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#DiegoFusaroFueraYa

Mentre in Italia nessuno fa più l’errore di prenderlo sul serio, Fusaro sta cercando di vendersi come pensatore di sinistra in Spagna e America Latina. Il risultato? Una campagna per boicottarlo chiamata "Diego Fusaro via subito"

Diego Fusaro

Foto via Facebook

Diego Fusaro. Il filosofo “allievo indipendente di Marx” che scrive sul giornale di CasaPound, pubblica per Einaudi libri noiosi pieni di paroloni ed è diventato famoso come una specie di macchietta rossobruna che si scaglia contro entità indeterminate come “i signori apolidi del turbomondialismo”. Esatto, lui.

In Italia ormai chi sia Diego Fusaro lo sappiamo bene e la sua operazione – cercare di appropriarsi da destra di temi e figure tradizionalmente di sinistra, approfittando della grande confusione sotto il cielo – non sta dando grandi frutti. Non credo che ormai siano in tanti a prenderlo seriamente e penso che siano ancora in meno a pensare che Fusaro sia davvero marxista o di sinistra. Altrove però non è proprio così.

Negli ultimi mesi Diego Fusaro ha cercato un nuovo contesto in cui provare a vendersi come pensatore “di sinistra” e sembra averlo trovato in Spagna e in America Latina. Da quest’estate sono cominciati a comparire sempre più spesso articoli su di lui su varie testate ispanofone, che lo presentavano come un controverso filosofo italiano almeno un po’ di sinistra. Alcune di queste testate, va detto, non sono in realtà cadute nel suo giochetto (il quotidiano spagnolo La Vanguardia l’ha definito “marxista immaginario”) ma l’importante era alzare il polverone, fare confusione ideologica e provare a sfruttarla.

Il dibattito in Spagna si è poi arricchito di altri due tasselli lo scorso settembre: prima l’uscita in spagnolo di una monografia di Gramsci scritta da Fusaro per l’editore messicano SigloXXI, poi la nascita di Vox Italia – il nuovo partito di Fusaro con “valori di destra e idee di sinistra” che, benché dica esplicitamente non averci nulla a che fare, ha lo stesso nome di Vox, il partito dell’estrema destra neo-franchista spagnola.

Per cercare di contrastare il fenomeno e impedire a Fusaro di fare anche in Spagna e nell’universo latinoamericano i danni che ha già fatto in Italia, è nata adesso una campagna il cui scopo è far luce sul personaggio e sulle sue idee per chi non è italiano, non sa chi sia e potrebbe farsi ingannare sentendolo blaterare di Carlo Marx e lo Hegel.

La campagna non è una prima volta: già l’anno scorso c’era stato qualcosa di simile quando Alessandro Di Battista, nel corso del suo giro del mondo a base di spremute di umanità e reportage per il Fatto Quotidiano, aveva provato ad accreditarsi presso la comunità autonoma zapatista di Oventic, in Messico, facendo incazzare parecchia gente sia in Italia che in Sudamerica. In quel caso era presto nata una campagna social – lanciata dal blog Lamericalatina e da attivisti italiani che vivono e lavorano in Sudamerica – con lo scopo di spiegare agli zapatisti e alle comunità indigene della zona chi fosse davvero Di Battista.

La nuova campagna anti-Fusaro – #DiegoFusaroFueraYa – è partita qualche giorno fa ed è già stata ripresa da diverse testate sudamericane, che hanno pubblicato una lettera aperta in cui si denuncia la diffusione di libri e articoli di Fusaro, un “intellettuale che si presenta come marxista” ma “collabora con giornali neofascisti” e “sostiene posizioni praticamente naziste sull’immigrazione e il razzismo”.

“Invitiamo a boicottare personaggi reazioni che cercano di presentarsi come marxisti o gramsciani ma in realtà fomentano politiche patriarcali, di pulizia etnica, chiusura delle frontiere, razzismo istituzionale, oppressione di persone LGBT, legittimazione di gruppi fascisti, ha scritto su Twitter Perez Gallo, un dottorando italiano che vive e lavora in Messico ed è tra gli ideatori della campagna.

Speriamo l’iniziativa funzioni, almeno così in Spagna e in Sudamerica non si dovranno sorbire pipponi su el turbomundialismo.

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