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Cosa pensano i giovani che appoggiano Macron

Abbiamo intervistato i membri del movimento 'Jeunes avec Macron', per capire come i giovani macroniani immaginano la Francia del futuro

Foto di Chesnot/Getty Images

Un palco esagonale avvolto dal tricolore francese occupa il centro della Défense Arena di Nanterre, mentre una voce dagli altoparlanti incoraggia i trentamila presenti a fare rumore. Con questa americanata fatta di luci, bandiere e mani che battono a ritmo di slogan in rima, la Francia che sostiene Emmanuel Macron si prepara al primo turno delle elezioni presidenziali di oggi, 10 aprile.

Lo scorso 2 aprile è andato in scena il primo, nonché unico, comizio del presidente uscente che ha parlato a una folla di sostenitori accolti al grido di «la mobilitazione è ora, la battaglia è ora». Macron chiama a raccolta i suoi elettori e li mette in guardia facendo l’esempio dei sondaggi Brexit: il rischio di un ribaltamento dei risultati a favore di Marine Le Pen è di fatto molto alto e occorre assicurarsi il ballottaggio del 24 aprile per fermare l’onda estremista a cui i francesi guardano con sempre più interesse; soprattutto stavolta che la campagna elettorale è stata oscurata dalla guerra in Ucraina.

Eppure Macron potrebbe trarre vantaggi persino da questo contesto visto il suo ruolo di mediatore con Vladimir Putin per conto dell’Europa. Stare quindi fuori dall’hype delle presidenziali non si sta rivelando poi così limitante per la sua promozione politica. Al contrario la Francia sta mandando un messaggio potente al mondo: il Paese ne fa di fatto un discorso di credibilità e si considera così la principale potenza militare europea, capace di garantire ancora un canale diplomatico con la Russia.

E ne è convinta anche Albane Branlant, 24 anni, consigliera nazionale del movimento Jeunes avec Macron (Jam). Il gruppo è nato nel 2015 davanti a una birra in un ristorante popolare del ventesimo arrondissement, L’Usine de Charonne. Erano quattro amici all’epoca, si incontravano ogni giorno per discutere di ciò che stava succedendo in Francia, condividendo le inquietudini per l’immobilismo di François Hollande che non era all’altezza delle loro aspettative. E in poco tempo si sono resi conto che quel giovane ministro che stava facendo molto parlare di sé con le sue battaglie liberali aveva bisogno di una squadra di ragazzi che sostenesse le sue idee. Inizia così la storia dei Jam, che una volta usciti dall’ala destra della sezione giovanile del Partito socialista hanno sostenuto Emmanuel Macron prima con un think tank, La Gauche Libre, poi con l’impegno all’interno della République en marche (Lrem).

A chi li accusa di essere strumentalizzati o bravi solo a distribuire volantini, rispondono con idee e proposte concrete. Albane per esempio è attiva in politica dai 18 anni: «Possiamo far sentire la nostra voce e in questo senso i social network sono molto utili. Noi giovani non abbiamo tempo solo per i filtri e i balletti su TikTok, vogliamo piuttosto raccontare la nostra visione del mondo tra un post e l’altro».

Tra le app in circolazione i Jam non hanno tralasciato nemmeno Tinder e Grindr. Per motivare la nuova generazione di potenziali elettori a iscriversi nelle liste elettorali entro la data limite del 4 marzo, conditio sine qua non per poter esprimere la propria preferenza in primavera, hanno creato profili dove matchare stavolta significava anche parlare di programmi elettorali e attualità. La conversazione aveva a che fare con questo tipo di domande: «Accetti di parlare di altre cose oltre che di incontri? Pensi di andare a votare? Andrai alle urne il 10 e il 24 aprile? Conosci la procedura per il voto per procura?». Ma Albane assicura che da questo esperimento sono nate anche nuove coppie sotto il segno di Macron.

