Forza Italia non è antifascista, e l’alleanza con CasaPound a Lucca lo dimostra | Rolling Stone Italia
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Forza Italia non è antifascista, e l’alleanza con CasaPound a Lucca lo dimostra

L'apparentamento tra il partito di Berlusconi e la formazione di estrema destra di Gianluca Iannone in vista del ballottaggio per il nuovo sindaco di Lucca rischia di far saltare il banco, dando il via a una stagione di scissioni

Foto di Stefano Montesi - Corbis via Getty Images

Dopo anni di accanimento terapeutico, forse Forza Italia potrebbe staccare definitivamente la spina: l’alleanza al ballottaggio per il nuovo sindaco di Lucca tra il candidato forzista Mario Pardini e l’ex leader lucchese di CasaPound, Fabio Barsanti – che ha raccolto il 9,5% delle preferenze al primo turno, confermandosi come la terza forza politica del capoluogo toscano – rischia di far saltare il banco, dando il via a una stagione di scissioni.

Il primo ammutinamento, annunciato nella giornata di ieri, è stato ufficializzato questa mattina, quando il deputato Elio Vito ha scelto di affrancarsi da Forza Italia e ha abbandonato il suo incarico da deputato. In un tweet pubblicato ieri, Vito scriveva di aver «comunicato al Presidente Berlusconi» che, in caso di conferma dell’apparentamento tra CasaPound e Forza Italia, avrebbe «lasciato il partito». Oggi la decisione definitiva, con tanto di lettera indirizzata a Roberto Fico e resa pubblica dall’ormai ex deputato sui suoi canali ufficiali. «Mi auguro che questa decisione possa contribuire ad aiutare le giovani e i giovani del nostro Paese a ritrovare il senso di fiducia nelle istituzioni, nel Parlamento, e in più in generale nella politica», ha scritto Vito nel documento inviato al presidente della Camera.

Nella sua lettera d’addio, Vito ha poi parlato delle prese di posizione ambigue degli ultimi mesi, dalla contrarietà alle sanzioni nei confronti di Putin all’opposizione di Forza Italia al Ddl Zan. «Forza Italia in questi ultimi mesi ha messo in atto e promesso la pratica deteriore del trasformismo, alimentando cambi di partito e di gruppo non motivati da ragioni ideali, valoriali o politiche ma da meri interessi personali, elettorali, di voti e preferenze», ha scritto Vito, che ha poi espresso un certo rammarico per lo stato dell’arte attuale del suo partito, che avrebbe ormai smarrito «la sua natura di movimento politico leaderistico, liberale e democratico», con una classe dirigente che «si è chiusa in una gestione accentrata ed esclusiva del potere», mettendo al bando «le voci critiche, silenziate ed escluse dagli strumenti di comunicazione».

In ultima istanza, Vito ha commentato le dichiarazioni pubbliche di Berlusconi e il suo atteggiamento enigmatico nei confronti di Putin, un suo amico di antica data. A sua detta, il Cavaliere si sarebbe reso protagonista di dichiarazioni «che se da una parte furono formalmente di condanna, dall’altra furono elogiative di Putin».

Insomma, l’alleanza con CasaPound a Lucca è soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso; peraltro, l’addio di Vito sembra preparare il terreno per l’abbandono di altre due voci dissidenti all’interno di Forza Italia, ossia quelle di Maria Stella Gelmini e di Mara Carfagna. A prescindere da ciò che accadrà, però, una cosa è certa: Forza Italia non può più definirsi un partito antifascista.