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Cosa hanno detto i leader mondiali all’Assemblea Generale dell’ONU

Biden ha vantato la fine dell'epoca delle guerre americane, Xi Jinping ha annunciato lo stop agli investimenti sul carbone all'estero e i Talebani hanno chiesto di essere rappresentati all'ONU

Mary Altaffer-Pool/Getty Images

Si è conclusa ieri a New York la 76esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – di fatto, il Parlamento del mondo. A causa della pandemia è stata una riunione strana: alcuni dei leader erano in presenza (tra questi il presidente del Brasile Jair Bolsonaro, che è stato fotografato costretto a mangiare una pizza da asporto per le strade di New York perché, non essendo vaccinato contro il Covid, non ha potuto entrare nei ristoranti) mentre altri si sono connessi da remoto. 

Nonostante le difficoltà logistiche, però, doveva essere una sessione particolarmente importante. Lo ha sottolineato nel suo intervento il Segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres: “Sono qui per suonare l’allarme: il mondo deve svegliarsi. Siamo sull’orlo del precipizio ci stiamo muovendo nella direzione sbagliata”. Pandemia, catastrofe climatica, una nuova guerra fredda in arrivo e numerose emergenze regionali sono stati i temi all’ordine del giorno: la società mondiale è “divisa”, “frammentata” dalla diffidenza, la solidarietà internazionale è “dispersa”. L’esempio dei vaccini, che i Paesi ricchi stanno ancora monopolizzando al punto da preferire buttare via dosi scadute piuttosto che fornirle ai Paesi poveri, è emblematico.

In questo contesto, gli interventi più attesi erano ovviamente due. Quello di Joe Biden, al suo primo messaggio all’ONU da presidente degli Stati Uniti, e quello del presidente cinese Xi Jinping. Dal podio, Biden ha vantato la fine dell’era delle guerre condotte dagli Stati Uniti in giro per il mondo e l’inizio di una nuova fase di diplomazia – una dichiarazione che inevitabilmente suona ipocrita visto che solo pochi giorni fa gli Stati Uniti hanno annunciato una nuova alleanza militare con Australia e Regno Unito in chiave anticinese. Biden ha poi promesso che gli Stati Uniti raddoppieranno il proprio contenuto economico per aiutare i Paesi in via di sviluppo a fronteggiare la crisi climatica – contributi che però, al momento, sono sempre rimasti lettera morta. 

Diversi i toni del discorso di Xi, che ha chiesto di rafforzare il multilateralismo, fatto promesse riguardo alla campagna vaccinale e soprattutto annunciato che la Cina non finanzierà più progetti basati sul carbone all’estero, con l’intenzione di aiutare invece i Paesi in via di sviluppo ad accedere a “energie verdi o a basse emissioni”. Si tratta di una dichiarazione rilevante, visto che a livello mondiale il 95% dei finanziamenti per i progetti a carbone arrivano da Cina, Giappone e Corea del Sud, e adesso tutti e tre i Paesi sembrano intenzionati a chiudere i rubinetti. In pratica, da oggi su scala globale non ci sono praticamente più finanziamenti esteri per progetti a carbone. 

Oltre ai discorsi di Biden e Xi, due note di colore sono venute da Ebrahim Raisi, il nuovo presidente dell’Iran, che ha tenuto un discorso fortemente anti-americano, e dai Talebani, che hanno scritto una lettera ufficiale a Guterres chiedendo di poter parlare all’Assemblea Generale dell’ONU e nominando ambasciatore presso le Nazioni Unite il loro portavoce Suhail Shaheen. La questione dovrà però essere risolta, visto che al momento all’ONU è ancora rappresentato il vecchio governo afghano.