Dozhd, la tv indipendente che ha sfidato il regime di Putin | Rolling Stone Italia
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Dozhd, la tv indipendente che ha sfidato il regime di Putin

Fondata nel 2010 dall'ex star della radio Natalia Sindeyeva, è stata costretta a interrompere le trasmissioni lo scorso 4 marzo, in seguito all'approvazione di una legge-bavaglio da parte della Duma: ecco la sua storia

Foto via Getty

Il 3 marzo Dozhd è stata tra gli ultimi media indipendenti in Russia a dover chiudere le sue trasmissioni: era l’unica rete televisiva rimasta indipendente in Russia, da anni boicottata e perseguita dal Cremlino. Proprio a inizio mese ha annunciato la sospensione delle trasmissioni dopo che le autorità hanno bloccato il loro sito web. La tv è stata accusata di aver diffuso «informazioni deliberatamente false sulle azioni dell’esercito russo».  La chiusura è stata un esito inevitabile, dato che il 4 marzo la Duma – la camera bassa del Parlamento russo – ha approvato una legge che criminalizza la distribuzione di “notizie false” sulle operazioni militari, prevedendo fino a 15 anni di reclusione per i trasgressori. Dozhd in russo significa “pioggia”, e per questo è anche conosciuta all’estero con il nome di TvRain. È una rete nata nel 2010, creata e gestita da Natalia Sindeyeva. Si tratta di un’impresa che, nel corso degli anni, è stata raccontata e ha suscitato grande interesse in varie parti del mondo per il suo lavoro giornalistico in una Paese in cui la libertà di stampa è stata spesso a rischio; un’impresa che, però, è costata a Sindeyeva «la sua casa, il suo matrimonio, la sua salute e la sua sicurezza. […] quando ha lanciato Dozhd, era una celebrità russa, una “regina danzante” del giro delle feste esclusive di Mosca, ora la sua foto segnaletica è affissa agli angoli delle strade come “agente straniero”», ha raccontato Tim Adams sul Guardian.

La nascita di Dohzd

Nel 2006 Sindeyeva, al tempo 35enne, ha sposato il suo terzo marito, l’oligarca multimilionario Alexander Vinokurov. Il matrimonio è stato celebrato presso la Reggia di Peterhof, un luogo da sogno anche soltanto filtrato dalle immagini di Google. Sindeyeva, prima del matrimonio, aveva già fondato una celebre stazione radio di musica non-stop, la Silver Rain. Era un volto conosciuto e noto in Russia, «una presenza fissa nelle riviste di moda». Nei mesi successivi al matrimonio, Sindeyeva ha deciso di portare in Russia un canale tv che riprendesse «l’esuberanza giovanile» che vedeva nella società che frequentava. Per questo, dopo due anni di lavoro, nel 2010 ha decisoci di lanciare Dozhd (si pronuncia “dosct”), che nelle sue idee avrebbe dovuto essere un “canale ottimista” – slogan rimasto fino alla sospensione della tv – trasmettendo programmi glamour e leggeri e preservando la sua indipendenza.  Una visione probabilmente ingenua, data dal fatto che «Natalya non sapeva nulla di notizie», come ha dichiarato al Guardian Vera Krichevskaya, che fu tra le prime assunzioni di Sindeyeva nella redazione di Dozhd. Per capire l’energia e lo stile della fondatrice sono esemplari alcune delle scene iniziali nel documentario F@ck this job (non disponibile ancora in Italia), che ripercorre la vicenda di Dozhd attraverso i suoi principali protagonisti. In alcune scene si può ammirare Sindeyeva e il suo modo di vivere estremamente eccentrico, con lei che guida la sua Porsche Cayenne di un rosa parecchio acceso. «Era determinata a iniettare un po’ della sua energia nel paesaggio ristretto dei media statali russi», riassume ancora Adams sul Guardian. La fondazione del canale tv fa parte anche di una presa di coscienza nuova da parte della coppia Sindeyeva e Vinokurov, a fronte della crisi economica del 2008. Si tratta di un tipo di coppia unico in Russia, «Molti oligarchi di diversi settori, hanno pensato a Sasha come a un tipo davvero stupido che si è lasciato guidare da sua moglie, il che è completamente inaccettabile in Russia», racconta Vera Krichevskaya. Ma l’approccio e il lavoro di Dozhd cambia negli anni. Sindeyeva, infatti, «ha guidato la sua Porsche in una zona di guerra e la sua auto di lusso è stata fortemente imbrattata e colpita da schegge delle granate», ha svelato il regista Vitaly Mansky a una delle proiezioni di F@ck this job.

