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Fridays for Future, in piazza per l’ambiente perché non c’è alternativa

Da Torino a Palermo, da Genova a Pavia. Parlano quattro ragazzi che oggi hanno organizzato le manifestazioni per dire basta al cambiamento climatico e salvare il pianeta. E noi dovremmo ringraziarli

Un'immagine dalla manifestazione di Fridays for Future ad Amburgo lo scorso 1 marzo

Duemila piazze mobilitate nel mondo, un centinaio solo in Italia. Basterebbero questi numeri a testimoniare come la proposta di Nobel per la giovanissima attivista svedese Greta Thunberg non sia affatto solo una trovata mediatica. Il suo impegno, che per mesi ogni venerdì l’ha portata a scioperare contro il cambiamento climatico davanti al parlamento del suo Paese, è stato fatto proprio da decine di migliaia di ragazzi a ogni latitudine. Oggi, venerdì 15 marzo, ne avremo la certezza.

La manifestazione è stata chiamata Fridays for Future e rappresenta il momento più alto di una battaglia che prosegue da tempo, e che, proprio come Greta, ha portato tanti studenti alla prima esperienza civica di questo tipo a mobilitarsi nelle proprie città già nelle scorse settimane. C’è chi ha saltato la scuola, chi ha indetto cortei, chi organizzato incontri per spiegare ai suoi coetanei che con le nostre politiche irresponsabili stiamo distruggendo la Terra, e non ne abbiamo un’altra.

Nelle scorse ore abbiamo sentito alcuni di questi ragazzi. Mentre si preparano al loro venerdì per il futuro, vogliamo dare loro voce.


DAVID, 14 ANNI – TORINO

Vengo dalla Val di Susa, e sono al primo anno di liceo allo scientifico di Giaveno. Oggi manifesto a Torino, dove da dieci venerdì organizzo in piazza Castello lo sciopero per il pianeta con alcuni compagni di scuola (siamo arrivati anche a 250 persone!). Sono tanti gli studenti mobilitati, qualche migliaio solo in città: tutte le scuole del Piemonte hanno promesso di venire, comprese alcune classi delle medie e elementari accompagnate dai loro insegnanti.

Chiediamo al governo italiano di mettere al più presto in atto un piano concreto per contrastare il cambiamento climatico e fermare la catastrofe che sta arrivando. L’opera delle singole persone è molto importante, ma sono le istituzioni che devono agire per ridurre le emissioni di C02 e gli investimenti in idrocarburi e azzerare le emissioni di gas serra. O si inverte la tendenza, oppure rischiamo di innescare un circolo vizioso da cui poi non si potrà più tornare indietro. Se oggi si parla di immigrazione a causa delle guerre, a breve ci saranno migliaia di rifugiati climatici (che già esistono).

Magari saremo noi italiani, soprattutto al Sud, che dovremo lasciare le nostre case. Anche nella mia bella Val di Susa vedo le cose cambiare in peggio, le estati sono diventate insopportabilmente calde anche qua, la neve è sparita dalle nostre montagne (amando sciare, la cosa mi fa ancora soffrire) e i ghiacciai stanno indietreggiando. O ci muoviamo adesso, o saremo rovinati.


VANESSA, 27 ANNI – PALERMO

Finalmente è arrivata la giornata della manifestazione, che a Palermo aspettavamo da tempo. Qui, come avviene invece in altre città, lo sciopero non è nato dagli studenti, ma da una rete composta da associazioni ambientaliste, insegnanti e altre persone che hanno a cuore la causa del pianeta. In questo modo siamo riusciti a coinvolgere tanti giovani e giovanissimi. Alcuni di loro scendono in piazza per la prima volta: il 15 marzo per Palermo è un punto di partenza di un percorso.

La forza di Greta e del suo messaggio hanno fatto uscire dal proprio guscio tantissimi ragazzi, hanno fatto prendere loro coscienza di un problema. Ed è una cosa bellissima. Anche perché il cambiamento climatico nella nostra Sicilia è arrivato da un pezzo: viviamo in un hotspot di biodiversità incredibile, ma siamo una terra fragile alle prese con il rischio idrogeologico. Abbiamo avuto tante alluvioni negli ultimi anni, un segnale inquietante anche per il futuro. Per questo siamo in piazza oggi.

MARIANNA, 17 ANNI – PAVIA
Frequento la quarta superiore al liceo scientifico e gli ultimi giorni di preparativi sono stati molto intensi. Ma ne è valsa la pena, perché siamo molto fieri del corteo che abbiamo organizzato per le strade della nostra città. Abbiamo anche preparato un documento da consegnare al prefetto, al rettore dell’università e al sindaco, per spiegare i motivi della nostra protesta.

Chiediamo che i governi prendano atto dell’emergenza in cui viviamo e decidano di intervenire adesso, perché non si può aspettare un momento più favorevole da un punto di vista economico. Se saltiamo la scuola è perché pensiamo che il nostro futuro non dipenda solo dallo studio: se continuiamo a devastare il pianeta ance quello risulterà inutile. Da sempre sono attenta al tema della tutela ambientale e ho seguito per tre anni un corso dedicato allo sviluppo sostenibile, ma non avevo mai avuto il coraggio di mobilitarmi in prima persona. Fino a che la lotta di Greta Thunberg mi ha illuminata.

Il cambiamento climatico, d’altra parte, lo vediamo in azione tutti i giorni nelle nostre città. Ma non è solo una questione di temperature, il danno che stiamo facendo all’ambiente è più profondo. Stiamo perdendo biodiversità, a Pavia non si sentono più gli uccellini cantare la mattina come quando era una bambina. Rischiamo una nuova estinzione di massa. Che riguarderà anche l’uomo, se non facciamo qualcosa.

FRANCESCA, 25 ANNI – GENOVA
A Genova abbiamo creato un bel mix di studenti liceali, ragazzi più grandi e signori di 50 anni che con la loro esperienza ci hanno dato una mano a portare in città Fridays for Future e lo sciopero nato con la battaglia di Greta. Questa mobilitazione, seppur apartitica, è molto politica, perché vogliamo dare una sveglia a chi ci governa, fare capire loro che l’emergenza climatica è un tema che non si può più rimandare. Siamo molto felici perché siamo riusciti a portare in Consiglio regionale e fare firmare all’unanimità l’adesione alla manifestazione: trovo bellissimo l’idea che, senza colori e bandiere, tutti si sentano coinvolti in una causa comune.

Non è più un problema solo degli eschimesi o dell’orso polare che si sta estinguendo, come si diceva un tempo. Io sono cresciuta sentendo i pescatori al porto meravigliarsi perché non riconoscevano più il loro mare e la sua fauna. A Genova e in Liguria mareggiate e alluvioni ci colpiscono di continuo. Gli effetti di un pianeta ferito sono parte della nostra quotidianità, e sono molto dolorosi. Per questo oggi mi riempie il cuore di gioia vedere tanti giovani che cercano di spiegare ai loro genitori che è il momento di agire, di invertire la rotta. Mi dà speranza per il futuro.

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