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Cosa succede nella testa di chi uccide la propria famiglia?

Dopo il caso Watts negli USA, due esperti ci spiegano chi sono gli sterminatori di famiglie. E cosa pensano

Dopo Chris Watts è esploso l'interesse attorno agli sterminatori di famiglie

Foto di Christopher Furlong

L’anno scorso, Chris Watts, un 33enne del Colorado, ha assassinato la moglie incinta Shannan e due figlie, Bella di 4 anni e Celeste di 3 anni, e ha seppellito i loro corpi nel sito della compagnia petrolifera dove lavorava. Sebbene inizialmente Watts avesse negato di essere coinvolto con la morte di sua moglie e delle sue figlie, in seguito confessò di aver strangolato Shannan e soffocato le sue due figlie. Secondo i pubblici ministeri, lo fece perché aveva una relazione con un’altra donna e voleva lasciare la sua famiglia. Nel novembre 2018, Watts si è dichiarato colpevole di omicidio di primo grado ed è stato condannato a cinque ergastoli, senza possibilità di libertà condizionale.

Sebbene il caso abbia fatto inorridire le persone in tutto il mondo, gli atti di Watts non sono senza precedenti. Sotto diversi aspetti, si adatta perfettamente al modello degli sterminatori di famiglia (family annihilators, ndt), un termine per le persone (per lo più maschi bianchi attorno ai 30 anni) che uccidono le loro intere famiglie.

Anche in Italia, negli ultimi mesi si è molto parlato della tragedia di Paternò, con un consulente finanziario di 35 anni che lo scorso dicembre ha ucciso moglie e figli, per poi suicidarsi. O nel 2014, un caso simile è stato quello di Carlo Lissi, della provincia di Milano, che è stato fermato dopo aver ucciso moglie e figli.

Ecco una panoramica della psicologia che sta dietro lo sterminio della famiglia, e cosa spinge gli uomini a commettere questi atti atroci.

Cos’è lo sterminio della famiglia?

Sterminatori di famiglia è un termine usato per descrivere gli uomini (per lo più bianchi attorno ai 30 anni) che uccidono le loro intere famiglie. Il termine tecnico è “famiglicidio”, che fondamentalmente «si riferisce all’uccisione del proprio partner o coniuge e di uno o più figli, [spesso] seguito dal suicidio dell’autore del crimine», spiega il dottor Neil Websdale, direttore della Family Violence Institute dell’Arizona del Nord, che ha pubblicato nel 2009 un libro sull’argomento.

Spesso, i casi di sterminio della famiglia sono provocati da un fatto scatenante, come la perdita del posto di lavoro, come dice il dott. N.G. Berrill, psicologo forense e direttore della New York Forensics, un gruppo di consulenza privato a New York City (Né Websdale né Berrill hanno alcun legame con il caso Watts). Ci sono «diversi scenari possibili: un problema famigliare, anche a lungo termine, o il sospetto dell’infedeltà, o un atto di violenza domestica», dice.

Indipendentemente da ciò, di solito è «il culmine di una pessima situazione che si è sviluppata», dice Berrill.

Quali sono alcune delle caratteristiche che descrivono gli sterminatori delle famiglia?

In linea generale, i casi di sterminio della famiglia non nascono dal nulla. «Alcuni casi coinvolgono uomini misogini, violenti e maniaci del controllo, per anni coinvolti in casi di violenza domestica, finché la violenza non scaturisce in omicidio», racconta Websdale, che vede questi episodi come il risultato di una linea temporale continua. «All’estremità della linea – in cui si tiene conto della capacità di reprimere la rabbia – ci sono individui repressi e depressi che potrebbero trovarsi al limite di una crisi psicotica».

Talvolta queste persone abusano di alcol e droghe, dipendenze che riducono la loro capacità di controllare gli impulsi; qualche volta mostrano i segni di un comportamento psicotico, come allucinazioni o paranoia. «Ho assistito a un certo numero di casi in cui questi individui si convincono che stia per succedere qualcosa di male, che un membro della loro famiglia li voglia uccidere», aggiunge Berrill.

Tuttavia, l’aspetto forse più terrificante, aggiunge Webdale, è che «quasi un terzo» degli uomini che uccidono le famiglie «sono criminali repressi, depressi mai coinvolti prima in nessun episodio di violenza domestica». Fa notare, quindi, che il fenomeno non è limitato a uomini che corrispondono al profilo di molestatori seriali (da quel che ne sappiamo, nemmeno Watts ha mai avuto comportamenti violenti sulla moglie o sulla figlia ).

Nella maggior parte dei casi, le persone che sterminano la propria famiglia sono caratterizzate da un senso di rabbia soffocante. «In uno scenario del genere ci deve essere una causa scatenante da cui l’assassino si rende conto della propria rabbia e della propria volontà di uccidere la famiglia».

Quanto sono comuni i casi di sterminio familiare?

Tutto sommato, i casi di sterminio familiare non sono affatto comuni: Webdale stima che ci siano «tra 10 e 20 casi all’anno» (negli Stati Uniti, ndt), il che lo rende un fenomeno estremamente raro, a confronto con il numero di casi di omicidio del partner (circa 1500).

Ma quando si verificano, l’orribile natura del crimine di solito si traduce in una grande quantità di copertura mediatica. «C’è una lezione da imparare per molte persone, e… è che non puoi mai sapere davvero cosa c’è nel cuore e nell’anima di qualcuno, specialmente quando sono vulnerabili e psichicamente imperfetti, come alcune di queste persone», dice Webdale.

Sebbene sia un po’ un’eccezione nel contesto dei casi di sterminio familiare, il caso Watts rivela non solo le terribili profondità in cui l’umanità può annegare, ma anche quanto poco possiamo fare per anticipare tali eventi o impedire che si verifichino. La verità del caso Watts – cioè il fatto che non possiamo mai sapere veramente cosa succede nel cuore di qualcuno – è così tetra che è un piccolo conforto sapere quanto siano rari questi casi.

«Per essere abbastanza sincero con te, mi viene sempre posta questa domanda quando si parla di omicidio del partner. No, non è possibile prevederlo affatto», afferma Websdale in tono neutrale quando gli viene chiesto se ci sono segni che un uomo possa essere capace di uccidere la sua famiglia. «Le persone che finiscono per essere uccise non sono mai consapevoli del fatto che potrebbe succedere a loro. Pensano: “Oh, no, non potrebbe mai farmi questo” o “Non potrebbe mai fare questo ai bambini”. La ricerca è chiara: questa gente ha una vita segrete, per essere sinceri. Immaginano, pianificano. Fanno strategie, a volte. Se lo tengono per sé. E tenerlo a mente è importante».

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