Cosa farà l’Occidente davanti al rischio di un’escalation con Putin? | Rolling Stone Italia
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Cosa farà l’Occidente davanti al rischio di un’escalation con Putin?

C'è chi dice che il leader russo non veda l'ora di mostrare il suo armamento nucleare in Ucraina e chi paragona l'attentato in Russia a quello del 1914 a Sarajevo. Più realisticamente, è vero che per la Nato il pericolo di una guerra in Europa non è mai stato così concreto dai tempi del Muro di Berlino

Putin

Credits: Contributor via Getty

Ormai è chiaro che, per quanto riguarda l’attentato di venerdì sera al Crocus Hall di Mosca, dove hanno perso la vita 150 russi, la pista che porta a un’iniziativa autonoma dell’Isis non convince – o non vuole convincere – Putin. È vero, la smentita dell’Ucraina nel coinvolgimento dell’operazione può suonare come rito, ma ci sono comunque vari indizi che fanno pensare che il Cremlino voglia usare l’attacco – sulle cui dinamiche ci sono tanti lati oscuri, da tutte le parti – per riabilitare la propria immagine e legittimare la guerra a prescindere, anzi proprio forzando la realtà. Il fatto stesso che, tra i tanti, il sito di disinformazione russa in Italia, Il Corrispondente, abbia già dato per assodata la mano di Kiev dietro l’ingaggio dei miliziani è una testimonianza chiara delle intenzioni di Putin: far sapere al mondo che Zelensky è responsabile dell’attacco, screditare la sua immagine e rafforzare la propria.

E questo nonostante l’Isis in passato avesse accusato Mosca di avere «le mani sporche di sangue musulmano», tirandola in ballo per gli interventi in Afghanistan e in Cecenia e mostrandosi quindi tutt’altro che disinteressata alla causa, perlomeno rispetto a come la vuole descrivere il Cremlino. E in più c’è da dire che un colpo del genere è comunque una brutta botta nei confronti di Putin stesso, che ha mostrato la vulnerabilità del regime. Ecco, al netto del fatto che anche in Occidente ci si sta chiedendo se sia stata veramente l’Isis da sola a organizzare tutto, e i servizi segreti sospettano una mano da parte dell’Iran (certo, può essere propaganda anche questa), in ogni caso una risposta netta da parte della Russia in Ucraina rafforzerebbe la percezione della leadership di Putin sul piano nazionale e internazionale.

E allora l’Occidente, noi compresi, ha cominciato a unire i puntini e a farsi due conti, giudicando plausibile una sorta di escalation militare che potrebbe coinvolgere la Nato stessa. Non significa che automaticamente la guerra sia alle porte, specie in Italia; ma che in tanti, in Europa e negli Stati Uniti, abbiano comunque drizzato le antenne più del solito, questo sì. Ergo, ci si aspettano colpi di scena, oltre a un intensificarsi degli attacchi sul suolo Ucraina, tra l’altro già in corso. Il Paese più preoccupato è la Polonia, anche solo per questioni geografiche: fa parte della Nato dal 1999, ha la guerra a pochi chilometri e durante uno degli ultimi raid aerei su Leopoli, la città dell’Ucraina che è quasi al confine, ha visto il suo cielo violato da un missile russo «per 39 secondi». La fonte è l’esercito polacco stesso, che in queste ore chiederà «spiegazioni» a Mosca. Non è la prima volta che succede, anzi, ci sono stati episodi più gravi; ma stavolta ha un sapore diverso. Così il progetto polacco adesso è, per sicurezza, di recuperare i vecchi bunker e istituire un corpo di trentamila guardie territoriali al confine.

Questa cosa del recupero di vecchie strutture e strategie sepolte è quella che più di tutti in Europa fa pensare a un ritorno del pericolo di un conflitto, anche solo a livello d’immaginario. C’è chi, tra gli oppositori di Putin, dice che il leader russo non veda l’ora di mostrare il suo armamento nucleare in Ucraina, e chi paragona l’attentato in Russia a quello del 1914 a Sarajevo, da cui partì la Prima Guerra Mondiale. Più realisticamente, è vero che per la Nato il pericolo di una guerra in Europa non è mai stato così concreto dai tempi del Muro di Berlino, e non è poco.

Anche perché non è un gran momento per l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, che tra giugno e novembre andranno al voto: la speranza di Putin, sempre secondo i servizi segreti occidentali, è di coglierle impreparate, distratte, e mettere alla prova la resistenza della Nato. Il rischio più concreto è quello di una provocazione. Per l’articolo cinque, infatti, se un suo Stato membro fosse attaccato, gli altri dovrebbero schierarsi dalla sua parte. I principali indiziati sono la Polonia, appunto, o le Repubbliche Baltiche, dove c’è tensione da decenni e la Russia potrebbe intervenire con qualche piccolo incidente bellico creato ad hoc, così da saggiare la risposta della Nato. Da lì a un conflitto armato il passo è breve. La Nato per ora si cautela, e ha in programma di mettere ancor più soldati nelle terre di confine, come la Polonia appunto, ma anche la Romania e l’Ungheria. E poi aspettare, e cercare di capire da che parte tirano le strategie di Putin. Anche qui: in tempo di presunta pace, non è poco.

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