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Emi’s Life: come fare 1,5 milioni di follower indossando verdura

L'abito nuziale di Chiara Ferragni replicato con insalata e centrini, abiti fatti di banane e parrucche di pasta all'uovo. Per la nostra rubrica sui nuovi troll, abbiamo intervistato Emanuele Ferrari, il dottore in economia che riproduce gli outfit delle dive con oggetti di recupero.

Avete presente Arcimboldo? Quel signore che nel Cinquecento creava illusioni per cui un mucchietto di frutta, verdura, carne e pesce finiva per assomigliare a una testa umana? Ecco, quando abbiamo visto la pagina Instagram di @_Emilife abbiamo pensato a lui.

Emi’s Life, al secolo Emanuele Ferrari, ha 21 anni, ed è quello che ogni nonna definirebbe un “bravo ragazzo”: si sta laureando in Economia Aziendale, vive con la famiglia, ama la pizza, e fa tutto quello che ci si aspetterebbe da un suo coetaneo. Con una sola differenza: Emi ha circa un milione e mezzo di follower su Instagram. Una fama nata dalla sua abilità nel replicare gli outfit più assurdi e improbabili delle celebrities utilizzando cibo e altri oggetti di recupero. Lo abbiamo intervistato per chiedergli se le dive non se la prendano mai quando paragona i loro capelli a carote, zucchine, formaggio, prosciutto e spaghetti…

Emanuele, a che numero di parodia sei?
Ho perso il conto. Sicuramente più di 500.

Quando hai iniziato a postare foto?
Ho iniziato a 17 anni, 4 anni fa. Sono sempre stato molto creativo, e ho visto in Instagram un potenziale. Prima usavo di più Facebook, ma mi sono accorto che preferivo il meccanismo di Instagram. Quindi ho pensato di utilizzarlo in maniera diversa e ho provato questo format di ricostruzione delle foto altrui: all’inizio utilizzavo le parrucche che avevo in casa e ho notato che piacevano. Da lì in poi mi sono, tra virgolette, specializzato.
I miei genitori però non erano molto d’accordo…

Perché? Facevi casino in casa?
Eh, un po’ facevo casino, perché mia mamma – che è maniaca del pulito – trovava peli di parrucca ovunque. In più non le piaceva il fatto che fossi esposto a tanta visibilità perché sapeva che ero una persona sensibile. E poi perché una foto che posti sul web rimane per sempre, e lei si preoccupava per un mio eventuale futuro lavorativo.

E quindi hai pensato di smettere?
No, ho continuato per un po’. Finché non ho notato che la cosa non mi divertiva più… Quindi ho smesso per un periodo. Poi, a marzo dell’anno scorso, ho ricominciato e l’ho fatto in chiave diversa. Un po’ perché ero maturato io come persona e poi… mia mamma non voleva che usassi le parrucche, me le voleva bruciare, quindi ho dovuto trovare un’altra via. Vedevo gli outfit dei personaggi famosi alle sfilate e mi domandavo sempre come potevano vestirsi così. Mi venivano in mente oggetti che avevo in casa e potevano abbinarsi a un abito. Allora ho detto: “perché non collegare le cose?” Ho iniziato a usare gli oggetti più banali: i sacchi dell’immondizia, la carta stagnola… e ho visto che questo format piaceva ancora di più.

Ti ricordi le prime associazioni tra abito e oggetto di uso quotidiano che ti sono venute in mente?
Ricordo solo che all’inizio tutti gli outifit neri mi sembravano sacchi dell’immondizia. La cosa che mi è piaciuta tanto è che ho ricominciato nel periodo in cui sono nate le stories di Instagram. E quello ha fatto la differenza: ho iniziato a farmi conoscere come persona, anche al di là delle parodie. La gente ha conosciuto più Emanuele rispetto a Emilife: non ero più solo uno che postava parodie su Instagram. Lì i follower hanno iniziato ad aumentare.

