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Quattro stati americani hanno abolito la schiavitù soltanto ieri

I referendum in Alabama, Tennessee, Oregon e Vermont hanno chiuso definitivamente un capitolo buio della storia americana, cancellando dalle costituzioni dei singoli stati il linguaggio che consentiva la sopravvivenza della schiavitù come punizione per i carcerati

Foto Hulton Archive/Getty Images

Può sembrare anacronistico ma, in alcuni stati federati americani, alcune forme di schiavitù e servitù volontaria continuano a sopravvivere a più di 150 anni dalla ratifica del XIII emendamento.

Ieri, in cinque stati (Luisiana, Alabama, Tennessee, Oregon e Vermont) si votava non soltanto per le elezioni di metà mandato e il conseguente rinnovo di tutti i delegati della Camera e di una parte dei membri Senato, ma anche per una serie referendum delicatissimi che puntavano a chiudere definitivamente un capitolo sanguinoso della storia americana, cancellando dalle costituzioni dei singoli stati il linguaggio che consente la sopravvivenza della schiavitù come punizione per i carcerati.

Se vi state chiedendo come mai, nonostante l’entrata in vigore del XIII emendamento, schiavitù e servitù volontaria siano ancora legali in alcuni contesti, ecco un rapido riassunto: la prima sezione dell’emendamento contiene una «clausola d’eccezione» che stabilisce: «Né la schiavitù né la servitù involontaria, salvo che come punizione per il crimine di cui la parte deve essere stata debitamente condannata, deve esistere negli Stati Uniti o in qualsiasi luogo soggetto alla loro giurisdizione», rendendo possibile l’utilizzo della schiavitù come metodo di punizione e consentendo al governo di sottoporre legalmente le persone incarcerate negli Stati Uniti lavoro forzato.

Una clausola in vigore nella maggior parte del Paese: come denuncia un report dell’Aclu (American Civil Liberties Union) 2 su 3 persone appartenenti alla popolazione carceraria nazionale statunitense (pari a più di 1.2 milioni di detenuti) svolge un impiego, ma lo fa in stato di schiavitù: senza paga o per pochi centesimi l’ora, senza diritti, tutele sindacali e sotto ricatto costante.

Seppur con percentuali diverse, la mozione anti-schiavitù è passata in Tennessee (79%), Oregon (54%), Vermont (89%) e Alabama. La Louisiana, con il 60,9% dei voti contrari, ha bocciato il referendum.

I referendum non riguardavano soltanto la schiavitù: in cinque Stati – Arkansas, Maryland, Missouri, North Dakota e South Dakota – i cittadini americani sono stati chiamati a esprimersi sulla legalizzazione della marijuana per uso ricreativo, una questione sempre più bipartisan. In Maryland e Missouri il referendum è passato, rispettivamente con il 65% e il 53% di voti a favore. Arkansas, North Dakota e South Dakota, invece, continueranno a punire l’uso di cannabis. Discorso a parte invece in Colorado, dove è passato – con il 51% – il referendum per legalizzare il possesso e l’uso di funghi psichedelici per i cittadini sopra i 21 anni di età.

In Iowa, una roccaforte repubblicana, il 65% dei votanti ha chiesto di inserire il diritto alle armi nella costituzione statale. In Oregon, al contrario, i cittadini hanno votato per introdurre regole più stringenti sul controllo di armi da fuoco, ma i risultati sono ancora in bilico. A New York, il 69% dei cittadini ha approvato un fondo da 4 miliardi di dollari per misure contro il cambiamento climatico.

Altri quesiti hanno riguardato, ovviamente, il diritto all’aborto, un tema caldissimo in seguito al ribaltamento della sentenza “Roe vs Wade” di questa estate. Anche in questo caso, cinque Stati – California, Kentucky, Michigan, Montana e Vermont – sono stati chiamati a esprimersi direttamente sulla questione attraverso un referendum. In Michigan e Vermont, i cittadini hanno votato per inserire il diritto all’aborto nella costituzione statale, rispettivamente con il 55% e il 77% dei voti a favore. Lo stesso accadrà in California, dove il 67% dei votanti ha approvato un emendamento costituzionale per proteggere la «libertà riproduttiva» delle donne. Ancora incerti, invece, i risultati degli altri due Stati. In Montana, i cittadini hanno votato una legge che potrebbe imporre agli operatori sanitari di fornire assistenza medica ai bambini «nati vivi» dopo un aborto. In Kentucky, invece, ci si domanda se la costituzione dello Stato vada modificata per affermare esplicitamente che l’aborto non è un diritto garantito.