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È giusto abbattere le statue di personaggi storici razzisti?

In diverse città del mondo i manifestanti di Black Lives Matter hanno abbattuto o vandalizzato le statue di personaggi storici considerati razzisti. Dobbiamo giudicarli con i valori di oggi o scusarli in nome della tradizione?

ISABEL INFANTES/AFP via Getty Images

L’ondata di proteste innescata dall’omicidio di George Floyd negli Stati Uniti ha ormai superato i confini americani dando vita a un fenomeno globale: le manifestazioni di Black Lives Matter per l’antirazzismo si sono diffuse a macchia d’olio in tutto il mondo, spesso legandosi anche a tematiche locali come la messa in discussione dell’eredità coloniale o – per l’Italia, dove ieri migliaia di persone hanno manifestato in diverse città – lo ius soli, il riconoscimento dell’esistenza degli italiani di seconda generazione e le lotte dei braccianti. 

In tutto questo hanno cominciato a rotolare le teste – o meglio, le statue. I manifestanti di Bristol, ad esempio, questa domenica hanno sradicato la statua di bronzo di Edward Colston, che si trovava sull’omonima Colston Avenue dal 1895. La statua era stata eretta per ricordare l’attività di Colston come filantropo e le sue donazioni per scuole, ospizi e chiese, ma Colston è stato anche un mercante di schiavi e si stima che abbia trasportato dall’Africa occidentale alle Americhe circa 100mila persone tra il 1672 e il 1689. La settimana scorsa una petizione per rimuovere la statua aveva raccolto migliaia di firme e ieri il suo abbattimento è stato celebrato da un grande applauso.

La statua di Colson non è l’unica a cadere sotto i colpi delle proteste. Solo qualche giorno fa il governatore della Virginia Ralph Northam aveva annunciato l’intenzione di rimuovere la statua del generale confederato Robert E. Lee dalla città di Richmond. “Nel 2020 non possiamo più onorare un sistema che era basato sul comprare e vendere schiavi. Sì, quella statua è lì da un sacco di tempo. Ma era sbagliata allora ed è sbagliata oggi. Per questo la rimuoveremo”, aveva detto Northam, aggiungendo che “rimuovere un simbolo è importante, ma è solo il primo passo”.

Altre statue non sono state (ancora) rimosse ma sono comunque finite nel mirino del movimento di protesta. A Londra, ad esempio, sulla base di una statua dell’ex premier britannico Winston Churchill è stato scritto “era razzista”, mentre in Belgio, a Gand e Bruxelles, diversi monumenti all’ex re del Belgio Leopoldo II sono stati vandalizzati. In entrambi i casi si è trattato di azioni che volevano sottolineare come queste figure, centrali nella storia dei rispettivi Paesi, abbiano lati oscuri poco discussi che riguardano direttamente la storia del colonialismo occidentale. Nel caso di Churchill il riferimento è alle sue politiche che hanno contributo alla carestia del Bengala occidentale nel 1943, in cui si stima siano morti dai 2 ai 3 milioni di persone. Nel caso di Leopoldo II è alla colonizzazione e al saccheggio delle risorse del Congo, un’impresa personale del re del Belgio che avrebbe causato milioni di morti alla fine del XIX secolo. Per andare ancora più indietro nel tempo: qualche giorno fa a Boston i manifestanti hanno vandalizzato la statua di Cristoforo Colombo, coprendola di pittura rossa e scrivendo “Black Lives Matter” sulla base.

Colston, Lee, Churchill, Leopoldo II e Colombo sono personaggi molto diversi tra loro, che hanno vissuto in periodi storici diversi e sono famosi per motivi diversi. Ad accomunarli è il fatto di aver vissuto in epoche in cui cose che oggi consideriamo inaccettabili erano perfettamente normali e completamente sdoganate. Ai tempi di Colson, ad esempio, il commercio di schiavi era visto come un’attività imprenditoriale qualsiasi e non ha minimamente pesato sull’eredità della sua figura nel mondo in cui si è deciso di dedicargli una statua per celebrare la sua filantropia. È naturale quindi che la rimozione della sua statua susciti una dibattito, riassumibile in due posizioni: da una parte chi pensa che non si possano giudicare figure storiche con i valori di oggi, dall’altra chi pensa che non farlo voglia dire assolvere posizioni oggi inaccettabili in nome della storia e della tradizione.

In entrambe queste posizioni c’è qualcosa di giusto. Da una parte è vero che i periodi storici sono diversi e ogni figura storica è un caso a sé. Il razzismo di Cristoforo Colombo, un uomo del Cinquecento, non è quello di Winston Churchill, morto nel 1965. E di conseguenza anche giudicare Colombo con i valori di oggi è diverso che giudicare Churchill. Dall’altra parte, questa precisazione non può essere sufficiente: il fatto che in passato essere razzisti fosse perfettamente normale non è un buon motivo per non mettere in discussione quel passato. Il punto non è tanto discutere sull’opportunità di abbattere o meno una statua: se mai bisognerebbe chiedersi come mai quella statua sia stata eretta, come mai è rimasta in piedi e cosa ci dice questo sulle similitudini tra il mondo di oggi e quello in cui razzismo e schiavismo erano cose perfettamente normali.