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Daniela Santanché contro il governo: «La mia discoteca resta aperta»

Secondo la senatrice, l’ordinanza del Ministero della Salute è «una misura diversiva di una sinistra che non lavora mai, reclude i giovani e fa scorrazzare gli extracomunitari»

Daniela Santanché

Foto: Alessandra Benedetti - Corbis/Corbis via Getty Images

Come stabilito dall’ultima ordinanza del Ministero della Salute, da oggi al 7 settembre le “attività del ballo” saranno vietate in tutte le discoteche e i locali. Una decisione attesa dopo il costante aumento dei contagi da coronavirus registrato nell’ultima settimana. Per Daniela Santanché, però, la scelta del governo è «un provvedimento acchiappa-voti» pensato da un governo che «non lavora mai, reclude i giovani e fa scorrazzare gli extracomunitari».

La senatrice di Fratelli d’Italia e proprietaria di una discoteca ne ha parlato in un’intervista per TPI: «Volevano trovare un perfetto capro espiatorio simbolico. Ed ecco le discoteche. Il bello è che però non sono chiuse. Non si potrà ballare. Ma le discoteche resteranno aperte. La mia discoteca resta aperta. È una misura diversiva, un provvedimento acchiappa-voti. Però abbiamo scongiurato il peggio. Mi preoccupa la cultura che c’è dietro».

«Il governo», continua la Santanché, «era in evidente difficoltà. A cominciare dai tamponi, che dovevano fare, e non riuscivano a garantire, soprattutto negli aeroporti. Se ti trovi nei guai cosa c’è di meglio che chiudere le discoteche? Sono brutte sporche e cattive, sono luoghi di divertimento – orrore – quindi se colpisci i Brutti sporchi e cattivi e guadagni consensi facili».

«Siamo l’unico paese d’Europa che non ha riaperto le scuole», conclude la senatrice, «e adesso per lavare il loro senso di colpa per l’incapacità che hanno dimostrato, ecco che se la prendono con i brutti, sporchi e cattivi. Sono certa che contagio non significhi automaticamente malattia. Lo dicono tutti i numeri. Nessuno può credere che siano le discoteche i veicoli del contagio. Domani possono sospendere i comizi e dopodomani si possono ritardare le elezioni. Quando inizi a reprimere una libertà in nome di una emergenza non sai mai quasi finisci».