E secondo te perché le stories hanno questo effetto?
Io mi sono fatto un’idea. Se una persona mia amica posta una foto, io le metto like, anche a prescindere dalla foto: è mia amica, le metto like. Una volta che tu ti esponi tanto, racconti tanto di te, poi le persone ti vedono – tra virgolette, ovviamente – come amico. E quindi hanno il like più facile, hanno il commento facile, ti rispondono, interagiscono con te. Poi tu devi sempre cercare di rispondere a tutti, devi farti vedere molto disponibile. Cosa che io faccio con molto piacere.

L’oggetto più strano che hai usato?
Un gatto. Non stava fermo, una mia amica – la sua padrona – stava dietro di me e lo teneva, lui mi graffiava, quello che faceva la foto che rideva… È stato davvero divertente.

Chi ti scatta le foto?
Mio fratello o i miei genitori oppure la fidanzata di mio fratello.

Scusa ma quindi tua mamma che non voleva che facessi la pagina, adesso scatta.
Sì ora si è evoluta. Nel senso che si è molto ricreduta. Credo sia perché mi vede felice e divertito da questa cosa…

C’è una foto di cui ti sei mai pentito?
In realtà no. Una volta postata un’immagine, so che la vedranno tantissime persone, quindi evito da subito di fare foto mezzo nudo, ad esempio. Per questo non mi sono mai pentito.

E immagini che hanno avuto un riscontro diverso da quello che ti aspettavi… che hanno fatto arrabbiare qualcuno?
No, non ricevo molti commenti negativi, perché alla fine quello che faccio è sempre ironico, quindi la gente se mi segue sa già a cosa va incontro. Anche quando nelle storie ho detto di aver chiamato la mia gallina Nuggets – perché è il futuro che la aspetta – pensavo di scatenare una rivolta degli animalisti. Invece no.

Cioè sei riuscito a domare persino gli animalisti? E dire che ti impegni abbastanza nel provocare: usi gli animali, sprechi il cibo, utilizzi brand che non c’entrano niente col contesto… nessuno si è mai lamentato?!
No! Io credo sia per questo: una volta che mi segui sai che io gioco con ironia su tutto quindi…
Io sono uno che legge tantissimi messaggi e tantissimi commenti, però non mi è mai capitato che qualcuno mi abbia insultato.

Perché fai le parodie? Cosa ti spinge?
Innanzitutto mi diverte. E poi ora sta diventando quasi un lavoro. Ho deciso che ogni due giorni devo postare una foto, è una mia regola mentale, che a volte sgarra perché tra l’università e altre cose non ce la faccio. Però spesso mi capita di vedere una foto e dire: cavolo io adesso la voglio fare così. E non vedo l’ora di leggere le reazioni delle persone che mi seguono, mi stimola. Come mi stimola vedere tutte queste foto e trovare l’idea geniale per ricrearle. Quello che faccio non deve essere mai banale. Devo dire che la moda mi aiuta molto perché c’è tantissima gente che si veste in modo assurdo…

Ma secondo te se postassi le stesse immagini su Facebook sarebbero diverse le reazioni?
Sì. Sarebbero totalmente diverse. L’ho provato un po’ di tempo fa, quando ho fatto una videointervista che è stata postata su Facebook.
A parte che credo che Facebook sia più un mondo di “vecchi” – nel senso che le persone che sono su Facebook hanno un’età più alta e quindi fanno più fatica ad aprire la mente per capire quello che faccio. In più è stato raccontato come se io facessi soltanto questo nella vita: come se prendessi in giro gli outfit dalla mattina alla sera e non avessi altri progetti, quindi mi sono trovato commenti come: ‘braccia rubate all’agricoltura”, “questo cosa fa nella vita?”, “è emozionato per un like di Chiara Ferragni… ma che problemi ha?”. È stato abbastanza traumatico, perché non ero abituato alle critiche e mi hanno investito tutte insieme.

Quindi i “vecchi” sono più critici?
Secondo me sì, capiscono meno questa cosa, non la trovano divertente. In effetti anche mio papà all’inizio non la concepiva per nulla, mentre ora è felice per me.

