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Di cosa parleranno quest’anno i potenti della terra al Forum di Davos

Secondo il 'New York Times', in questa sua 50esima edizione il World Economic Forum di Davos “sta cercando la sua anima”

L'interno del centro congressi del World Economic Forum di Davos il giorno prima dell'inizio dei lavori. Foto di Fabrice Coffrini/AFP via GettyImages

Questa mattina gli uomini più importanti del mondo sono arrivati nella cittadina svizzera di Davos per la 50esima edizione del World Economic Forum – quattro giorni di incontri che vanno a formare quello che è probabilmente il meeting più importante dell’anno in assoluto. A Davos si incontrano infatti politici (53 capi di stato, quest’anno, tra cui il presidente cinese Xi e quello americano Trump), manager delle più grandi multinazionali del mondo, accademici e membri della società civile. 

Nato su iniziativa dell’economista tedesco Klaus Schwab, il Forum di Davos non è più solo un incontro a tema economico ma è ormai diventato una specie di organo di cooperazione internazionale paragonabile alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni sovranazionali – solo che agisce in modo meno formale e mette in contatto stati e privati. Per i suoi detrattori è invece il simbolo di tutto il male del mondo: un luogo in cui gli uomini più potenti della Terra si incontrano per discutere tra loro in totale segretezza di chi sa quali temi e fare chi sa quali progetti malvagi. 

Come ha scritto il New York Times, nella sua 50esima edizione il Forum di Davos “sta cercando la sua anima”. Negli anni il meeting è diventato il simbolo definitivo dell’ordine liberale uscito vincitore dalla guerra fredda – quel mix di democrazia e libero mercato che i suoi detrattori, con un orribile neologismo, chiamano “globalismo”. Con l’entrare in crisi di questo modello anche Davos è entrato in crisi, venendo percepito sempre più come un club esclusivo per super ricchi. 

L’edizione dell’anno scorso del World Economic Forum di Davos era stata dominata da due temi: i cambiamenti climatici e l’ascesa economica cinese. Il primo tema l’aveva trattato Greta Thunberg con un discorso diventato ormai celebre – quello de “la nostra casa è in fiamme” – il secondo invece era stato affrontato dal finanziere George Soros, che aveva identificato la Cina come il pericolo numero uno per tutto ciò che Davos rappresenta. 

Il discorso di Greta Thunberg a Davos nel 2019

Quest’anno non sembra che ci saranno grandi novità in fatto di temi – anche perché nel gennaio 2020 il mondo è più o meno nelle stesse condizioni in cui si trovava nel gennaio 2019. Greta Thunberg, ad esempio, sarà presente per il secondo anno di fila. 

Per il resto, oltre alle solite preoccupazioni economiche (legate al rallentare dell’economia mondiale) e geopolitiche (con Trump che arriva a Davos due settimane dopo aver fatto un casino uccidendo con un drone il generale iraniano Soleimani) il meeting 2020 parlerà probabilmente anche disuguaglianze economiche – tema su cui Oxfam pubblica ogni anno un report proprio in coincidenza con l’inizio del Forum. 

Su questi temi Schwab ha espresso di recente la necessità per quest’anno di sviluppare un “Manifesto 2020 di Davos” per rispondere alle preoccupazioni della gente che “si sta rivoltando contro le élite economiche da cui ritiene di essere stata tradita”. Ma è difficile pensare che a queste intenzioni possano seguire davvero dei fatti. Secondo il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, infatti, i partecipanti alla conferenza sono troppo lontani dalla realtà per capire i problemi generati dalle disuguaglianze, dai cambiamenti climatici e dalla globalizzazione.