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È una giornata decisiva per i referendum su cannabis e eutanasia

Oggi la Consulta giudicherà l'ammissibilità dei quesiti referendari sulla liberalizzazione della cannabis e sul "fine vita", che in estate hanno raccolto più di un milione di firme. Se i giudici si pronunceranno a favore, i referendum si terranno tra il 15 aprile e il 15 giugno

Una manifestazione per l'eutanasia legale. Emanuele Perrone/Getty Images

Oggi, martedì 15 febbraio, la Corte Costituzionale passerà al vaglio 8 quesiti referendari, tra cui quello che mira a rendere completamente legali la coltivazione e l’utilizzo per scopi ludici della cannabis e quello sull’eutanasia, che prevede l’abrogazione parziale di un articolo del codice penale, il 579 – il quale, sanzionando come reato l’«omicidio del consenziente», ovvero l’uccisione di chi ne fa richiesta, impedisce, di fatto, l’eutanasia e, quindi, la conclusione della vita di chi si trova in una condizione irreversibile e di grande sofferenza.

I 6 quesiti restanti riguardano la riforma della giustizia, e sono stati promossi da Lega e Radicali, da tempo compatti nel richiedere l’introduzione della responsabilità civile dei magistrati e la separazione delle carriere.  

La Corte, guidata dal neo presidente Giuliano Amato, giudicherà se le questioni al centro dei quesiti referendari non rientrano in una delle quattro categorie di leggi  – tributarie, di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali – che, secondo la nostra Costituzione, non possono essere sottoposte a questo tipo di votazioni. 

Le firme per i referendum su cannabis e eutanasia sono state raccolte la scorsa estate grazie all’impulso fondamentale dell’Associazione Luca Coscioni; entrambe le iniziative sono state accolte positivamente dalla società civile, e hanno registrato un record di adesioni insperato  – non a caso, hanno più che raddoppiato la soglia delle 500mila firme necessarie per il deposito presso la Corte di Cassazione.

Se la Consulta dovesse dare il proprio benestare, l’Italia porterebbe a compimento due passi in avanti decisivi sul fronte dei diritti civili, allineandosi all’indirizzo di altri Paesi europei. 

In mattinata Marco Cappato, il principale promotore dei referendum, si è recato davanti alla Corte Costituzionale, auspicando che tutto si risolva per il verso giusto: «Questa volta non per il mio processo, ma per un referendum sottoscritto da 1.240.000 persone», ha scritto su Twitter.

Se i giudici si pronunceranno a favore il presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri, darà il via libera all’indizione dei referendum con un decreto, fissando le votazioni tra il 15 aprile e il 15 giugno. Ecco perché, oggi, potrebbe essere una data storica per i diritti civili in Italia. 

 

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