Dopo aver affossato l’aborto, la Corte Suprema vuole reintrodurre la preghiera nelle scuole | Rolling Stone Italia
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Dopo aver affossato l’aborto, la Corte Suprema vuole reintrodurre la preghiera nelle scuole

La Corte si è pronunciata in favore di Joe Kennedy, un coach di football di una scuola superiore dello Stato di Washington, e del suo diritto di pregare a metà campo durante le partite. La sentenza è stata salutata come una vittoria dei gruppi cattolici ultra-conservatori, che da anni chiedono a gran voce la restaurazione della preghiera scolastica

Fedeli pregano dopo la decisione della Corte Suprema in favore di Joe Kennedy. Bill Clark/CQ-Roll Call, Inc tramite Getty Images

Dopo la decisione dello scorso venerdì, quando la maggioranza conservatrice che detta gli equilibri della Corte Suprema ha ribaltato la sentenza Roe vs. Wade del 1973, eliminando di fatto la protezione federale del diritto all’aborto, diversi analisti hanno iniziato a predire i prossimi passi che la massima magistratura americana potrebbe compiere sul fronte dei diritti civili.

In tanti sostengono che, dopo l’interruzione di gravidanza, il prossimo step potrebbe essere il superamento della pronuncia Obergefell v. Hodges del 2015 e, di conseguenza, l’abbattimento del riconoscimento federale delle unioni civili tra persone dello stesso sesso; nel frattempo, però, i giudici costituzionali hanno preso un’altra decisione destinata a far discutere, anche perché relativa a una tematica delicata come la libertà religiosa.

Lunedì, infatti, la SCOTUS si è pronunciata in favore di un ex allenatore di football di una scuola superiore dello stato di Washington in un caso (Kennedy v. Bremerton) relativo alla preghiera nelle scuole pubbliche.

Con una decisione (legittimata da una maggioranza nettissima di 6 giudici su 9) redatta dal giudice conservatore Neil Gorsuch, la Corte ha infatti stabilito che i funzionari delle scuole pubbliche godono di un diritto costituzionale di pregare nelle scuole, nonché di guidare gli studenti in preghiera durante gli eventi scolastici.

La sentenza è stata subito identificata come una vittoria dei gruppi cattolici ultra-conservatori che, da anni, cercano di reintrodurre la preghiera nelle scuole pubbliche dopo che la stessa Corte Suprema l’aveva dichiarata incostituzionale nel 1962.

Nello specifico, il caso riguardava il ricorso presentato da Joe Kennedy, coach di football di una scuola superiore di Bremerton, nello stato di Washington, licenziato in seguito a una lunga scia di polemiche portate avanti dai genitori e dai suoi stessi colleghi. Kennedy, infatti, porta avanti da anni un piccolo rituale personale: durante le partite di football, in ossequio alla propria fede, non perde occasione per inginocchiarsi e pregare sulla linea delle 50 yard, a metà campo. Col tempo, però, gli studenti hanno deciso di unirsi all’allenatore, che per tutta risposta ha iniziato a tenere discorsi ispiratori con riferimenti religiosi all’interno degli spogliatoi, scatenando le preoccupazioni del consiglio scolastico, che temeva che questa routine potesse sfociare in una violazione della clausola istitutiva del primo emendamento alla costituzione degli Stati Uniti, che sancisce la separazione tra Stato e Chiesa.

Joe Kennedy prega davanti alla Corte Suprema. Foto di Win McNamee/Getty Images

In una prima fase, le parti hanno provato a individuare un compromesso: inizialmente, i funzionari scolastici hanno chiesto a Kennedy di pregare altrove o in un secondo momento, dopo le partite, ma il coach non ha mollato di un millimetro e ha continuato a difendere la propria posizione. Scontrandosi con l’intransigenza di Kennedy, in un primo momento la scuola ha imposto il congedo amministrativo retribuito e, in seguito, ha scelto di non rinnovargli il contratto.

Così, nel 2016, il coach ha intentato una causa contro il distretto scolastico di Bremerton per aver violato i suoi diritti, invocando il Primo Emendamento. La Corte d’Appello, però, si è schierata con il distretto scolastico e Kennedy, rappresentato dallo studio legale conservatore di interesse pubblico First Liberty Institute – che rappresenta, ad esempio, i membri delle forze armate che richiedono l’esenzione religiosa dai requisiti di vaccinazione COVID-19 – ha fatto ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti, ottenendo una vittoria che potrebbe preparare il terreno per un ritorno in pompa magna della preghierina mattutina nelle scuole.

Il caso è stato percepito come un test per sondare la posizione della maggioranza conservatrice che domina gli equilibri della Corte Suprema in merito a un tema delicato come la separazione tra Chiesa e Stato.

La risposta la si può evincere dal parere di maggioranza redatto da Gorsuch, secondo cui le preghiere di Kennedy sono protette dalla libertà di parola e dalla libertà di religione ai sensi del Primo Emendamento: «La Costituzione e il meglio delle nostre tradizioni consigliano il rispetto e la tolleranza reciproci, non la censura e la repressione, sia per le opinioni religiose che non religiose”, ha scritto il giudice.

In un’opinione dissenziente, appoggiata dai giudici Breyer e Kagan, il giudice Sotomayor ha sostenuto invece che la decisione «reca un disservizio alle scuole e ai giovani cittadini che si propone di proteggere, così come all’impegno di lunga data della nostra nazione per la separazione tra Chiesa e Stato».