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Giuseppe Conte è un tenore senza voce, la Fase 2 sarà un delirio

Agnello sacrificale o populista “buono” a questo punto non importa più: l'Italia ha bisogno di un leader politico e non di un perito tecnico con la “garra” e senza idee

Giuseppe Conte è l’emblema stanco di un Governo allo sbando. La conferenza stampa attesissima di ieri sera, quella della benedetta Fase 2, quella del momento chiave di ripartenza del Paese, è stata nient’altro che un breve dramma giocoso – leggi anche farsa – in cui un esanime Presidente del Consiglio ha presentato il suo piano di ripresa: non c’è un piano.

La debolezza di Conte era sotto gli occhi di chiunque avesse un minimo di serenità di giudizio già da molto tempo. Debolezza politica, carismatica, di visione, di leadership. L’uomo sarà anche volitivo, questo glielo concediamo, ed è per questo che finora mi era parso più giusto evitare di aggiungere materiale alla caterva di articolesse sull’inadeguatezza del leader. Pensavo che quest’uomo si fosse oggettivamente ritrovato catapultato in una situazione fuori dalla sua portata e che stava facendo il suo meglio. Meritava una chance – anche più d’una per la verità.

E però l’empatia a un certo punto finisce, così come le tregue e i jolly che puoi pescare al gioco. Non ti puoi presentare con tre foglietti in croce a spiegarci il piano Marshall 2020, con le solite circonlocuzioni inutili da perito tecnico che “valuteremo in un secondo tempo”. Era ieri il secondo tempo. Ed era ieri che Conte doveva dimostrarsi all’altezza dell’ufficio. Purtroppo non lo è, questa è la verità, la “garra” non basta in politica – anzi spesso fa danni. In politica ci vogliono idee e coraggio. Qui non sta funzionando nulla: abbiamo un premier che ha messo su 16 task force differenti per venirci a dire che zia può andare da nonna ma non devono “fare un party”. È sconfortante.

Non una parola chiara sui trasporti, su dove e come verranno distribuite le mascherine, e soprattutto non una parola sui temi più cruciali: il tracciamento, i test sierologici e i tamponi. La popolazione deve essere testata quanto prima, questa è la priorità. Di questo – e per il 75 per cento del tempo – ci doveva parlare Conte. Non dei due metri di distanza nello sport se sei uno che va forte e un metro se invece sei una schiappa. Non del campionato di calcio e dei nostri “beniamini”? Ma chi se ne frega del campionato di calcio. Il calcio giocherà quando si potrà giocare, fine del discorso sul campionato di calcio. E i test? E il patentino d’immunità? E le categorie? Chi verrà testato per primo? I medici? Gli astronauti? Quanti test verranno fatti al giorno? Quando? E dopo?

Niente, di tutto ciò non c’è stato niente. Viceversa “i parenti si potranno incontrare in casa ma non permetteremo che si facciano party privati”. E come esattamente? Controllando che cosa mangia e quanto beve la famiglia Cazzaniga al gran completo? Qui siamo oltre il Governo Monty Python, oltre il non senso assoluto. Io devo ammettere di aver chiuso la diretta alla domanda dello speaker di Radio Kiss Kiss. Con tutto il rispetto, ma di che cazzo stiamo parlando? Ma secondo voi in coda all’annuncio del piano per la ripartenza della Germania di Angela Merkel, la seconda domanda alla Cancelliera sarebbe affidata a Radio Eins, Zwei, Polizei? Non credo.

Dobbiamo renderci conto che abbiamo un presidente del Consiglio che ieri è riuscito a dire che durante la Fase 2 i nipoti si potranno ricongiungere con i nonni. I nipoti NON DEVONO ricongiungersi con i nonni, o i nonni sono morti. Due cose abbiamo capito in queste settimane di delirio: che i bambini sono tutti asintomatici e che i vecchi muoiono. E che cosa ci dice Conte? Facciamoli incontrare. Si sarà confuso? È ovvio che si sarà confuso, ma il punto è esattamente che non ti puoi confondere su una cosa così importante. Quanti italiani nei prossimi giorni penseranno che non c’è alcun problema a portare i bimbi dai nonni avendolo sentito dire direttamente dalla voce del premier?

