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Donald Trump ha firmato un decreto per limitare l’uso della forza da parte della polizia

Definito come un'alternativa a "defund the police", il provvedimento vieta la stretta al collo e istituisce un database federale sul comportamento degli agenti. Ma non si parla di razzismo e, secondo Democratici e non solo, avrà un impatto molto limitato

(Nicholas Kamm / AFP / Getty Images)

Dopo settimane di proteste nazionali in seguito alla morte di George Floyd, martedì Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per incoraggiare alcuni cambiamenti nella polizia statunitense. Non ha fatto però fatto riferimento al crescente dibattito sul razzismo generato dalle uccisioni di uomini e donne afroamericani da parte degli agenti.

Trump ha incontrato privatamente le famiglie di diverse persone uccise dalla polizia prima della cerimonia della firma al Rose Garden della Casa Bianca e ha dichiarato di essere in lutto e vicino alle loro famiglie. Ma poi ha cambiato rapidamente tono e ha dedicato parte del suo discorso alla necessità di rispettare e sostenere “i coraggiosi uomini e donne in blu che sorvegliano le nostre strade e ci tengono al sicuro”.

Nel provvedimento firmato da Trump, con l’obiettivo di limitare l’uso della forza da parte della polizia, sono indicate alcune linee guida che dovranno poi essere specificate dal dipartimento di Giustizia e dal Congresso: l’istituzione di un database federale che tenga traccia dei reclami contro i poliziotti nel caso di uso della forza. Molti funzionari coinvolti in incidenti mortali hanno una lunga storia di denunce, vedi lo stesso cui Derek Chauvin, l’ufficiale di Minneapolis accusato dell’omicidio di Floyd. Questi registri spesso non vengono resi pubblici, consentendo ad agenti licenziati di cambiare città senza troppi problemi.

L’ordine darebbe anche ai dipartimenti di polizia un incentivo finanziario per incoraggiare i programmi di co-responder, in cui gli assistenti sociali vengono affiancati agli agenti per affrontare i casi non violenti, come quelli che coinvolgono persone con problemi di salute mentale, tossicodipendenti o senzatetto. I dipartimenti che ottengano certificazioni in merito alla riduzione dell’uso della forza avranno la priorità nell’assegnazione di sovvenzioni federali.

Trump ha detto anche che l’utilizzo della presa per il collo, diventata un simbolo della brutalità della polizia, è vietata “tranne quando la vita di un ufficiale è a rischio”. La pratica è già stata bandita in moltissimi dipartimenti di polizia a livello nazionale.

Trump ha definito il provvedimento “storico” e come un’alternativa al movimento “defund the police” per rivoluzionare i dipartimenti emerso dalle proteste e che ha definito “radicale e pericoloso”: “Gli americani conoscono la verità: senza polizia c’è il caos. Senza legge c’è anarchia e senza sicurezza è una catastrofe “, ha detto. I Democratici e lo stesso New York Times hanno affermato che il piano avrà un impatto molto limitato sulle pratiche della polizia, oltre al fatto che non prevede riforme profonde dei dipartimenti locali e non si sofferma sul tema del razzismo nelle forze dell’ordine.

Il leader democratico del Senato Chuck Schumer ha commentato: “Si tratta di un ordine esecutivo modesto e inadeguato, che non compenserà decenni di retorica incendiaria e le sue recenti politiche progettate per cancellare i progressi che abbiamo fatto negli anni precedenti”. Anche la portavoce della Camera democratica Nancy Pelosi ha dichiarato che il provvedimento “è tristemente e gravemente insufficiente per combattere l’epidemia di ingiustizia razziale e brutalità della polizia che sta uccidendo centinaia di afroamericani”. Kristina Roth di Amnesty International USA ha spiegato che l’ordine “equivale a mettere un cerotto su una ferita da proiettile”.

In ogni caso l’ordine esecutivo segnala una disponibilità a discutere di questo tema, che è confermata dai lavori del Partito Repubblicano al Congresso, dove si sta preparando una riforma con cui rispondere a quella più incisiva proposta dai Democratici la settimana scorsa. Trump e i Repubblicani si sono infatti affrettati a rispondere alle manifestazioni di massa contro la brutalità della polizia e il pregiudizio razziale. È un provvedimento improvviso che sottolinea quanto velocemente le proteste hanno cambiato la conversazione politica e fatto pressioni su Washington per l’azione.