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Finito il lockdown, ci siamo già dimenticati dei rider

Pochi giorni fa a Milano un rider è stato arrestato per aver cercato di salire su un treno con la bicicletta. Un episodio che ha mostrato come, passata l'emergenza, dei lavoratori "eroi" non freghi più a nessuno

Notizia di pochi giorni fa: alla stazione milanese di Greco Pirelli, cinque poliziotti circondano e ammanettano un rider pendolare di origine africana, Emma. Dopo sei ore in commissariato il rider viene rilasciato, con una denuncia per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

Le dinamiche dell’arresto di Emma sono molto più complesse e preoccupanti (e ci torneremo in seguito), ma a fare notizia è soprattutto il motivo per il quale il rider, insieme ad altri colleghi, aveva avuto un diverbio con le forze dell’ordine: volevano salire sul treno con le loro biciclette per tornare a casa, dopo aver lavorato tutto il giorno.

Molti dei rider che lavorano nel capoluogo lombardo, infatti, vivono nell’hinterland: e ogni giorno usufruiscono del servizio pubblico per raggiungere Milano. Emma e i suoi colleghi avevano un regolare abbonamento, ma dall’inizio di questo mese Trenord ha deciso di impedire l’accesso ai vagoni per le biciclette. Al rifiuto di farli salire, gli animi si sono scaldati, e a quel punto sono intervenuti i cinque agenti.

“Lo scorso tre giugno, “ mi ha detto Angelo, un rider e attivista di Deliverance Milano (un collettivo politico di precari e fattorini attivi nel delivery food), “Trenord, tramite un comunicato stampa, ha fatto sapere che più salire sulle carrozze con le biciclette. Senza dare spiegazioni. A distanza di un paio di giorni, poi, hanno mandato un altro comunicato in cui scaricavano la colpa di questa decisione sui rider: sostenendo che intasiamo le corsie con i nostri mezzi, non consentendo così di garantire le distanze di sicurezza. Questo ha ovviamente creato un danno enorme rispetto alla situazione che stiamo vivendo: non solo alla categoria del rider, ma anche a tutti quei lavoratori che ogni giorno si recano a Milano con il treno, e usano la bicicletta per spostarsi in città.”

La decisione di Trenord appare piuttosto incomprensibile: durante il lockdown non era stata presa alcuna decisione di questo tipo, in un momento in cui le richieste di delivery erano al picco massimo, e adesso, in piena “fase 2”, si sceglie di minare seriamente la possibilità di lavorare ad una categoria che gode di pochissime tutele—rischio d’impresa totalmente sulle proprie spalle, e nessuna garanzia contro infortuni per assenza di contratto. “Se i rider pendolari non possono salire sui vagoni con le biciclette, i nostri strumenti di lavoro, sono obbligati a due scelte estreme: lasciare la bicicletta parcheggiata a Milano, senza alcun posto sicuro dove posteggiarla, oppure rimanere a dormire in Stazione. Alcuni, in questi giorni, sono stati obbligati a smontare sellino e ruote, per poterseli portare dietro ed evitare furti, ma è una soluzione inconcepibile.”

Come mi racconta Angelo, e come si può capire da questo post di Deliverance Milano riguardo al caso Emma, i rider nei giorni scorsi hanno manifestato due volte e posto la questione in Consiglio Regionale tramite l’opposizione, chiedendo di risolvere il problema. Sono riusciti a strappare a Trenord una “mezza promessa. Ci hanno detto che entro il fine settimana saranno messe a disposizione delle carrozze per chi deve salire con la bicicletta sul treno. Il problema è che ancora non sappiamo come e dove questo avverrà. Abbiamo fatto delle richieste specifiche, indicando stazioni e fasce orarie in cui i rider hanno maggiormente bisogno di contare sui mezzi pubblici, ma non abbiamo ancora garanzie al riguardo.”

Nel frattempo, Emma è stato appunto arrestato, e una volta uscito è dovuto andare in ospedale. Il collettivo lo ha raggiunto, sostenuto, e aiutato a ricostruire completamente la vicenda: “Emma sta bene adesso, ma è scosso e ha subito delle percosse e delle violenze. Per fortuna non ha niente di rotto, ma nel referto medico è evidenziato che sia stato percosso. Per di più è stato anche diffamato: all’inizio è stata diramata la notizia che addosso gli fossero stati trovati 43 grammi di hashish, facendolo sembrare uno spacciatore. In realtà erano 0,43 grammi, meno di una sigaretta, per uso personale.”

Le promesse di Trenord, ovviamente, non bastano alla categoria. Per questo gli attivisti come Angelo si sono confrontati con dei rappresentanti dei vari sindacati, per chiedere una pressione decisa al fine di ottenere risposte concrete, e l’apertura di un tavolo per discutere le soluzioni con una controparte.

Durante l’emergenza i rider hanno fatto parte di quelle categorie di lavoratori definiti “eroi”: la solita retorica italiana da suonare affacciati da balconi. Etichette che non hanno alcun significato, e che invece infastidiscono i diretti interessati: i rider vogliono essere trattati come semplici lavoratori, che devono poter fare il loro mestiere, e cominciare a godere di una serie di diritti che al momento gli sono negati.

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