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Emma Bonino: «Difendiamo l’Unione Europea adesso»

«Non possiamo lasciare che l’Unione Europea si sfasci sotto i colpi di Salvini, e quelli di Le Pen, Di Maio e Orban, passando per Putin e Trump.» L'editoriale di Emma Bonino

Nelle scorse settimane la rivista Time ha definito Matteo Salvini come “l’uomo che sta disfacendo l’Europa”. Oggi il nostro continente sta assistendo alla nascita e all’evoluzione di un movimento che tenta di riunire tutti i cosiddetti sovranisti, al cui interno il nostro Ministro dell’Interno ha un ruolo centrale, trovandosi oggi al governo di un Paese fondatore e politicamente molto rilevante.

Non possiamo lasciare che l’Unione Europea si sfasci sotto i suoi colpi, e quelli di Le Pen, Di Maio e Orban, passando per Putin e Trump. Non possiamo sperare di poterne costruire una migliore dopo, sulle macerie di quella precedente: anche se l’Europa oggi non è quella che noi federalisti avremmo voluto costruire, bisogna difenderla, per impedire che da un europeismo imperfetto si torni a un nazionalismo perfetto.

Sapevamo che anni di verità cosiddette “alternative” sulle presunte colpe dell’Europa avevano persuaso l’opinione pubblica che Bruxelles fosse la causa dei mali dell’Italia. Che tutti i problemi strutturali del nostro Paese – una crescita asfittica, una produttività stagnante quando non declinante, un processo accelerato di impoverimento e di proletarizzazione del ceto medio – potessero essere addebitati alle politiche europee.

Era vero esattamente il contrario.

Quelli erano problemi endemici che il processo di integrazione politica ed economica avrebbe consentito di risolvere, e che il nostro ritardo nei confronti di riforme indispensabili ha invece aggravato. Eppure a queste verità “alternative” gli elettori italiani hanno in larga parte creduto lo scorso 4 marzo, e ora il nostro compito è provare a convincerli del contrario.
Non sappiamo se tra qualche mese l’Italia sarà ancora retta da questo governo, ma possiamo essere certi che la scena politica nazionale continuerà a essere dominata a lungo dai “gemelli diversi” del sovranismo italiano, la Lega e il Movimento 5 Stelle. L’esercizio di molti analisti che discutono sulla natura delle differenze interne alla coalizione penta-leghista non mi interessa, a me pare al contrario molto più rilevante la loro sostanziale unità non solo politica, ma anche culturale.

La Lega e il Movimento 5 Stelle condividono un sostanziale disprezzo per le istituzioni liberal-democratiche e una predilezione per la democrazia plebiscitaria. Predicano e praticano un’occupazione militare del potere, che giunge ai limiti dell’intimidazione e della minaccia nei confronti di funzionari pubblici e amministratori di istituzioni indipendenti. Accusano qualunque avversario di cospirazioni oscure, quando non criminali, e lavorano alacremente per distruggere le istituzioni europee, in alleanza non solo sostanziale, ma formale con i partiti più marcatamente nazionalisti del nostro continente.

Sui temi dell’immigrazione e del diritto d’asilo nel nostro Paese siamo giunti non solo a praticare, ma a teorizzare l’esigenza di un diritto sostanziale deputato a surrogare la legge scritta. La vicenda della Diciotti è esemplare in tal senso. Salvini non si è neppure posto il problema se il suo ordine violasse oppure no la legge. Si sentiva in ogni caso autorizzato a impartirlo, a prescindere da cosa la legge stabilisse.

Si sostiene che non sia possibile “accogliere” altri immigrati quando l’Italia ha di fatto chiuso da anni i canali d’immigrazione legale. Si sostiene che siamo “troppi”, quando l’Italia è un Paese con una struttura demografica deteriorata, che solo per tenere in equilibrio il rapporto tra popolazione attiva e non attiva dovrebbe importare molti più immigrati di quanti legalmente e illegalmente oggi riescono ad entrare.

L’ossessione per l’immigrazione, continuamente rinfocolata, serve solo a giustificare il ritorno a regimi che guardano alle libertà come a una minaccia e giustificano la violazione della libertà in nome del volere della maggioranza impaurita.

L’Europa oggi è il nome di tutte le libertà in pericolo. L’Unione europea è lo scandalo dei nazionalisti, perché è una costruzione politica che, al di là dei suoi meccanismi di funzionamento, è fondata su libertà fondamentali indisponibili e sul rispetto dei diritti personali di tutti i cittadini europei, a prescindere dal volere degli esecutivi e dalle pretese degli stati nazionali.
Oggi l’Unione Europea è l’argine che ancora impedisce ai governi di cambiare leggi o costituzioni per limitare la libertà di stampa o quella religiosa, per restringere la libertà economica, per conculcare le libertà civili.

La risposta ai populisti è solo lo stato di diritto e la democrazia. È la difesa a tutti i costi dell’Europa, per quanto imperfetta.

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