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Dove sono le donne nella lotta al coronavirus?

In prima linea, senza venire minimamente rappresentate negli organi che devono gestire l'emergenza: come il Comitato scientifico che affianca il governo, dove su 20 nomi ci sono 20 uomini

DANIEL LEAL-OLIVAS/AFP via Getty Images

Con una nuova ordinanza, è stata ridefinita la composizione del Comitato di esperti che dal 5 febbraio ha affiancato e consigliato il governo nella gestione dell’emergenza e a cui è stata affidata la pianificazione per la famosa “fase 2” dell’emergenza, quella delle riaperture. L’integrazione è motivata dalla “prospettiva della fase di ripresa graduale delle attività sociali, economiche e produttive”. Ma c’è un problema. Su 20 nomi, 13 di base più 7 esperti a coadiuvare, gli uomini sono 20 e le donne sono, be’, zero. 

Come si è chiesta Barbara Spinelli di recente sulla 27esima ora del Corriere della Sera, “è possibile che non ci fosse una donna — o anche dieci, magari — con attitudini e titoli all’altezza? Possibile che l’Italia — dalle commissioni ai comitati fino alle conferenze stampa quotidiane — ci proponga e riproponga una maggioranza schiacciante (se non un en plein) di voci di uomini?”

Soprattutto perché il dato – questo 0% di donne – stride con un altro dato importante relativo alla risposta alla pandemia: in Europa più del 60% degli operatori sanitari sono donne, più dell’80% del personale di cassa è donna, il 90% circa dell’assistenza domestica è fatta da donne. In pratica, durante questi mesi di pandemia, “le donne non sono state nelle retrovie”, anzi. Sono state in prima linea, senza venire minimamente rappresentate nello stato maggiore. 

Per cercare di ovviare a questa situazione, la ministra per le Pari Opportunità ha deciso di istituire un’altra task force di sole donne “per un nuovo Rinascimento” che si occuperà “di mitigare l’impatto sociale ed economico della pandemia”

Insomma, come spesso accade le emergenze mettono a nudo tante caratteristiche problematiche della nostra società – e il coronavirus sta facendo venire alla luce in modo particolarmente evidente la discriminazione di genere. Perché no, 20 uomini su 20 non è solo una questione casuale, di probabilità – lanciando 20 volte una moneta, la probabilità di fare 20 volte testa è una su 1 milione.