Allora prova a spiegarglielo tu: perché è divertente?
È divertente innanzitutto perché diverte me, e poi perché è diversa. Credo che i social siano un mezzo per raccontare qualsiasi cosa, devi solo essere in grado di riuscire a farlo in modo originale. I social network sono meritocratici. Tutti partono da zero. Nessuno mi ha mai detto cosa fare, nessuno mi ha mai dato agganci, chiaramente sono stato fortunato quando l’anno scorso Cara Delevigne ha ripostato una mia foto, però alla fine ho fatto una cosa che è piaciuta anche a lei e lei ha deciso di condividerla. I social network sono un mezzo potente, innovativo, dinamico… poi anche il fatto di poterne fare una professione è una grande opportunità per molti. Ad esempio quante volte a Chiara Ferragni hanno detto che doveva fare un lavoro vero, che guadagnava soldi a caso? In realtà c’è un lavoro dietro che impegna tanto.

Tu ti consideri un influencer?
No, non lo so, non mi piace molto questa parola, perché viene usata abbastanza a caso, è troppo generica.

Ma andando a provocare le celebrities, non pensi di trollarle?
No, non sono la classica persona che commenta tutte le loro foto, non ho neanche una celebrity specifica a cui dedico 40mila foto al giorno. Credo che non sia una cosa spiacevole per loro, anzi magari le diverte. Forse Chiara Ferragni quando vede il mio scatto dice: “Wow, sono contenta che l’abbia fatto”. Almeno, questo è quello che penso io, poi chissà…

Qual è la foto che ha ricevuto più like in assoluto?
Quella di Chiara Ferragni al matrimonio.

Ah, quella dei centrini! Era veramente notevole.
Quella dei centrini, sì, perché va beh, un’altra cosa che ho imparato è che quando cavalchi l’onda del momento, quando c’è un evento, e ricrei subito le foto dell’evento, spesso diventano virali. Quella foto con Chiara ha ottenuto più di 2milioni di visualizzazioni.

Come riconosci la prossima foto che vuoi fare? Che criteri usi?
Mi guardo le foto dell’evento del momento, tipo, ci sono gli Oscar? Mi guardo tutte le foto degli Oscar, trovo gli abiti più assurdi e li ricreo.
Altre volte invece sono al supermercato, guardo le carote e dico: “Devo fare una foto con le carote!” e comincio a chiedermi come potrei utilizzarle.
Oppure faccio ricerche per tipologia: ad esempio, voglio fare qualcosa che è inerente ai capelli verdi? Allora cerco celebrity con green hair.

Qual è l’outfit per cui hai speso di più?
Ah beh Chiara Ferragni e le ciliegie. Per quella foto ricordo che avevo speso una fortuna… le ciliegie costavano!

Forse erano fuori stagione…
Infatti ho detto: “Cribbio!”. Ah poi spesso vado in un grande magazzino di cinesi a comprare gli oggetti… c’è una foto di Chiara Ferragni dove ho usato guanti gialli, salviette, tutte prese dai cinesi.

Lo scatto più difficile?
Dipende. In uno degli ultimi post ho usato le pannocchie e ci ho messo tanto tempo perché all’inizio pensavo: “Bon, mi scotcho le pannocchie addosso e via”. Ma le pannocchie pesano tantissimo! Quindi lo scotch non reggeva, ho dovuto fasciarle tutte tra di loro e creare l’outifit prima di mettermelo addosso. Mentre di solito mi attacco direttamente le cose sul corpo.

Ma quando replichi gli abiti, le case di moda non si sentono giudicate?
Secondo me no, io taggo spesso i grandi brand: Moschino, Dolce e Gabbana… ma non ho mai avuto riscontri, non so quello che pensano, non so nemmeno se hanno mai visto la mia pagina.

Emanuele, sembra proprio che tu non abbia alcun hater
Sì, è una cosa positiva, perché alla fine un milione di persone sono tantissime. Evidentemente a differenza di Facebook, su Instagram, ognuno segue soltanto i contenuti che gli interessano davvero: chi ti segue sa già cosa fai, sa già chi sei.

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