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Fabio Ridolfi è morto ricorrendo alla sedazione profonda

«Ne aveva il diritto, ma non ha potuto aspettare i tempi della burocrazia. Così Fabio Ridolfi ha interrotto le terapie, ha chiesto la sedazione profonda, e oggi si è liberato», ha scritto l'Associazione Luca Coscioni in un comunicato

Fabio Ridolfi, il 46enne di Fermignano che, la scorsa settimana, aveva deciso di ricorrere alla “sedazione profonda e continua” – una pratica prevista dalla legge sul testamento biologico del 2017, che prevede l’interruzione dei trattamenti di idratazione e nutrizione artificiali – per porre fine alla sua vita, è morto nella serata di ieri.

Lo ha fatto sapere l’Associazione Luca Coscioni, che ha anche pubblicato un comunicato ufficiale: «Ne aveva il diritto, ma non ha potuto aspettare i tempi della burocrazia. Così Fabio Ridolfi ha interrotto le terapie, ha chiesto la sedazione profonda, e oggi si è liberato».

Nel 2004, durante una cena, Ridolfi ebbe un malore improvviso che gli provocò prima una perdita immediata dell’equilibrio e, in seconda battuta, l’intorpidimento della parte sinistra del corpo: gli fu diagnosticata una tetraparesi – una forma di paralisi che coinvolge contemporaneamente la muscolatura volontaria di tutti e quattro gli arti – che, nel corso del tempo, lo ha immobilizzato, costringendolo a subire passivamente una grande sofferenza.

Come ha spiegato l’Associazione Luca Coscioni, quella di Ridolfi non è stata una scelta completamente libera: infatti, benché possedesse i requisiti idonei per accedere al suicidio assistito, Ridolfi ha finito per scontrarsi contro con l’immobilismo e i ritardi dell’Azienda Sanitaria delle Marche (Asur). Il 10 gennaio, l’uomo aveva chiesto all’Asur la verifica delle sue condizioni per poter accedere al suicidio medicalmente assistito, ma quest’ultima ha comunicato con 40 giorni di ritardo il parere favorevole del Comitato etico, mancando di esplicitare quale farmaco avrebbe potuto essere usato dal paziente per porre fine alle sue sofferenze.

Grande tifoso della Roma, prima di sottoporsi alla sedazione Ridolfi ha realizzato il suo ultimo desiderio: un saluto di Lorenzo Pellegrini, il capitano della sua squadra del cuore.

Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, ha dichiarato: «Oggi vogliamo innanzitutto unirci al dolore della famiglia di Fabio. Da domani continueremo a batterci affinché non si ripetano simili ostruzionismi e violazione della volontà dei malati. Continueremo in ogni caso a fornire aiuto diretto alle persone che si rivolgeranno a noi per far valere il loro diritto di decidere sulla propria vita».