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È morto John Lewis, l’ultimo leader del movimento per i diritti civili americano

Negli anni Cinquanta e Sessanta era stato uno dei più famosi attivisti per i diritti degli afroamericani, marciando al fianco di Martin Luther King

John Lewis. Foto Riccardo S. Savi/Getty Images for U.S. Postal Service

John Lewis, uno dei leader del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti, è morto questo venerdì a 80 anni, dopo che a dicembre aveva annunciato di avere un tumore al pancreas. 

Lewis era nato nel 1940 in Alabama ed era uno dei cosiddetti “Big Six”, ovvero le sei persone che tra gli anni Cinquanta e Sessanta erano state alla testa del movimento per i diritti civili dei neri negli Stati Uniti, la più famosa delle quali era Martin Luther King. Lewis – che all’epoca del movimento per i diritti civili era uno studente ventenne – era anche il più giovane del gruppo e l’unico ancora in vita.  

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta Lewis era stato uno dei primi “Freedom Riders”, gli attivisti che viaggiavano in autobus insieme ai bianchi per protestare contro la segregazione razziale. Era stato arrestato più volte, picchiato e aveva rischiato di morire in diverse occasioni – tra cui nella cosiddetta “domenica di sangue” del 1965 a Selma, in Alabama, quando una marcia per i diritti civili era stata repressa brutalmente dalla polizia americana. Era stato anche tra gli organizzatori della marcia su Washington al termine della quale Martin Luther King aveva pronunciato il suo famoso discorso “I have a dream”.

Dal 1986 Lewis era diventato deputato della Georgia per il Partito democratico americano.

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