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Giulia Sarti, piccola storia ignobile a 5 Stelle

La parlamentare che ha accusato il fidanzato di essersi intascato dei rimborsi dimostra una volta di più che il Movimento è disposto a sacrificare tutto e tutti per salvare se stesso. E invece continua a perdere la faccia

Giulia Sarti alla Notte della trasparenza contro le mafie, organizzata dai 5S nel febbraio 2016

Foto Roberto Brancolini/IPA

La più imbarazzante tra le istantanee di un momento politico osceno, così appare oggi la vicenda Giulia Sarti. Che arrivi a poche ore dalla nuova batosta subita in Sardegna dal Movimento 5 Stelle e dall’annuncio del suo leader Luigi Di Maio di voler cambiare le regole interne – annullando le scarne differenze rimaste con quei partiti che si volevano spazzare via e infrangendo le poche promesse non già disattese in pochi mesi di governo -, contribuisce ad ammantare di crudele beffardaggine tutta la vicenda.

Giulia Sarti è una parlamentare romagnola, eletta per la prima volta alla Camera a 26 anni nel 2013. Laureata in Giurisprudenza, attiva nell’antimafia, vicina al Movimento fin dalle prime agitazioni di piazza. Una tipa di gamba, che, appena entrata a Montecitorio, viene subito messa a dura prova, da chi le rinfaccia la precedente relazione con il grillino rinnegato Favia e la vicinanza al sindaco di Parma Pizzarotti, e, soprattutto, da chi pubblica in Rete una serie di suoi scatti hard. Una vera schifezza.

Ad aiutarla a rimuovere le immagini è Bogdan Andrea Tibusche, un esperto informatico vicino al Movimento, che diventerà suo malgrado protagonista della vicenda. Tibusche, che ha origini rumene e online si fa chiamare Andrea De Girolamo, inizia una relazione con la deputata e diventa anche suo consulente. Sarà chiamato in causa quando ricominceranno i guai per la sua compagna, e questa volta saranno molto più seri.

Perché poco prima delle elezioni dello scorso anno scoppia il casino Rimborsopoli, con l’accusa delle Iene a diversi parlamentari grillini di aver trattenuto la parte del lauto stipendio che avevano promesso di restituire alla collettività (tramite un fondo del ministero del Lavoro per le imprese in difficoltà, ndr), uno degli eterni cavalli di battaglia della creatura di Grillo e Casaleggio.

Una bella grana per il Movimento, in grado di intaccare quell’immagine di purezza che ha alimentato il consenso durante i 5 anni di durissima opposizione ai governi di centrosinistra. All’elettorato, dimostreranno le urne da lì a poco, non importerà, visto lo strepitoso pieno che Di Maio e soci raccoglieranno alle urne, e che li spedirà dritti alla guida del Paese. Con loro anche la Sarti, che, a differenza di colleghi non ricandidati (altri prometteranno di farsi da parte, con il benestare di Di Maio, e invece sono ancora a “libro paga” degli italiani, come Andrea Cecconi) ha un’altra chance.

Cos’è successo, nel frattempo? Che Sarti l’ha buttata in caciara, ed è stata graziata. Il programma Mediaset sosteneva che la riminese non avesse versato 23mila euro, usando la rudimentale tecnica di altri parlamentari a 5 Stelle: bonificare la cifra mensile, mandare la ricevuta dimostrativa agli organi interni del Movimento, revocare il bonifico. Facile.

Una volta scoperta la Sarti si era detta distrutta, aveva spiegato di non poter provvedere al pagamento della cifra perché aveva solo 9 mila euro sul conto – fatti tuoi Giulia, però un giorno vorremmo tanto fare due chiacchiere tra amici sul tuo stile di vita -, ma di poter risolvere al più presto grazie al contributo dei genitori. “Il Movimento viene prima di qualsiasi altra cosa per me. Ditemi se devo fare un post, un video o altro per sospendermi o per auto-accusarmi di coglioneria”, aveva scritto in una lettera a Di Maio.