Non potevano poi mancare le strategie che strizzano l’occhio a Netflix, la piattaforma più utilizzata da millennial e zoomer per seguire le proprie serie tv preferite. Su YouTube il presidente uscente è il protagonista di Le Candidat, una web series settimanale per seguire il candidato durante gli appuntamenti della campagna elettorale. Gli stessi che vengono promossi anche su Twitch, uno spazio per gamer e streaming di intrattenimento che all’occorrenza diventa tribuna per i dibattiti politici, sfruttando proprio quell’aura nerd che lo rende un contenitore per un pubblico di nicchia, ma pur sempre giovanissimo. Esattamento quello a cui vuole parlare Macron.

I giovani macroniani, però, non ci stanno a essere ricordati come coloro che hanno inaugurato la stagione della politica francese in un’ottica di gamification e semplice ricorso alle ultime tecnologie. Chiedono piuttosto che le loro idee vengano ascoltate, diventando al tempo stesso reali punti programmatici di Monsieur, le candidat. «Vogliamo che l’ambiente e l’università tornino al centro delle priorità di questa presidenza – dice Albane – sosteniamo Macron, ma siamo certi non abbia ancora fatto abbastanza per l’ecologia, per esempio. Ecco perché stiamo facendo la nostra parte come giovani: lì dove non è forte la sensibilità degli adulti, ci inseriamo noi con le nostre idee».

L’assenza di confronto elettorale su certe questioni è stato denunciato anche dal think tank francese The Ecological Factory, specializzato in sviluppo sostenibile, al punto da spingerlo a pubblicare lo scorso dicembre 26 schede tematiche con i temi di interesse pubblico dimenticati dai candidati alla presidenza. Si tratta di un approccio alla questione che stride con l’urgenza di una transizione ecologica e che non può essere relegata alla sola discussione sull’energia nucleare.

Serve un cambio di passo in grado di sostenere gli impegni, per quanto embrionali, che erano stati fissati già nel Patto Ecologico del 2007, una “carta ambientale” firmata dai principali candidati in quelle elezioni. «La politica deve prendersi le sue responsabilità, abbandonando le scelte di comodo – continua la consigliera di Jam – la caratura di un percorso amministrativo dopotutto si misura proprio dalle scelte fatte per apportare cambiamenti strutturali nella società».

In tal senso, gli altri temi su cui Albane si augura interventi più incisivi sono la legalizzazione della cannabis, l’introduzione di percorsi di orientamento universitario per gli studenti e il rafforzamento di una dimensione europeista della Francia. E se nelle scorse settimane hanno fatto sorridere i manifesti con cui i Jeunes avec Macron hanno tappezzato i muri delle principali città chiedendo in perfetto stile Netflix “altre 5 stagioni di governo”, adesso i giovani attivisti chiariscono di non essere semplici tifosi del presidente uscente.

«Ci piace chiedere il voto ai cittadini, e soprattutto ai nostri coetanei, basandoci sui fatti concreti», chiarisce Albane. Nel dipartimento della Cote-d’Or, per esempio, i manifesti scelti dai Jam ricordavano che gli abitanti hanno risparmiato 1490 euro con la soppressione della tassa di abitazione. Sul manifesto affisso nel dipartimento della Touraine invece si leggeva: “30% dei lavoratori protetti grazie alla cassa integrazione”. «Abbiamo deciso di personalizzare i manifesti in funzione dei dipartimenti affinché le persone potessero constatare nello specifico i progressi che il governo ha fatto o i risparmi che sono stati possibili».

L’inquilino dell’Eliseo non è quindi il protagonista di una serie tv. Raccontarne il programma attraverso i social o pattern che ne sfruttano i punti di forza è una strategia di comunicazione che accorcia la distanza tra le istituzioni e la comunità. Si pensi allo stesso storytelling realizzato dalla fotografa ufficiale di Macron, Soazig de la Moissonnière, che ritrae nei suoi scatti la quotidianità del presidente in perfetto stile Pete Souza. «Riconosciamo gli errori fatti da Macron negli anni, come la cattiva gestione dei gilet gialli e il suo atteggiamento arrogante che spesso non va giù ai francesi – conclude Albane Branlant – ma abbiamo davvero bisogno di altre cinque stagioni al suo fianco, perché l’idea di un governo di estrema destra che ci vuole isolati dal progetto europeo, tra le altre cose, è paurosa e anacronistica».

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