Cosa c'è da sapere sul grande sciopero dei rider di oggi in Italia | Rolling Stone Italia
Home Politica

Cosa c’è da sapere sul grande sciopero dei rider di oggi in Italia

Oggi è il #NoDeliveryDay, giornata di sciopero nazionale dei rider che vogliono essere trattati come lavoratori dipendenti. E chiedono a tutti di non ordinare per solidarietà

Dinendra Haria/SOPA Images/LightRocket via Getty Images

Pochi giorni fa lo sciopero di tutta la filiera Amazon, oggi i rider. In quello che negli ultimi anni e ancor di più con la pandemia, con le chiusure che costringono bar e ristoranti ad appoggiarsi interamente su asporto e consegne, è diventato un settore sempre più importante dell’economia, è in corso oggi un grande sciopero nazionale – convocato dalla rete nazionale RiderXiDiritti, che ha raccolto adesioni da tutta Italia, invitando anche i clienti a rinunciare per un giorno a ordinare tramite app per sostenere la lotta dei lavoratori.

L’obiettivo dello sciopero è opporsi all’accordo stretto lo scorso settembre tra Assodelivery e il sindacato Ugl che, tra le altre cose, sancisce la natura di lavoratori autonomi dei rider – esattamente ciò che vogliono le aziende e l’opposto di quello che da tempo chiedono i rider.

“Il 26 marzo i ruoli saranno invertiti, i rider di tutta Italia si fermeranno in attesa che stavolta tocchi a loro ricevere qualcosa: un contratto vero e proprio, con tutele reali, concrete garanzie, equità e rispetto del loro lavoro. In altre parole, un contratto collettivo nazionale”, ha scritto la UILTuCS, sindacato nazionale dei lavoratori di turismo, commercio e servizi, che si occupa anche dei rider e dei lavoratori della gig economy.

Foto via Facebook

Sempre UILTuCS ha pubblicato una lettera aperta dei rider ai clienti e all’opinione pubblica, in cui si chiede solidarietà e di non fare acquisti tramite app. “Da anni stiamo lottando affinché siano riconosciuti i nostri diritti. Ci troviamo in una situazione paradossale, eppure diffusa nel mondo del lavoro contemporaneo, sempre più simile ad una giungla: siamo pedine nelle mani di un algoritmo, eppure siamo considerati lavoratori autonomi; siamo inseriti in un’organizzazione del lavoro senza alcun potere, eppure non siamo considerati lavoratori dipendenti”, si dice nella lettera. “Il finto lavoro autonomo è solamente un espediente: consente a multinazionali feroci di non rispettare i contratti e di non riconoscerci tutele quali ferie, malattia, tredicesima, quattordicesima, tfr, salari certi in base ai minimi tabellari e non variabili in base al ricatto del cottimo”.

Lo sciopero di oggi arriva in un momento positivo per le lotte dei rider, che possono contare su una sempre maggiore attenzione pubblica nei loro confronti e sul fatto che diversi tribunali europei abbiano recentemente riconosciuto il carattere di subordinazione del lavoro che svolgono. Le piattaforme continuano a considerare i rider dei lavoratori autonomi, ma le autorità giudiziarie hanno cominciato a indagare in materia – e il caso più clamoroso è stato quello che ha portato al commissariamento di Uber Italy per caporalato lo scorso maggio.