Eugenio Scalfari in dieci momenti essenziali | Rolling Stone Italia
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Eugenio Scalfari in dieci momenti essenziali

Dal giornale che avrebbe voluto fondare con Indro Montanelli alle riflessioni sul rock, su Dio e sulla morte, fino al ricordo della giovinezza sotto il fascismo

Foto via Getty

“Sono Scalfari, giornalista fondato da Eugenio Scalfari”. C’è una vignetta di Altan, storico collaboratore di Repubblica, che parafrasando la dicitura sotto la testata del giornale (“Fondatore Eugenio Scalfari”) racconta meglio di mille parole la vita professionale del giornalista scomparso ieri all’età di 98 anni.

Altan

In tanti lo hanno salutato con il loro ricordo, a partire da Papa Francesco, che ha espresso «dolore per la scomparsa di un amico», ricordando con affetto «la memoria degli incontri – e delle dense conversazioni sulle domande ultime dell’uomo – avute con lui nel corso degli anni».

Noi abbiamo invece pensato di affidare il ricordo di Eugenio Scalfari a Scalfari stesso, attraverso le parole del libro che forse ha raccontato meglio di tutti l’uomo, l’editore e il giornalista. Grand Hotel Scalfari (Marsilio), scritto da Antonio Gnoli e Francesco Merlo, firme di Repubblica, ha il fortunato merito di essere uscito meno di tre anni fa, e dunque di ripercorrere in maniera esaustiva, attraverso le parole del suo protagonista, tutta la sua vita, compresi gli ultimi anni.

Un libro il cui esergo, affidato alle parole di Scalfari, è significativo quasi quanto la vignetta di Altan: «Libertino è una parola che ha molti significati. Ce n’è uno filosofico, uno politico, uno sessuale. Spesso non si incontrano i significati nella stessa persona. Io sono stato un libertino… complessivo».

Scalfari e Repubblica

Stavamo dentro una cultura vincente, che oggi è di nuovo minoranza ma non è estinta. Il nostro è stato un giornale unico, perché era il giornale dei giornalisti, dove ciascuno si sentiva ed era insostituibile, anche se il timone lo tenevo saldamente in mano io.

Scalfari ‘radical chic’

Radical chic non è solo un sinonimo di snob; rinvia alla dimensione politica: il radical chic è di sinistra. Di una certa sinistra. Per guadagnarsi quella definizione deve innanzitutto stupire e spiazzare la stessa sinistra, quella marxista. Noi della sinistra liberale facemmo i giornali dell’impegno civile e al contempo della leggerezza di stile: nel linguaggio, nella grafica, nella scelta delle fotografie, con una vena di ironia e di autoironia, lontana appunto dai sermoni di sacrestia e dalle scuole quadri.

Scalfari narciso

Il mio Narciso è come un cagnone: lo faccio vedere, non me ne preoccupo, lo espongo al rischio della critica e dunque anche della malignità. Riesco a tenerlo al guinzaglio, quasi sempre. Ma il tempo insidia la presa della mia mano anche su questo guinzaglio.

Scalfari e il giornale mancato con Montanelli

Indro aveva rotto con il Corriere. Gli proposi di fare insieme un giornale e gli offrii il posto di direttore. Mi disse che voleva scrivere articoli e non dirigere giornali e lo rassicurai promettendogli che così sarebbe stato. Quarantotto ore dopo mi arrivò il suo no: non avrebbe fatto, mi spiegò, il direttore di un giornale che nella realtà sarebbe stato tutto mio.

Scalfari e Bettino Craxi

Quando gli lanciarono contro le monetine non fui contento, ma mi parve una reazione comprensibile, un eccesso popolare di quelli che spinsero Manzoni a dire che “il popolo è dovunque buona giuria e cattivo tribunale”.

Scalfari fascista

Non lo ero stato per convinzione ideologica o per scelta morale. Lo ero stato perché un giovane neppure ventenne si convinse che contro le numerose bande di profittatori, in quel labirinto di intrighi e di corruzione che era l’Italia fascista, qualcuno stesse provando a contrastarli. Mi sbagliavo.

Scalfari e le donne della sua vita

Sono stato narciso: leggero, incostante, certamente ambiguo, o meglio, irrisolto quando si è trattato di scegliere quale tra le due donne della mia vita avrei potuto e dovuto amare. La madre delle mie figlie o la giovane che con uno slancio che non avevo messo in conto intrecciò la sua esistenza alla mia.

Scalfari e il rock

A me piace il ballo, il valzer, il tango, il charleston e perfino il bolero. E trovo sentimenti e valori condivisi nell’amore per le opere, le sinfonie, la poesia e il jazz melodico. Meno per il rock.

Scalfari e Dio

Alla domanda se credo in Dio, rispondo che credo in un essere caotico che crea forme. Ognuna contiene una scintilla di caos che ci trasforma continuamente. Sono un non credente, ma non sono ateo.

Scalfari e la morte

Io non ho paura della morte, anche se so che un dolore fisico, spero lieve, ci sarà, ma non so quando e come. Mi spiacerebbe di meno se arrivasse in un piccolo momento di gioia, per esempio, che so?, mentre ho in mano una fetta di pandoro, che in genere mi è vietato.