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Cosa sta succedendo a Gerusalemme?

Negli ultimi giorni ci sono scontri sempre più violenti tra polizia israeliana e manifestanti palestinesi, che protestano contro i coloni che vogliono cacciarli dalle loro case nel quartiere di Sheik Jarrah

Mostafa Alkharouf/Anadolu Agency via Getty Images

Questa mattina, dopo una notte di scontri, la polizia israeliana ha fatto irruzione nella moschea di al-Aqsa a Gerusalemme est, capitale della Palestina, sgomberando i fedeli riuniti in preghiera per il Ramadan e lanciando granate e sparando gas lacrimogeni (che hanno danneggiato alcune vetrate della moschea). L’irruzione ha provocato violenti scontri sulla Spianata delle Moschee, nel centro storico di Gerusalemme; secondo la Croce Rossa palestinese negli scontri delle ultime ore ci sono stati 278 feriti.

La causa scatenante dell’irruzione e degli scontri è stata la volontà di circa 8mila palestinesi di occupare la Spianata delle Moschee per protestare contro una manifestazione di nazionalisti israeliani per celebrare la conquista di Gerusalemme est, avvenuta nel 1967, manifestazione che sarebbe dovuta passare per i quartieri musulmani della città e che i palestinesi consideravano una provocazione.

Ma il vero motivo è la situazione estremamente tesa e con occasionali sprazzi di violenza che da diversi giorni è in corso a Gerusalemme est e in particolare nel quartiere di Sheikh Jarrah, abitato da palestinesi ma considerato una zona sacra dagli ebrei, al centro di una disputa legale – su su cui proprio oggi dovrebbe esprimersi in via definitiva la Corte Suprema israeliana – che è diventata un pretesto per sostituire la comunità palestinese residente con cittadini israeliani ebrei. L’UNHCR ha condannato gli sgomberi, esortando Israele a rispettare la legge internazionale (che si applica nella zona di Sheik Jarrah, in quanto territorio Palestinese occupato).

Per la legge israeliana, infatti, i cittadini ebrei possono reclamare qualsiasi edificio a Gerusalemme – anche a Sheik Jarrah, che è una zona che israele occupa contro il parere della comunità internazionale – se possono dimostrare di avere un titolo di proprietà risalente a prima della creazione del Paese nel 1948. Il tema è molto delicato perché riguarda il cosiddetto “diritto al ritorno” reclamato dal paestinesi (a cui invece viene precluso nei territori di Israele).

“Si tratta di un tentativo da parte dei coloni, sostenuti dal governo, di prendersi le nostre case con la forza. Ora basta”, ha detto al Guardian Nabeel al-Kurd, un 77enne abitante di Sheikh Jarrah la cui famiglia è tra quelle che rischiano di venire sfrattate, che ha definito gli sfratti “un tentativo razzista di espellere i palestinesi e rimpiazzarli con i coloni”