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Cosa è successo su internet nel 2021

Il 2021 è stato l'anno degli NFT, di Clubhouse, del Metaverso. Ma anche l'anno di un nuovo scandalo che riguarda Facebook, di Reddit che specula su GameStop, dell'assalto al Campidoglio. In breve: da quest'anno internet va preso sul seri

Mark Zuckerberg testimonia davanti al Congresso. Foto Saul Loeb/AFP via Getty Images

5,7 milioni di ricerche su Google. 167 milioni di video guardati su TikTok. 575 mila nuovi tweet pubblicati. 65 mila nuove foto su Instagram. 283 mila dollari spesi in acquisti su Amazon. È quello che è successo ogni minuto minuto del 2021 su Internet: una marea incommensurabile di dati prodotti dai 4,6 miliardi di esseri umani che hanno ormai accesso alla rete. E un numero che non può che continuare a crescere, man mano che il web diventa un nodo sempre più inestricabile dell’economia globale.

Eppure, fino a molto di recente a molti sembrava una perdita di tempo preoccuparsi di quel che accade su Internet.

Mentre su Reddit e 4chan si sviluppavano le tattiche di vessazione digitale che sarebbero state poi prese in prestito dagli estremisti di mezzo mondo negli anni seguenti, l’algoritmo di YouTube radicalizzava migliaia di persone, Facebook accelerava eventi drammatici come il genocidio dei Rohingya in Myanmar o il traffico di esseri umani nel Medio Oriente e il presidente degli Stati Uniti strizzava entrambi gli occhi a violenti movimenti nati online, l’idea che si dovessero prendere con una certa serietà meme, tweet e post veniva sistematicamente accantonata. Poi è arrivato il 6 gennaio 2021 e l’attacco al Campidoglio: cinque morti, dozzine di feriti, decine di arresti, e una miriade di meme e simboli che hanno senso soltanto online fatti sfilare tra le mura del Congresso statunitense.

Nelle ore immediatamente successive all’attacco, la ricercatrice dello Stanford Internet Observatory Renee DiResta descriveva quanto accaduto come “un impressionante ripudio dell’idea che ci sia un mondo online e uno offline e che ciò che viene detto online sia in qualche modo confinato online”. Nelle settimane successive, Big Tech avrebbe collettivamente espulso Donald Trump da tutte le principali piattaforme digitali.

Era soltanto l’inizio di un anno in cui la sfera digitale ha colliso spessissimo con il mondo in carne ed ossa, ottenendo risultati talvolta assurdi, talvolta terrificanti. È stato l’anno in cui un’insegnante di aerobica che trasmetteva una lezione in diretta Facebook all’aperto ha involontariamente ripreso il colpo di stato in corso in Myanmar. È stato l’anno in cui una massa di micro-investitori della domenica organizzatisi su Reddit ha messo in bella mostra tutta la ridicola fragilità del mercato azionario, investendo in blocco sulle azioni di GameStop quando i professionisti le davano ormai per spacciate. Ma anche in cui un’altra massa proveniente da Reddit – o, più precisamente, da r/antiwork – ha reso vani i tentativi dei dirigenti di Kellogg’s che cercavano di sostituire 1400 lavoratori in sciopero.

Malgrado le proteste, è stato l’anno in cui un numero ridotto ma estremamente rumoroso di persone ha deciso di puntare tutto sul web3 – termine molto molto vago che indica un “Internet del futuro” che dovrebbe essere basato sulla blockchain, decentralizzato e libero dal controllo di Big Tech. Tra criptovalute, smart contract e NFT, abbiamo scoperto che c’è un sacco di gente che non vede l’ora di imporre scarsità artificiale su Internet e trasformarlo in gran parte in un immenso casinò. Qualcuno ci ha già fatto tantissimi soldi, tanti altri sono stati truffati e sono andati sul lastrico

Nel 2021, poi, abbiamo cominciato a sentir parlare di Metaverso al di là delle convention di appassionati di fantascienza, e abbiamo scoperto che dovrebbe essere una sorta di realtà virtuale condivisa tramite internet, dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio avatar, come accade già da tempo in videogiochi come Fortnite. Mark Zuckerberg è apparso sotto forma di gommoso personaggio animato in un video per annunciare di voler investire massicciamente in questa direzione, e ne ha cambiato il nome da Facebook a Meta di conseguenza. 

Abbiamo continuato a chiamarla Facebook, e abbiamo assistito mentre si arrampicava sugli specchi per rispondere alla valanga di accuse contenute nei Facebook Files pubblicati dalla whistleblower Frances Haugen, che mostrano come le pratiche e le priorità aziendali della compagnia abbiano messo in serio pericolo i miliardi di utenti che utilizzano Facebook, Instagram e Whatsapp. Ci siamo resi conto di quanto, comunque, siamo dipendenti da questi prodotti sia come società che come individui quando, a inizio ottobre, i servizi della compagnia non hanno funzionato per ore. Nel frattempo, TikTok diventava il sito più visitato dell’anno, oltre all’app più scaricata sull’App Store al mondo. Dopo una brevissima parentesi di popolarità, Clubhouse era ormai relegato al dimenticatoio. OnlyFans ha provato ad autoannientarsi annunciando di voler bandire i contenuti porno, ma poi ha cambiato idea.

Un po’ in risposta all’effettivo strapotere di Big Tech, alla sua scarsa trasparenza e alla mancata protezione degli utenti, un po’ perché molti governi (principalmente autoritari) vogliono estendere il proprio controllo anche a ciò che viene detto online, la regolamentazione delle tech company è avanzata. Twitter è ai ferri corti con l’India e la Russia ed è stato bandito in Nigeria, diversi Paesi (tra cui l’Italia) stanno investigando sulle pratiche monopolistiche di queste compagnie e elargendo multe, e l’Unione europea è molto vicina all’approvazione del Digital Services Act, che dovrebbe fornire un quadro regolatorio delle piattaforme digitali di prima categoria. 

Dietro le quinte, poi, la Silicon Valley è stata scossa da un’ondata di sindacalizzazioni e scandali legati allo sfruttamento del lavoro che non accenna a fermarsi: sembra passata un’epoca da quando, il 4 gennaio, i lavoratori di Google hanno annunciato la creazione dell’Alphabet Workers Union. Da allora abbiamo assistito a tantissimi tentativi di sindacalizzazione ad Amazon, ma anche serie proteste da parte dei dipendenti LGBTQ+ di Netflix e tra i lavoratori di Apple, che il 24 dicembre hanno scioperato in tutti gli Stati Uniti

Ciò che ne emerge è il ritratto confusionario e inquieto di un universo che non ha mai ricevuto tanta attenzione – economica, politica, sociale – e che viene strattonato da una parte e dall’altra da milioni di persone – investitori, attivisti, utenti – che hanno tutte un’idea diversa su ciò che dovrebbe diventare. Una cosa, però, è chiara: nessuno sottovaluta più Internet.