Una difficile dipendenza

Il lancio di Dozhd risale al 2010, durante i quattro anni di presidenza russa di Dmitrij Medvedev (a capo dal 2008 al 2012, con Putin primo ministro). In quel periodo gli sforzi compiuti per trasformare il canale in uno spazio inedito, in cui potesse esistere una visione progressista della Russia, riscuotono i primi successi. La situazione cambia radicalmente con il ritorno di Putin alla testa del Cremlino. Durante le proteste di massa per l’accusa di brogli alle elezioni del 2012, Dozhd sceglie da che parte stare. Sindeyeva invia i giornalisti a raccontare in live-streaming quello che stava accadendo nelle strade. Alcuni reporter vengono arrestati ma continuano la copertura degli eventi con i loro telefoni cellulari dal retro dei furgoni della polizia. La stessa attenzione viene dedicata alla Cecenia e all’Ucraina, ma anche ai leader dell’opposizione come Boris Nemtsov (prima dell’uccisione nel 2015) e, ovviamente, Alexey Navalny. A questo si unisce il loro supporto per i diritti LGBTQ+, in un momento in cui sono state introdotte leggi che incriminavano l’espressione pubblica delle relazioni omosessuali. Questa difficile convivenza con il Cremlino va avanti solo fino al 2014, quando in una notte il canale viene completamente rimosso da tutte le reti via cavo e dai pacchetti digitali: l’accusa è di essere un canale anti-patriottico. È una brutta notizia anche per il numero di spettatori che erano riusciti a raggiungere fino a quel momento – circa 10 milioni di persone. Per continuare a trasmettere e resistere, Dozhd e i dipendenti si attrezzano e creano una piattaforma online da cui trasmettere, mettendo su anche un sistema di abbonamenti (80mila nel 2022) per sostenere le spese. In questo periodo in cui sono costretti a emigrare dalla loro vecchia sede, Dozhd trasmette perfino dall’appartamento di Sindeeva, mentre sono alla ricerca di un nuovo edificio.

Gli ultimi anni

Da quel momento Dozhd trova stabilità, ma gli ultimi due anni non sono comunque semplici. La stessa Sindeyeva annuncia nel febbraio 2020, in diretta tv, di avere un cancro al seno, da cui riesce a guarire grazie alle cure che svolge durante il 2021.  Inoltre, sempre lo scorso anno, Dozhd viene classificato come “agente straniero” dal Ministro della Giustizia russo. L’etichetta di “agente straniero” è una formula usata per indicare organizzazioni che secondo il Cremlino sarebbero finanziate dall’estero e che sarebbero impegnate in attività politiche. Delle specie di spie. Questo, nel caso specifico di Dozhd, porta a essere sottoposti a un controllo extra dal governo e rende complicato trovare sponsor e inserzionisti. Mantenere in piedi Dozhd costa anche alla coppia Sindeyeva e Vinokurov la cessione di una grossa tenuta e di una villa, oltre a una condizione di costante paura e angoscia in una nazione con grossi problemi di sicurezza per la stampa. In mezzo a questa situazione, Sindeyeva e Vinokurov nel 2021 decidono reciprocamente di mettere fine al loro matrimonio. «Entrambi eravamo infelici. Ma siamo ancora amici. Continuiamo a parlarci. E forse non abbiamo chiuso del tutto quella porta», racconta Sindeyeva.

L’invasione russa in Ucraina

Durante l’invasione russa la copertura di Dozhd è ininterrotta e molto diversa rispetto ai media statali. «Dopo lo shock iniziale, abbiamo trasmesso in onda 24 ore al giorno; molti di noi hanno dormito in ufficio. Siamo una piccola squadra, ma tutti abbiamo sentito l’importanza storica dell’impresa – il bisogno e la richiesta di un’informazione obiettiva e indipendente per il pubblico», racconta Denis Kataev, giornalista e conduttore di Dozhd. Ma, come detto, questo lavoro non poteva continuare ed è stato prontamente fermato dal Cremlino il tre marzo. Per la loro ultima trasmissione Sindeyeva si è unita alla sua redazione, che si è radunata di fronte alle telecamere. Dopodiché in segno di protesta hanno abbandonato tutti lo studio in diretta. Le ultime parole che ha detto in tv Sindeyeva sono state «No alla guerra». Una volta usciti è stato mandato in onda il balletto Il lago dei cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij, a richiamare lo stesso balletto mandato in onda nel 1991 dalla tv sovietica, con il tentato colpo di stato contro il leader sovietico Mikhail Gorbaciov durante la caduta dell’Unione Sovietica.

La fine, ma forse non di tutto

La situazione dei media russi è storicamente critica. A chiudere negli scorsi giorni anche la stazione radio l’Eco di Mosca, mentre tantissimi media occidentali hanno dovuto abbandonare la Russia (tra cui anche la Rai). Perché, come ha sintetizzato Masha Gessen sul New Yorker, c’è il divieto di «chiamare la guerra una guerra, l’invasione un’invasione e l’aggressione un’aggressione». Per Dozhd ci sono però delle notizie che lasciano speranzosi. La mattina del 10 marzo Sindeyeva ha postato sul profilo Instagram dicendo che al momento stanno provando a «riprendersi da tutto quello che ci è successo». Prima della chiusura Sindeyeva aveva detto al suo staff che «non è la fine dello spettacolo, solo di una stagione». In questo momento alcuni dei giornalisti di Dozhd hanno lasciato la Russia, altri per ora restano in patria. Nelle prossime settimane probabilmente si capirà meglio del futuro de “il canale ottimista”. Un ottimismo per cui Sindeyeva aveva dato la sua definizione qualche settimana fa: «significa che c’è sempre un po’ di speranza, che i buoni alla fine prenderanno il sopravvento. Ma c’è anche un’altra cosa importante da dire. L’ottimismo non è sognatore, l’ottimismo ti dice anche: “Alza il tuo culo dalla sedia e cerca di far accadere le cose che desideri”».