solidarietà, o anche una manovra per infiltrare personale militare russo, e intelligence, sul suolo italiano, e acquisire più informazioni e influenza sul nostro paese?

Gli articoli di Iacoboni avevano inizialmente provocato la risposta dell’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, che aveva scritto una lettera a La Stampa in cui tentava di chiarire alcuni punti, e muoveva delle critiche al giornalista (che aveva risposto a sua volta). Dopo qualche giorno e altri articoli di Iacoboni sul tema, però, a intervenire è stato direttamente il Ministero della Difesa russo. Che ieri ha diramato una dichiarazione pesante del portavoce, il maggior generale Igor Konashenkov, farcita da minacce tutto fuorché velate.

“Abbiamo prestato attenzione agli incessanti tentativi che già da due settimane il quotidiano La Stampa sta mettendo in campo per screditare la missione dei russi che si sono mobilizzati per prestare aiuto agli italiani in difficoltà. Nascondendosi dietro agli ideali della libertà di parola e del pluralismo di opinioni, La Stampa sta alimentando fake news russofobiche da guerra fredda rimandando a ‘opinioni’ espresse da anonimi ‘alti funzionari’. La Stampa, inoltre, non teme di utilizzare tutto ciò che gli autori riescono a inventarsi sulla base delle raccomandazioni che hanno trovato sui libri, a quanto pare ancora validi, di propaganda antisovietica”, dice la dichiarazione.

E prosegue: “nessuna aggressione ci distoglierà dall’obiettivo e non farà vacillare la nostra sicurezza nel fatto che stiamo agendo in buona fede. Per quanto riguarda i rapporti con i reali committenti della russofobia de La Stampa, i quali sono a noi noti, raccomandiamo loro di fare propria un’antica massima: Qui fodit foveam, incidet in eam (Chi scava la fossa, in essa precipita). Per essere più chiari: Bad penny always comes back”.

Un’aperta intimidazione, quindi, conclusa utilizzando un tono degno di un romanzo di Frederick Forsyth sulla mafia russa. Il governo di Putin, quindi, anche fuori dal proprio territorio nazionale continua ad avere un atteggiamento dispotico verso i giornalisti, e la libertà di stampa: un atteggiamento inaccettabile, al di là delle opinioni che si possono avere sulle inchieste portate avanti da La Stampa, che andrebbe evidenziato e stigmatizzato da tutto l’apparato democratico italiano.

Il comitato di redazione de La Stampa, ha subito risposto esprimendo “sdegno per il grave attacco del ministero della Difesa russo al nostro giornale e al giornalista Jacopo Iacoboni. […] Un fatto che rischia di diventare un grave precedente se il nostro Governo non chiederà immediati chiarimenti. E soprattutto le necessarie scuse”. 

Nonostante in queste ore si sia mobilitato un grande movimento di sostegno al giornale e a Iacoboni, infatti, né il governo, né la maggior parte dei partiti italiani si sono espressi sulle riprovevoli minacce del portavoce russo. Una lacuna omertosa, che se non riempita rapidamente (attraverso un messaggio forte e diretto)  dimostrerebbe ancora una volta quanto l’imprinting vassallo e pavido del nostro paese non si smentisca mai.

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