Ma è questa sua voglia pazza di non deludere le aspettative della gente che rende Conte un populista, seppur “buono”. Non sarà un populista becero alla Salvini o squadrista alla Meloni, ma comunque rimane un populista. Conte è un populista suo malgrado, in buona fede, lui parla per compiacere gli italiani. Li lambisce, li vuole accontentare – anche sinceramente – solo che non si può e non è nemmeno il suo lavoro. La politica non è accontentare tutti o lisciare l’intero elettorato: quello, appunto, si chiama populismo. La politica è fare delle scelte e poi attuarle. È indicare la strada con polso fermo, senza tentennamenti, e se qualcuno ci andrà di mezzo, amen, sarà per il bene generale.

Certo, la situazione è grave e la crisi inusitata. Ma sono passati due mesi, ci avrai fatto l’abitudine. Se non te la sei filata a gambe levate, se non te ne sei tornato all’avvocatura, è il momento di salire un gradino di tono carismatico e cinque di tono politico. Tu non puoi venire lì affastellando carte e foglietti da cui si evince chiaramente che non ci stai capendo nulla. Non puoi venirci a dire che siamo un modello perché anche di questo decreto non meglio precisati Stati esteri “ci stanno chiedendo una copia”. Una copia di cosa? Se parli di quell’A4 bianco che abbiamo visto noi, mi dispiace ma dobbiamo avvertirti che ce l’hanno già tutti. L’A4 va riempito di idee e piani gestionali ed organizzativi. E subito anche, perché il 4 maggio è tra una settimana, e anche se “il mondo è una prigione dove è preferibile stare in cella d’isolamento”, ora dall’isolamento stanno per uscire orde barbariche in cerca d’aria fresca e libertà. Il potenziale di caos è alle stelle.

Se fossi un advisor di Conte cercherei anche di allertarlo. È evidente che sia stato scientemente mandato allo sbaraglio, un Conte kamikaze che va davanti alla nazione disarmato, senza nulla di rilevante da dire, intanto facciamogli mettere la faccia. È anche probabile che l’exploit di ieri sia da considerarsi come l’inizio della vera Fase 2, quella del dopo-Conte, l’unica che a questo punto appare probabile. Ma in ogni caso una persona sensata avrebbe dovuto accorgersi dell’assurdità del nulla che andava a raccontare agli italiani. Un primo ministro che non ha niente da dire, che si fa trovare “senza voce” in questo modo, non è uno spettacolo edificante. A qualcuno avrà anche fatto ridere – l’autodafé ha sempre i suoi macabri estimatori – a me personalmente ha fatto compassione.

Mi ha ricordato una cosa accaduta quasi un anno fa al Festival di Montreaux, durante una performance dolorosa di Elton John per il suo Farewell Tour. Quella sera Elton dopo tre pezzi andò in crisi: la voce non usciva più, gli errori si susseguivano uno dopo l’altro, solo che lui si è intestardito e ha voluto portare a termine uno show che del Farewell a quel punto aveva solo l’augurio. Allora, mentre i rompicoglioni come me storcevano un po’ il naso, i fan invece si divertivano, come succede sempre in questi casi. Ma c’è un motivo: Elton John è un genio, è in giro da cinquant’anni e ha i pezzi. Il pubblico li conosce a memoria e arriva dove lui non può più arrivare. Tu Giuseppe Conte invece i pezzi non ce li hai, sono questi i primi live che porti in giro per farti conoscere, e quindi il pubblico ieri sera era attonito tanto quanto te, non sapendo che cosa cazzo dover cantare.

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