«Sei un maiale, mangia di meno». Gli abusi nella ginnastica ritmica italiana (e non solo) | Rolling Stone Italia
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«Sei un maiale, mangia di meno». Gli abusi nella ginnastica ritmica italiana (e non solo)

Umiliazioni pubbliche, digiuni, insulti, sberle e disturbi alimentari: dopo la rivelazione di Nina Corradini, sempre più ginnaste stanno rivelando i soprusi fisici e psicologici che hanno subito durante la loro carriera agonistica. «Era diventato un problema anche bere mezzo litro d’acqua»

Foto di Laurence Griffiths/Getty Images

La Nazionale Italiana durante la finale del gruppo All-Around ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020

Da quando, lo scorso 30 ottobre, l’ex atleta della Nazionale Nina Corradini ha raccontato in un’intervista a Repubblica gli abusi fisici e psicologici subiti quando, ancora adolescente, frequentava il centro federale dell’Accademia di Desio, il microcosmo della ginnastica ritmica italiana è stato catapultato centro dell’attenzione mediatica: i giornali parlano apertamente di “scandalo”, e la prima confessione ha fatto da apripista a una lunga serie di denunce.

Corradini, che oggi ha 19 anni, ha reso pubblici i metodi non propriamente ortodossi impiegati dal personale dell’Accademia, a partire dai parametri parecchio rigidi riguardanti il controllo del peso: l’atleta ha spiegato che veniva quotidianamente sottoposta alla prova della bilancia con le altre compagne, «in mutande e davanti a tutti, sempre dalla stessa allenatrice», che segnava i dati su un quadernino e dava poi il proprio giudizio – che, di solito, si risolveva in commenti del tenore di «Vergognati», «Mangia di meno» e «Come fai a vederti allo specchio?».

Per cercare di mantenere il proprio peso forma inalterato, Corradini ha inoltre rivelato di aver saltato la colazione per due anni e di aver introiettato tutta una serie di pratiche tossiche: ad esempio, ha raccontato che, durante il suo soggiorno in Accademia, mangiava pochissimo e di nascosto, assumeva frequentemente lassativi e giungeva a pesarsi anche quindici volte al giorno.

Dopo Corradini, a parlare è stata Anna Basta, che ha frequentato il centro di Desio nel 2016, quando aveva sedici anni: la sua versione, per molti versi, è simile a quella svelata dalla collega, costellata da attacchi di panico, problemi alimentari, ossessione per il peso forma. Basta ha anche spiegato che, prima di abbandonare Desio, aveva provato a fare presente la situazione “ai piani alti”, rimanendo però inascoltata.

 

 
 
 
 
 
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La terza confessione è quella dell’ex campionessa mondiale di ginnastica ritmica Giulia Galtarossa. Senza mezzi termini, la ginnasta ha definito il suo periodo a Desio come un’esperienza terrificante che le avrebbe «rovinato la vita», culminata in una serie di disturbi del comportamento alimentare. Gli aneddoti raccontati a Repubblica lasciano poco spazio all’immaginazione: «Era diventato un problema anche bere mezzo litro d’acqua dopo ore di allenamento. Una volta un’assistente dello staff mi ha urlato in un ristorante, un posto convenzionato con la federazione. Stavo sbucciando una pera. Entra e mi guarda con occhi sgranati, per poi dirmi: “Giulia, tu ti stai mangiando una pera?” Non potevo. Uno o due etti cambiavano la giornata in palestra. Una volta mi hanno dato una dieta e alla fine c’era scritto un messaggio per me: “Abbiamo un maialino in squadra”». Anche nel suo caso, le denunce ai vertici di Federginnastica sono cadute nel silenzio: «Per tanto tempo ho pensato fosse colpa mia e credevo davvero di essere grassa e brutta. L’unica mia colpa invece è essere rimasta in silenzio fino a oggi», ha spiegato.

Il 4 novembre è stato il turno di Ilaria Barsacchi, che dai 9 ai 16 anni ha dedicato la vita alla ginnastica, gareggiando in serie «Non riuscivo più a convivere col peso di chi mi giudicava grassa e mi chiedeva di dimagrire. Il mio rapporto col cibo stava diventando malato», ha rivelato Barsacchi al Corriere della Sera. Lì ho capito che l’unico modo per salvarmi era fare un passo indietro. E l’ho fatto. Speravo che le prime mestruazioni non mi arrivassero mai. Vissi male il primo ciclo e la crescita del seno. Il mio corpo stava cambiando, ma non lo accettavo. E il giudizio mi faceva male. Pesavo circa 38 kg per 158 centimetri d’altezza, ma sembrava non fosse mai abbastanza. Sapevo di non essere grassa, ma ormai ero entrata nell’ottica di dover dimagrire. E per questo, con mia madre, sono andata anche da un nutrizionista. Ho attraversato la fase del controllo ossessivo della quantità di calorie di ciascun alimento. Poi c’era il periodo in cui mi abbuffavo ed ero travolta dai sensi di colpa. Ho provato anche a vomitare. Per fortuna non ci sono riuscita». Dopo le rivelazioni delle atlete, Federginnastica ha disposto il commissariamento dell’Accademia di Desio, che sarà coordinata dal vice presidente vicario della federazione, Valter Peroni, chiamato a supervisionare l’attività sportiva e a verificare rispetto delle disposizioni in materia di tutela dei tesserati.

Le voci, però, non sono unanimi: alcune ginnaste hanno preso posizione in difesa dell’Accademia. Ad esempio Emanuela Maccarani, commissario tecnico della squadra nazionale italiana di ginnastica ritmica dal 1996, in un’intervista a La Stampa ha paragonato le denunce a una macchina del fango: «Ci sta arrivando addosso un mare di merda. Vedere scritte quelle cose sui giornali mi fa male. Ma non darò un’intervista a un giornale, a nessun giornale. Ci saranno delle novità, ne arriveranno di cose. Una conferenza stampa, forse. Non so ancora quello che farò. E poi la procura indaga, no? Vedremo. Basta, non dico più niente».

La prima dichiarazione, quella di Corradini, ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di abusi, pressioni psicologiche e stigmatizzazioni che interessa da vicino anche altre discipline sportive parecchio vicine alla ginnastica ritmica, come ad esempio l’aerobica. È il caso di Davide Donati, tre volte campione del mondo, che ha confessato a Repubblica le discriminazioni subite dalle atlete durante i raduni mensili delle selezioni junior in un’accademia militare. Donati ha rivelato che, durante i pasti, le ragazze venivano fatte accomodare in tavoli diversi in base al loro peso, seguendo una divisione “grasse e magre”.«La separazione fisica era per loro un’umiliazione quotidiana. Il menu ovviamente cambiava in base ai tavoli. Quelle considerate magre potevano mangiare qualcosa in più delle altre», ha spiegato Donati, rivelando che, spessissimo, i maschi nascondevano dei pezzi di pane dalla mensa per portarlo alle ragazze di nascosto.

Infine, questa mattina, ha rotto il silenzio anche il mondo della ginnastica artistica: tre atlete – Laura Sirna, Virginia Scardazan e Chiara, nome di fantasia – hanno raccontato la loro esperienza un un centro federale in veneto, dominato da «un’istruttrice molto violenta» che non disdegnava sberle, insulti e tirate di capelli e che avrebbe fatto costruire una barriera alle finestre per non far vedere come venivano trattate.

Insomma, la sensazione è che un soffitto di cristallo abbia finito per infrangersi: forse, la ginnastica italiana dovrà fare i conti con il suo personale MeToo.

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