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Cosa sappiamo finora sul colpo di stato in Guinea

Membri delle forze speciali dell'esercito guineano ieri hanno arrestato il presidente e sciolto il governo, dicendo che il Paese non ha fatto abbastanza progressi economici dall'indipendenza dalla Francia nel 1958

CELLOU BINANI/AFP via Getty Images

Ieri pomeriggio in Guinea, un piccolo e instabile Paese dell’Africa occidentale, i militari hanno condotto un colpo di stato ccontro il presidente Alpha Condé. In alcune immagini diffuse sui social si vede Condé, 83 anni, circondato da membri delle forze speciali dell’esercito guineano, che l’hanno arrestato; il capo delle forze speciali, Mamady Doumbouya, è poi comparso in televisione per annunciare lo scioglimento di governo e Parlamento e la sospensione della Costituzione.

I golpisti hanno imposto il coprifuoco, chiuso le frontiere e rimpiazzato i governatori delle province con membri dell’esercito. “Il dovere di un soldato è di salvare il Paese”, ha detto Doumbouya apparento in televisione con addosso una bandiera della Guinea. “La personalizzazione della vita politica è finita. Non daremo più tutta la responsabilità della vita politica a un solo uomo, ma la daremo a tutto il popolo. Doumbouya ha aggiunto che il Paese non ha visto abbastanza progresso economico dall’indipendenza dalla Francia nel 1958. “Se vedete lo stato delle nostre strade, lo stato dei nostri ospedali, capite che dopo 72 anni è il momento di svegliarsi”.

Il colpo di stato arriva pochi mesi dopo la rielezione di Condé alla presidenza in elezioni controverse, che è potuta arrivare perché il presidente aveva precedentemente cambiato la Costituzione rimuovendo il limite di due mandati. Inoltre, una settimana fa, il Parlamento della Guinea aveva approvato una modifica al bilancio del Paese riducendo il budget di polizia ed esercito e aumentando le spese parlamentari e della presidenza.

Prima dell’annuncio ufficiale, sui social erano girati video che mostravano sparatorie, incendi e mezzi militari per le strade della capitale del Paese, Conakry. Ma non è chiaro quanto sia il sostegno di cui godono i militari. Secondo Youssouf Bah, un giornalista guineano sentito da Al-Jazeera, il Paese è diviso, con una parte che sostiene i golpisti e una parte che ha già causato scontri di piazza, ed è molto difficile capire esattamente cosa sta succedendo.