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Cosa c’entra la leva militare con la pausa dei BTS?

In Corea del Sud tutti i giovani maschi di 18-28 anni che sono considerati abili devono prestare servizio miliare obbligatorio: al momento, nessuno dei BTS si è ancora arruolato, nonostante tutti i membri del gruppo abbiano raggiunto l’età per l'addestramento

Foto di Axelle/Bauer-Griffin/FilmMagic

La prima cosa che viene in mente quando si parla di cultura coreana è certamente il K-pop, il fenomeno musicale che dalla Corea del Sud ha conquistato le classifiche di tutto il mondo, e nel K-pop c’è senza dubbio un gruppo che per fama internazionale e incassi si impone su tutti gli altri: i BTS. O per lo meno, si imponeva. Perché martedì scorso, in un video caricato sul proprio canale Youtube, i membri della boy band sudcoreana hanno annunciato di voler prendersi del tempo per se stessi.

Anche se nessuno ha parlato apertamente di disgregazione, i sette hanno detto di voler chiudere il primo capitolo della storia dei BTS e concentrarsi per il momento sulla propria carriera da solisti. Dopo 9 anni di attività, il gruppo ha ammesso di accusare la stanchezza dovuta agli intensissimi ritmi e ai sacrifici cui obbliga l’industria musicale della Corea del Sud. In un momento toccante e di grande sincerità davanti alle telecamere, i membri hanno discusso delle difficoltà personali incontrate nel corso degli ultimi anni.

RM, il leader dei BTS, ha parlato delle pressioni a cui il gruppo e i singoli sono sottoposti. «Il problema del sistema delle celebrità K-pop è che non ti dà il tempo per maturare. Devi continuare a produrre musica, continuare a fare qualcosa. Non c’è semplicemente tempo rimanente per la crescita personale», ha detto. Suga ha rincarato la dose. «Vorrei scrivere dei miei sentimenti e delle storie che mi va di raccontare, ma devo sempre forzatamente spremere nuove strofe perché bisogna soddisfare qualcuno». «Abbiamo parlato tra di noi diverse volte e crediamo sarebbe bene passare del tempo ognuno per conto proprio», ha spiegato J-Hope, mentre V ha ricordato un discorso fatto proprio con J-Hope su come i progetti da solista avrebbero rafforzato le sinergie del gruppo. Anche perché, a detta di RM, dopo gli ultimi successi internazionali «non sapevo più che tipo di gruppo fossimo».

Nel video i sette ragazzi discutevano in coreano. Ciò che però ha creato scompiglio è stata la traduzione nei sottotitoli, in cui si parlava di “iato”. Hybe Corp., il colosso dell’intrattenimento di cui fanno parte i BTS, si è presto affrettata a rettificare in una dichiarazione pubblica che i sette continueranno a lavorare come gruppo oltre che individualmente. «I BTS non si prendono una pausa. I membri si concentreranno maggiormente sui progetti da solisti in questo momento», diceva la dichiarazione.

In sostanza, si sarebbe trattato di una cattiva traduzione. «I BTS iniziano un nuovo capitolo intraprendendo in parallelo attività individuali e di gruppo», ha detto l’etichetta del gruppo, aggiungendo che «li sosterremo con entusiasmo». Ciò tuttavia non ha impedito alle azioni di Hybe di crollare il giorno dopo la pubblicazione del video e in giornata hanno toccato il -28% alla borsa di Seul mandando in fumo circa 1,7 miliardi di dollari. I BTS infatti rappresentano circa il 70% dei ricavi del colosso sudcoreano dell’intrattenimento.

Sul motivo della decisione si sta discutendo molto. L’industria dello spettacolo sudcoreana è un vero e proprio tritacarne, nel quale gli artisti sono sottoposti a una rigida disciplina imposta dalle case di produzione che investono nei gruppi musicali. Le agenzie si fanno carico della formazione delle celebrità che è quindi estremamente rigorosa e può durare anni. Perciò, una volta che un gruppo è lanciato, le agenzie obbligano gli artisti a mantenere un’agenda fittissima che spesso esige enormi sacrifici personali dagli artisti. Non sono mancati casi di abusi psicologici e depressione, in un settore iper-competitivo come il K-pop. È abbastanza comprensibile quindi che i sette membri del gruppo abbiano voluto esprimere frustrazione riguardo le loro aspirazioni personali durante la registrazione del video.

C’è però un altro fattore che è stato considerato per spiegare come mai i BTS abbiano deciso di prendersi una pausa come gruppo nel momento di maggior successo internazionale. In Corea del Sud tutti i giovani maschi di 18-28 anni che sono considerati abili devono prestare servizio miliare obbligatorio. Nonostante l’armistizio del 1953, formalmente il Paese non ha mai sottoscritto un trattato di pace con la Corea del Nord e le tensioni nella penisola non si sono mai definitivamente sopite.

La leva è di quasi due anni e, al momento, nessuno dei BTS si è ancora arruolato, nonostante tutti i membri del gruppo abbiano raggiunto l’età per il servizio militare. Jin, il più grande, ha tempo fino al 4 dicembre per presentarsi per l’arruolamento. La legge prevede la possibilità di essere esentati dalla leva e svolgere un servizio alternativo. Questa però è riservata a personalità dello sport e dello spettacolo che abbiano visto competizioni internazionali riconosciute dalle autorità sudcoreane, come ad esempio i giochi olimpici.

Molti si sono lamentati che la legge sia discriminatoria nei confronti dei cantanti pop e in particolare dei BTS, la cui musica ha contribuito a elevare enormemente il prestigio internazionale della Corea del Sud. Su questo tema ci sono diverse sensibilità che dividono la società sudcoreana.

Secondo un sondaggio condotto qualche mese fa circa il 60% dei sudcoreani sostiene l’introduzione di norme che esentino alcuni cantanti K-pop dal doversi arruolare nelle forze armate, ma la fascia demografica in cui questa idea era meno popolare era quella dei giovani maschi di 18-29 anni.

Proprio questo gruppo di elettori è stato uno dei target su cui si è basata la strategia elettorale del nuovo presidente conservatore Yoon Suk-yeol durante la campagna per le presidenziali di marzo. Il nuovo governo quindi avrà tutto l’interesse ad ascoltare le voci della propria base elettorale, che sembra contraria alla concessione dell’esenzione. Oltretutto, il posizionamento sulla questione ricalca bene le divisioni politiche sudcoreane. Nel 2020 l’ex governo democratico approvò una legge speciale che ha permesso ai BTS di ritardare la coscrizione di 2 anni. L’ex ministro della cultura, il democratico Hwang Hee, poco prima di lasciare la propria carica ha commentato che «sarebbe una perdita nazionale» se la boy band fosse costretta al servizio militare. Tuttavia, l’attuale polarizzazione tra destra e sinistra ha reso improbabile qualsiasi compromesso.

Eppure la decisione di prendersi una pausa sembra indicare che le cose si stiano muovendo proprio in quella direzione. Sciogliendo temporaneamente il vincolo di gruppo, i singoli membri dei BTS avrebbero sia l’occasione di perseguire interessi individuali che adempiere agli obblighi militari. Col cambio di governo, l’aria a Seul è cambiata e così anche l’ambiente socio-politico in cui vivono e prospera il K-pop. Se sia davvero questo il motivo dietro alla scelta del gruppo è ancora presto per dirlo con certezza, ma la risposta potrebbe arrivare nei prossimi mesi.

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