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Cosa è successo stanotte in Bielorussia

Ci sono state enormi manifestazioni di piazza represse con la violenza dopo che Alexander Lukashenko, presidente dal 1994 di quella che viene chiamata "l'ultima dittatura d'Europa", ha vinto le elezioni con l'80%, un risultato poco credibile

Misha Friedman/Getty Images

Dopo una campagna elettorale segnata da censura, repressione e arresti ingiustificati di membri dell’opposizione, ieri si sono tenute le elezioni in Bielorussia – quella che è spesso soprannominata “l’ultima dittatura d’Europa” – e il risultato ufficiale è la prevedibile vittoria del presidente uscente Alexander Lukashenko, che governa il Paese dal 1994. Secondo gli exit poll Lukashenko avrebbe vinto con oltre l’80% dei voti, mentre la sua principale avversaria Svetlana Tikhanovskaya avrebbe preso circa il 10%. 

Di questi numeri però c’è poco da fidarsi. In primis perché prima delle elezioni c’erano state enormi manifestazioni di piazza contro Lukashenko – le più grandi dall’indipendenza della Bielorussia ad oggi. In secondo luogo perché durante questa campagna elettorale, per la prima volta, Lukashenko era sembrato vacillare: l’opposizione si era unita intorno alle moglie di due candidati estromessi dalle elezioni nelle settimane prima del voto e alla coordinatrice di un terzo, anche lui estromesso.

Tikhanovskaya, volto dell’opposizione, è un ex insegnante di inglese e la moglie del blogger e youtuber Sergei Tikhanovsky, noto oppositore di Lukashenko arrestato a inizio maggio ed escluso dalle elezioni. Insieme a lei a guidare l’opposizione ci sono Veronika Tsepkalo, moglie di un imprenditore che è scappato dalla Bielorussia prima di essere arrestato, e Maria Kolesnikova, coordinatrice della campagna elettorale del banchiere Viktor Babaryko, anche lui estromesso dalle elezioni. 

L’opposizione guidata da Tikhanovskaya non ha un vero programma politico: chiedeva solo l’amnistia per gli oppositori politici arrestati e nuove elezioni democratiche. Una richiesta che arrivava in un momento di grande debolezza di Lukashenko, che a gennaio ha dovuto incassare la fine degli accordi vantaggiosi sul gas fornito dalla Russia e che poi ha gestito male la pandemia di coronavirus. 

Giù durante la giornata di voto per le strade di Minsk si erano visti moltissimi veicoli militari. All’annuncio della vittoria di Lukashenko, questa notte, la gente è scesa in piazza di nuovo, questa volta per protestare, venendo accolta dai lacrimogeni e dai manganelli della polizia che aveva completamente bloccato gli accessi a Minsk, la capitale del Paese. Il governo ha anche bloccato internet per diverse ore, nel tentativo di impedire alle proteste di coordinarsi.  

Le proteste di questa notte sono state largamente pacifiche ma sono state represse con la violenza dalla polizia bielorussa. I manifestanti ritengono che i risultati ufficiali delle elezioni siano stati manipolati, sia perché sondaggi non ufficiali condotti prima del voto mostravano Tikhanovskaya sopra il 50%, sia perché sono stati documentati casi di brogli elettorali in alcuni seggi, commessi principalmente tramite il voto per posta. Secondo Tsepkalo, “per cinque giorni nessuno ha sorvegliato le urne elettorali, permettendo alle autorità di manipolare estesamente il voto”. 

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