Cos’è questa storia della vendita di TIM a un fondo americano | Rolling Stone Italia
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Cos’è questa storia della vendita di TIM a un fondo americano

Il fondo d'investimento statunitense KKR ha presentato un'offerta per acquistare la società di telecomunicazioni, e il governo sembra intenzionato a dare il via libera all'operazione

Matthew Horwood/Getty Images

Il 22 novembre, il presidente del gruppo telefonico TIM, Salvatore Rossi, ha reso pubblica l’offerta di acquisto da parte del fondo statunitense KKR – che lo stesso gruppo ha definito “non vincolante” e “amichevole” – che “aspira ad ottenere il gradimento degli amministratori della Società e il supporto del management”. Come ha riportato il Corriere della Sera, il fondo è anche azionista di FiberCop, la società in cui TIM ha spostato l’ultimo miglio della rete telefonica. 

L’offerta, pari a 50,5 centesimi per ogni azione ordinaria e di risparmio, è stata però reputata insufficiente dal gruppo francese Vivendi, che cinque anni fa ha acquisito lo status di azionista di maggioranza di TIM. Infatti, come ricostruito da Il Post, “la società francese aveva pagato il proprio ingresso in TIM con l’acquisto di azioni al valore di oltre 1 euro l’una”, e di conseguenza reputa la proposta di KKR svantaggiosa. Anche Cassa depositi e prestiti – un’istituzione finanziaria, sotto forma di società per azioni e controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze, che detiene il 9,81% del capitale di TIM – si è detta non soddisfatta dell’offerta, dato che aveva pagato la propria quota a circa 0,67 euro per azione: sulla base di queste premesse la trattativa si preannuncia difficile, dato che si tratta di due soggetti cruciali per l’esito dei negoziati. 

La stessa KKR ha fatto sapere di voler valutare tutte le implicazioni dell’operazione attraverso una due diligence – ossia l’attività raccolta di informazioni relative all’oggetto di una trattativa – confirmatoria di quattro settimane.

In questo contesto, l’atteggiamento del governo sarà ovviamente decisivo: l’esecutivo ha, infatti, il potere di esercitare un veto per l’acquisto di TIM attraverso il cosiddetto “golden power” – uno strumento che permette al governo di opporsi all’acquisto di imprese considerate strategiche nei settori della difesa, dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni, proprio come nel caso di TIM. Telecom controlla infatti anche le reti, tra cui Sparkle, una dorsale in fibra ottica che collega quattro continenti e su cui transitano i dati di una quarantina di paesi.

Tuttavia, stando alle dichiarazioni delle ultime ore, l’esecutivo sembra voler conferire la propria benedizione alla conclusione dell’affare. Commentando la vicenda il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha dichiarato che “il governo valuterà giustamente l’interesse pubblico che è sotteso a una rete che ha profili anche strategici quando l’Opa ci sarà e quando il piano sarà dettagliato”, specificando che “in questo momento c’è soltanto una manifestazione d’interesse”. Inoltre, Giorgetti ha evidenziato come “Astraendoci dal caso di TIM, perché il governo non vuole dare alcun tipo di valutazione, siamo in presenza di una società quotata in Borsa, l’interesse è molto positivo. Anch’io nella mia attività in giro per il mondo cerco di convincere gli investitori a livello internazionale che l’Italia è un posto dove investire: noi speriamo che in Italia venga tanta gente a investire. Naturalmente, a condizioni di ragionevolezza sotto ogni profilo”.

Qualche perplessità è stata sollevata invece dal segretario della CGIL Maurizio Landini che, in un’intervista concessa a Repubblica, ha detto che “in un settore strategico come quello delle telecomunicazioni lo Stato italiano non può subire semplicemente la logica del mercato”, sostenendo la necessità di predisporre “un piano industriale finalizzato alla costruzione della rete unica senza escludere il ricorso al golden power se il progetto di Kkr dovesse essere in contrasto con l’interesse industriale ed occupazionale del Paese”. Il rischio di uno “spezzatino”, a suo avviso, “va scongiurato. Serve una visione d’insieme”.

Secondo Bloomberg, KKR starebbe valutando di alzare l’offerta per agevolare lo sblocco della trattativa. Alcuni analisti hanno ipotizzato che la nuova proposta di KKR sia stata favorita dai contatti già in corso con il fondo da parte di Luigi Gubitosi, amministratore delegato di TIM dalla fine del 2018. Nei tempi più recenti, infatti, Gubitosi sembrerebbe avere incassato le antipatie del CDA della società a causa di alcune scelte commerciali rischiose, su tutte la decisione di sostenere DAZN nell’acquisto dei diritti televisivi della Serie A di calcio (di cui TIM è primo sponsor).