Dopo 24 ore di follia il governo Draghi ha ottenuto la fiducia, ma cadrà lo stesso | Rolling Stone Italia
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Dopo 24 ore di follia il governo Draghi ha ottenuto la fiducia, ma cadrà lo stesso

Domani l'ex presidente della BCE rassegnerà le dimissioni e la palla passerà, per la quarta volta nel corso di questa legislatura, a Mattarella: attualmente, le elezioni anticipate sono lo scenario più probabile

Foto: Michele Tantussi/Getty Images

Alla fine è successo: la crisi è ufficialmente iniziata, e il governo Draghi si avvia verso una conclusione prematura che, in molti, ritenevano impossibile soltanto fino a qualche settimana fa. L’ex presidente della Banca Centrale Europea, che nel discorso pronunciato questa mattina aveva chiesto alle forze politiche di chiarificare una volta per tutte se l’attuale maggioranza potesse resistere fino alla scadenza naturale della legislatura, tecnicamente avrebbe incassato la fiducia del Senato con 95 voti a favore a fronte dei soli 38 contrari; tuttavia, in un raro esercizio di irresponsabilità, il centrodestra e il Movimento 5 Stelle, in due tempi diversi, hanno deciso di non essere presenti al momento del voto di fiducia, facendo sfumare, di fatto, la maggioranza.

«All’italia non serve una fiducia di facciata, che svanisca davanti ai provvedimenti scomodi», aveva detto Draghi questa mattina, richiamando le forze di maggioranza all’assunzione di responsabilità: «i partiti e voi parlamentari, siete pronti a ricostituire questo patto? Siete pronti a confermare quello sforzo che avete compiuto nei primi mesi e che si è poi affievolito? La risposta a queste domande non la dovete dare a me, ma la dovete dare a tutti gli italiani, grazie», ha concluso. Nel pomeriggio, il senatore di Centristi per l’Europa Pier Ferdinando Casini ha proposto una risoluzione per provare ad accelerare la conclusione della crisi, sulla quale è stato posto il voto di fiducia.

Domani Draghi salirà al Colle per presentare le dimissioni e, a quel punto, la palla passerà a Mattarella, che dovrà assumersi il fardello di decidere, per l’ennesima volta, il da farsi: la prima opzione (che, allo stato attuale, sembrerebbe la meno percorribile) è quella di conferire un mandato a una personalità politica per incaricarla di individuare una maggioranza che possa sostenere un nuovo governo; la seconda (quella decisamente più accreditata) è quella di sciogliere le Camere e optare per le elezioni anticipate – in tal caso, la prima data possibile dovrebbe essere il 2 ottobre.