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Ecco i paesi dove devi andare per sopravvivere alla crisi climatica

Pandemia, incendi boschivi, alluvioni. Gli effetti del cambiamento climatico sono ormai davanti agli occhi di tutti, e c'è già chi sta facendo studi sui posti migliori dove sopravvivere a un eventuale collasso della società

I miliardari si stanno già attrezzando per l’apocalisse: da tempo hanno cominciato a comprare bunker in Nuova Zelanda. E pare che la loro sia una scelta oculata: l’arcipelago del Pacifico, insieme all’Islanda, al Regno Unito, alla Tasmania e all’Irlanda, è uno dei luoghi più adatti per sopravvivere a un eventuale (e forse nemmeno poi così remoto) collasso globale della società.

Lo dice uno studio – condotto da Nick King e dal professor Aled Jones del Global Sustainability Institute dell’Anglia Ruskin University – pubblicato sulla rivista Sustainability, che ha classificato i Paesi in base alla loro capacità di coltivare cibo per la popolazione locale, proteggere i loro confini da migrazioni di massa indesiderate, mantenere una rete elettrica e una certa capacità di produzione. Le isole dal clima temperato e con una bassa densità di popolazione sono le prime della lista.

Secondo i ricercatori, la società umana è in pericolo. Il collasso potrebbe originare da una grave crisi finanziaria, dagli impatti disastrosi della crisi climatica, dalla distruzione della natura, da una pandemia ancora peggiore di quella di Covid-19 o da una combinazione di tutto questo, come hanno spiegato gli scienziati.

Negli ultimi anni si sono verificate gravi perdite alimentari globali, una crisi finanziaria e una pandemia. Certo, siamo stati fortunati che non sia successo tutto nello stesso momento, ma, come hanno spiegato gli scienziati, “non c’è una vera ragione per cui non possa accadere tutto nello stesso anno, senza alcun preavviso”. E “gli effetti potrebbero diffondersi rapidamente a causa della crescente iperconnettività e interdipendenza dell’economia globalizzata”. Quello che succede dall’altra parte del mondo, in altre parole, può colpire ogni singola persona sul pianeta.

Il Paese al vertice della classifica è la Nuova Zelanda: la terra che conta un numero di pecore sei volte maggiore di quello degli abitanti (i residenti sono meno di 5 milioni), è quella con il maggior potenziale di sopravvivenza, grazie alla sua energia geotermica e idroelettrica, all’abbondanza di terreni agricoli e alla bassa densità di popolazione. È anche il primo Paese mondiale ad avere superato la pandemia, secondo una classifica del 2020 di Bloomberg News.

“Non siamo rimasti sorpresi che la Nuova Zelanda fosse in lista”, ha spiegato Aled Jones al Guardian. “Abbiamo selezionato i Paesi in grado di proteggere i confini e dal clima temperato. Quindi, con il senno di poi, è abbastanza ovvio che nell’elenco ci siano le grandi isole con società complesse. Siamo però rimasti piuttosto sorpresi dalla presenza del Regno Unito: è densamente popolato, ha per tradizione esternalizzato la produzione, non è stato così veloce nello sviluppo di tecnologie rinnovabili e, al momento, produce solo il 50% del cibo che consuma. Ma ha comunque il potenziale per resistere agli shock”.

Jones, però, vuole sottolineare che la ricerca non è finalizzata a incoraggiare le persone a trasferirsi in una delle cinque nazioni in grado di sopravvivere alle catastrofi, quanto, piuttosto, a evidenziare i difetti nei nostri sistemi globali. E a rifletterci su, per provare a cambiare qualcosa.