Cosa sta facendo il governo per l’inclusione delle persone con disabilità? | Rolling Stone Italia
Diritti

Cosa sta facendo il governo per l’inclusione delle persone con disabilità?

Per le famiglie l'acquisto dei medicinali, le visite specialistiche e diagnostiche e (con una buona percentuale) le cure dentistiche, rappresentano una vera e propria zavorra. E le risorse stanziate per aiutarle non bastano

Foto di Valeria Ferraro/SOPA Images/LightRocket via Getty Images

Istituita nel 1981 dalle Nazioni Unite per approfondire la conoscenza e la consapevolezza su alcune patologie e sulle conseguenti ripercussioni nel quotidiano, a dicembre è stata celebrata la giornata internazionale dedicata alle persone con disabilità. Abbiamo quindi deciso di provare a comprendere quali sono i punti su cui il nuovo governo (e non solo) sta lavorando per garantire dignità, parità dei diritti e benessere.

Incaricata dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la ministra Alessandra Locatelli si è impegnata a presenziare a diverse giornate istituzionali dedicate alla sensibilizzazione, a incontrare cariche di rilievo nel panorama nazionale o federazioni rappresentative. Bisogna sottolineare come l’istituzione di un apposito Ministero non abbia trovato grazia presso i diretti interessati, essendo stato percepito come un modo per circoscrivere questa “categoria”, distanziandola dal resto della popolazione anziché favorirne l’inclusione.

Sul sito dedicato al Ministero si possono consultare tutte le notizie pre e post insediamento di Locatelli per constatare che alto è il numero di presenze alle presentazioni e sono diversi gli interventi rispetto ad attività già avviate e spesso circoscritte localmente a una città o a una regione, minime sono invece le azioni concrete intraprese.

Certo non si può da un giorno all’altro ricostruire un sistema già da tempo obsoleto, ma l’anticipazione della rivalutazione delle pensioni con conseguente aumento del 2,2% nei mesi di ottobre, novembre e dicembre sembra solo una presa in giro. In un Paese in cui il numero delle persone con disabilità raggiunge circa i 13 milioni – dei quali 3 milioni si trovano in gravi condizioni – i fondi già stanziati e quest’ulteriore rivalutazione risultano insufficienti. A confermarlo sono gli studi pubblicati dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, istituito presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Tra questi, si legge nella ricerca, più di un terzo vive da solo e il 32,1% si trova in una condizione a rischio di povertà, mentre la grande maggioranza del totale è rappresentata da persone anziane che superano i 75 anni di età. Spesso le attività di mantenimento e cura sono comunque affidate alle singole famiglie che con infiniti sforzi cercano di destreggiarsi tra un sistema sanitario pubblico che fa acqua da tutte le parti, fondi insufficienti ed esigenze dei propri cari.

Altri dati rilevanti sono stati esposti dalla ricerca ISTAT Conoscere il mondo della disabilità persone relazioni e istituzioni: in primis si evince il malessere delle persone con disabilità che per il 58,1% lamenta condizioni di salute precarie a cui si affianca un 6,2% di soggetti che vivono una situazione instabile anche a livello psicologico.

Altro elemento di disagio è l’accesso alle cure, complesso spesso a causa delle lunghe tempistiche di attesa o dei costi troppo elevati, motivo per il quale più del 15% della popolazione oggetto dello studio ha rinunciato a procedere negli ultimi anni.

L’acquisto dei medicinali, la costante necessità di visite specialistiche e diagnostiche e, tra le altre, con una buona percentuale, le cure dentistiche, rappresentano una zavorra unicamente a carico delle famiglie. La ricerca poi continua evidenziando spesso lo sfociare in condizioni di vulnerabilità, soprattutto per i pazienti più anziani (circa 1 milione e 500 mila delle persone con grave disabilità ha più di 75 anni, fonte ISTAT) nei quali la gravità della disabilità si acuisce con conseguente perdita di autonomia.

L’assurdità della precaria gestione di questo sistema sta nel constatare che l’Italia rimane comunque uno dei Paesi che stanzia un’ingente quantità di denaro per la protezione sociale in rapporto al PIL. Nel 2018, per esempio, sono stati stanziati in base ai dati Eurostat circa 28 miliardi di euro, destinati quasi unicamente ai trasferimenti monetari attraverso il sistema pensionistico.

La falla che fa notare il dottor Alessandro Solipaca, responsabile scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, risiede proprio nell’esclusivo approccio risarcitorio del sistema italiano che dovrebbe invece puntare a un ampliamento dei servizi necessari ed efficaci ad assicurare alla persona con disabilità il diritto a vivere al pari degli altri. Spesso, infatti, il sistema pensionistico non è sufficiente a soddisfare i più disparati bisogni già elencati dell’individuo. Inoltre, gran parte delle persone affette da disabilità non è occupato, evidenziando quanto la strada per la parità e l’inclusione sociale sia ancora lontana. Per questo motivo, una buona parte del reddito di questi soggetti è da attribuire al sistema pensionistico e al supporto familiare che costringe l’intero nucleo a ritrovarsi in situazioni di povertà in cui il reddito annuo non riesce a garantire il loro fabbisogno.

A questo punto più che un piano di rivalutazione pensionistico scaturito dall’innalzamento dell’inflazione, sarebbe utile revisionare il Sistema di protezione sociale ricalibrandolo anche in base alla necessità di risorse per la disabilità. È sempre rilevante celebrare istituzionalmente delle giornate dedicate a tematiche di sensibilizzazione ed è anche corretta la dichiarazione del Presidente Mattarella per l’occasione riportata da ANSA: “L’inclusione delle persone con disabilità è banco di prova della piena affermazione dei diritti umani (…) Va incoraggiato ogni progresso in questa direzione per andare oltre ogni barriera. Le persone con disabilità sono una risorsa per la comunità e la loro partecipazione alla vita della società è preziosa”. Forse, però, è arrivato il momento di passare ai fatti.