Di Maio è ‘così confuso da multarsi da solo’? | Rolling Stone Italia
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Di Maio è ‘così confuso da multarsi da solo’?

Ovvero: che fine farà la famosa 'multa da 100mila per i voltagabbana' voluta da Giggi from Pomigliano nel 2017? Potete già immaginarlo

Lo spettacolare coup de théâtre con cui Luigi Di Maio ha dato il benservito al Movimento 5 Stelle (e alla sua credibilità) ha danneggiato il partito non soltanto dal punto di vista del potenziale elettorale e parlamentare, ma anche economico.

I debiti sono stati generati soprattutto dal mancato rispetto di una delle regole storiche della democrazia interna pentastellata (ma in voga anche tra altri partiti politici), ossia quella del “fondo restituzioni”. Una norma interna applicata sempre a spizzichi e bocconi a cui, da aprile 2021, ne è stata affiancata un’altra:  i parlamentari del Movimento si sono infatti impegnati a versare mille euro al mese per irrobustire le casse del partito; altri 1500, invece, dovrebbero venire indirizzati al summenzionato “fondo restituzioni”, ovvero il tesoretto con cui il M5s millanta di “restituire” al popolo tagliando gli stipendi troppo alti dei politici – una delle eredità più vistose dell’assetto anti-casta che Grillo e la Casaleggio Associati hanno cucito addosso alla loro creatura politica sin dagli inizi.

Ebbene, potete già immaginare com’è andata a finire: circa un terzo degli eletti del M5S versa le somme a singhiozzo o, nei casi peggiori, non le versa affatto. Secondo le stime del Fatto Quotidiano – una delle testate più addentro agli equilibri del Movimento – il buco nero lasciato in eredità da Di Maio e dagli altri grillini in fuga ammonterebbe a circa 600mila euro.

Il quotidiano diretto da Travaglio si è soffermato, anche, sull’effettivo ammontare del debito accumulato dai singoli parlamentari: ad esempio, nello spazio di 14 mesi (da aprile 2021, appunto) il transfugo Vincenzo Spadafora ha versato al M5S 10.500 euro dei 30 mila dovuti, mentre Primo Di Nicola, fresco di nomina a capogruppo di Insieme per il Futuro (il nuovo soggetto politico dimaiano) in Senato è fermo addirittura al 2021, anno in cui ha versato 20 mila euro. Ci sono poi i casi estremi come quello di Mattia Fantinati, che a febbraio del 2021 versò 6mila euro e poi, beh, il nulla.

Ma a pesare sulle casse del Partito sono anche altre regole interne un po’ deliranti che, verosimilmente, non saranno rispettate, come ad esempio la famosa multa prevista “per chi cambia casacca”, per uno strano scherzo del destino istituita dallo stesso Di Maio quando occupava la carica di capo politico del Movimento. Nel 2017, infatti, Giggino from Pomigliano promise a destra e manca purghe economiche nei confronti degli eventuali voltagabbana: «Chi dovesse cambiare partito e collocazione dopo essere stato eletto con noi pagherà una multa da 100mila euro. Così ci penserà su un migliaio di volte prima di tradire la fiducia che ha ricevuto», disse in tono trionfante – sembra passata una vita, vero?

Ora, molto probabilmente non accadrà nulla: si è trattato più di un proclama roboante a cui, come spesso accade, non sono seguiti i fatti, dato che le multe da 100mila euro nei confronti dei transfughi non sono mai state applicate. L’aspetto più comico, però, è che, perlomeno su un piano ideale e di coerenza, la sanzione dovrebbe pagarla in primis lo stesso Di Maio, capofila dell’esodo di massa dei parlamentari verso Insieme per il futuro; al momento, però, il ministro fa spallucce e non tocca l’argomento. Riassumendo: scurdammoce ‘o passato.