Pochi giorni dopo, all’improvviso, la storia cambiava. Perché non si può mettere Giulia Sarti in un angolo. E così lei andava al contrattacco: a revocare i bonifici, a sua insaputa, sarebbe stato il suo fidanzato Bogdan Andrea Tibusche, che per questo veniva denunciato alla procura di Rimini. “Sono stato distrutto per un anno”, ha detto lui, che a sua volta ha raccontato la sua versione dei fatti ai magistrati.

E i magistrati gli hanno creduto, visto che ieri sera il pubblico ministero di Rimini Davide Ercolani ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta nei suoi confronti per appropriazione indebita. In pratica, si legge nelle carte, c’era un accordo tra la parlamentare e Tibusche per fare ricadere la colpa su di lui di quanto accaduto e permetterle la ricandidatura. Lui eseguiva manualmente le revoche dei rimborsi, ma lei era accanto a lui più che consapevole di quello che stava capitando. Che la “responsabile morale” degli ammanchi sia in realtà lei è testimoniato dalle chat Telegram tra i due, che l’uomo, che a un certo punto decide di rinunciare al ruolo di vittima sacrificale, porta come prova a sua discolpa.

Sarti: “Le Iene hanno i nomi da mesi e mi hanno chiesto se denuncio te perché mi stanno chiedendo come uscire da questa storia. Io ho detto di no e mi piglio tutta la colpa”. Tibusche: “Denunciare me… Te l’hanno chiesto le Iene?”, scrive lui. “No no, me l’ha chiesto Ilaria (Loquenzi, responsabile comunicazione 5 Stelle, ndr) con Rocco (Casalino, attuale portavoce di Palazzo Chigi, ndr). Per salvarmi la faccia”, risponde la parlamentare. “Io mi sparo”, aggiunge lui. “No è inutile che fai così, forza dai, si affronta. Devo firmare il foglio in cui rinuncio ad essere eletta. Cioè tutto il restituito non conta nulla?”, scrive ancora Sarti.

Finisce come è noto. Lei viene salvata dal Movimento, anzi premiata visto che in questa legislatura è eletta presidente della Commissione giustizia della Camera e mette il volto in alcuni provvedimenti di bandiera dei grillini come la legge Spazzacorrotti (nel video sopra, ndr). Lui finisce nella polvere e promette di prendersi la sua rivincita, e ora a rischiare di finire alla sbarra – per calunnia – è lei.

Nelle scorse ore le Iene sono tornate all’attacco: hanno cercato Casalino, che l’ha chiamata davanti alle telecamere e Giulia Sarti si è messa a piangere. Lacrime che sanno tanto di resa, confermata dalla decisione oggi di autosospendersi e dimettersi da presidente della Commissione. E puntuale è arrivato l’annuncio di Luigi Di Maio della sua espulsione, perché quando c’è da abbandonare una persona compromessa da quelle parti sono campioni del mondo. 

Sarti si è premurata di difendere Casalino e Loquenzi, dicendo che non arrivava da loro l’esortazione ad accusare il compagno per salvare il proprio scranno. Ma le chat parlano molto più chiaro dell’ennesima convulsione difensiva di chi ha cambiato un po’ troppo volte parere. E allora, al di là della vicenda personal-parlamentare un po’ squallida della portavoce del popolo Sarti, la domanda di fondo è questa: l’uomo che rappresenta il Presidente del Consiglio davanti ai giornalisti ha davvero chiesto a qualcuno di accusare un innocente?

Pare ci sia arrivato anche Beppe Grillo, quando, negli scorsi giorni avrebbe ammesso che i suoi ragazzi forse non sono all’altezza della sfida. Ma non perché hanno polverizzato tre voti su quattro accumulati in Sardegna. Perché con il loro giustizialismo d’accatto hanno introdotto, o per lo meno rafforzato, un pensiero tossico nel discorso pubblico, da cui non sarà per nulla facile affrancarsi. Perché, sventolando continuamente bandiere d’onesta, hanno messo nella testa della gente che sapere e saper fare le cose fosse superfluo, e invece ci stanno portando al disastro. E perché quelle bandiere, alla prima occasione, le hanno ripiegato e messe in soffitta, così come si sono sbarazzati di tutti quei dogmi e buone pratiche con cui ci hanno bombardato per anni. L’incoerenza, oggi, è l’unica grande stella polare del fu Movimento.

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