Cosa sta succedendo al porto di Trieste, il nuovo centro della lotta contro il Green Pass | Rolling Stone Italia
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Cosa sta succedendo al porto di Trieste, il nuovo centro della lotta contro il Green Pass

Ieri i portuali di Trieste hanno annunciato che domani bloccheranno tutto il traffico del porto per protestare contro l'obbligo del Green Pass sui luoghi di lavoro. Potrebbe essere l'inizio di un "autunno caldo" no-pass

Tony Anna Mingardi/Awakening/Getty Images

Ieri i lavoratori del Porto di Trieste hanno annunciato che a partire da venerdì 15 ottobre – quando avrà inizio l’estensione dell’obbligo di presentazione del Green Pass su tutti i luoghi di lavoro – daranno avvio a un blocco “a oltranza” di tutte le attività produttive. Per questa via i portuali hanno dato sostanza a un’attività di sabotaggio che stavano progettando già da qualche settimana: a fine settembre, durante una seduta assembleare, i membri del CLPT (Coordinamento Lavoratori Portuali Trieste, l’associazione che sta coordinando la protesta) avevano infatti espresso all’unanimità la propria contrarietà all’obbligatorietà del Green Pass, dato che si tratterebbe “non una misura sanitaria, ma di discriminazione e di ricatto che impone a una parte notevole dei lavoratori di pagare per poter lavorare”. Stefano Puzzer, portavoce ufficiale del CLPT, ha inoltre evidenziato che il 40% dei 950 lavoratori portuali risulta sprovvisto di Green Pass e che “l’adesione dei lavoratori del porto allo sciopero” di venerdì si attesterebbe “attorno all’80%”. 

Il caso è esploso dopo che il governo, preoccupato per lo shock produttivo che potrebbe verificarsi a partire da domani, ha tentato una negoziazione tramite una circolare del ministero dell’Interno, nella quale veniva raccomandato alle imprese “di mettere a disposizione del personale sprovvisto di Green Pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti”. Una mediazione che però i portuali hanno rimandato al mittente in un comunicato stampa in cui hanno affermato chiaramente che non scenderanno a patti “fino a quando non sarà tolto l’obbligo del Green Pass per lavorare, non solo per i lavoratori dei porto ma per tutte le categorie di lavoratori”.

Nelle ultime ore, a tentare una mediazione tra governo e CLPT è stato soprattutto Zeno D’Agostino, presidente dell’Attività Portuale di Trieste, che ha chiesto all’esecutivo alcune concessioni per i portuali, tra cui una deroga speciale all’obbligo di presentazione del Green Pass – che secondo D’Agostino avrebbe potuto essere giustificata, dato che questi lavoratori svolgono la maggior parte delle proprie mansioni all’aperto. La deroga, però, non è stata accolta dal ministero delle Infrastrutture e D’Agostino, di fronte alla minaccia di astensione dei lavoratori, ha minacciato a sua volta le dimissioni.

Il timore è che la protesta possa non riguardare soltanto Trieste, ma estendersi anche ad altri scali marittimi italiani di importanza strategica come Gioia Tauro e Livorno, dove però non sono ancora state annunciate manifestazioni. Qualche disordine potrebbe verificarsi anche al porto di Genova, dove però filtra un cauto ottimismo: nel capoluogo ligure, infatti, la percentuale di portuali non vaccinati dovrebbe essere decisamente ridotta – pari a circa il 20% – e di conseguenza alcune società hanno fatto sapere che pagheranno i tamponi ai dipendenti, ma per un periodo di tempo limitato, pari a due settimane. 

A preoccupare non è soltanto il possibile blocco del trasporto via mare, ma anche quello del trasporto terrestre locale e commerciale. Secondo le stime dell’Organizzazione Sindacati Autonomi e di Base (OR.S.A) per bloccare i mezzi pubblici a Roma sarebbe sufficiente che il 5-10% del personale aderisse allo sciopero, una situazione più che probabile nel caso di ATAC, in cui la percentuale dei non vaccinati si aggira tra il 10 e il 20%. L’altro aspetto che preoccupa sono le manifestazioni non autorizzate, incentivate anche dalla stretta sui cortei annunciata da Draghi: sulle chat Telegram dei vari gruppi No Green Pass sono state annunciate tantissime proteste spontanee, che dovrebbero tenersi nei prossimi giorni e che potrebbero coinvolgere anche diverse sedi istituzionali. Per quanto riguarda il trasporto commerciale, nelle scorse ore il direttore generale di Confetra, una federazione di associazioni di trasporti e logistica, Ivan Russo ha avvertito che a partire da venerdì “si rischia il blocco, la paralisi del sistema logistico nazionale”, dato che “La nostra confederazione raccoglie 400mila autisti, stimiamo che il 30% di loro non abbia il Green Pass e che dunque tra pochi giorni si debbano fermare”. 

Un altro problema è quello riguardante i lavoratori stranieri, dato che in molti sono vaccinati con Sputnik o altri farmaci non autorizzati dall’EMA e dall’Aifa e, di conseguenza, non hanno la possibilità di ottenere il Green Pass. In effetti, la situazione dei lavoratori vaccinati con Sputnik – e che non possono sottoporsi ad altre iniezioni – è stata largamente sottovalutata e potrebbe sfociare in diversi cortocircuiti, non soltanto relativi alla logistica e i trasporti, ma anche ad altri servizi essenziali, come ad esempio la curatela di anziani e persone fragili: come ha sottolineato Acli Colf, diverse assistenti familiari provengono dall’Europa dell’est, e le famiglie per cui lavorano potrebbero avere dei problemi a partire dal 15 ottobre, trovandosi all’improvviso senza nessuno che si prenda cura dei loro cari. 

Per tentare di individuare una soluzione condivisa, il premier Draghi ha convocato per questa mattina un tavolo con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. La Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero ha già inviato una nota al Ministro dell’Interno in cui esprime “particolare preoccupazione” in merito agli scioperi, dovuta soprattutto al “possibile verificarsi, alla luce del delicato contesto sociale, di gravi comportamenti illeciti”. Come finirà non è chiaro, ma ciò che sembra plausibile è che la giornata di domani si trasformerà in un “venerdì nero” all’insegna di disordini, disservizi, fermi produttivi e proteste – che potrebbe essere l’inizio di un “autunno caldo” del fronte No Green Pass.