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Conferenza sul Futuro dell’Europa, atto finale

Siamo stati a Strasburgo per l'appuntamento conclusivo della CoFoe: trai temi clou, il diritto di iniziativa per il Parlamento europeo, la modifica della carta dei diritti fondamentali dell’uomo per includere il diritto all’aborto e la maggioranza qualificata in politica estera e in materia fiscale

Foto per gentile concessione di Ilaria Potenza

Il 9 maggio è una di quelle giornate in cui sembra che tutti abbiano un motivo per festeggiare. Da una parte per esempio ci sono gli amanti della musica che aspettano le prossime mosse di Liberato, dall’altra i cittadini europei che celebrano la Festa dell’Europa. La data è stata scelta per ricordare la sconfitta del Nazismo nel 1945 e l’inizio del progetto comunitario nel 1950. Quest’anno l’appuntamento ha coinciso con la chiusura dei lavori della Conferenza sul Futuro dell’Europa, il primo esperimento di democrazia deliberativa collettiva della storia Ue di cui vi abbiamo parlato nelle scorse settimane su Rolling Stone. Ma non solo. Mentre al Parlamento di Strasburgo si riunivano i cittadini partecipanti e le istituzioni europee, a Mosca Putin sfilava sulla Piazza Rossa per ricordare la vittoria russa contro la Germania nazista. In questo contesto di festeggiamenti simultanei, Europa e Russia non hanno in realtà perso l’occasione per inviare reciproci messaggi e avvertimenti dalla propria capitale.

A Strasburgo l’emiciclo è stato allo stesso tempo palco e piazza per comizi, mentre a Mosca si cercava ancora di legittimare la guerra in Ucraina, quasi come se non fossero già trascorsi più di settanta giorni dall’inizio del conflitto. Al Parlamento europeo, prima che la cerimonia iniziasse, è stato inevitabile incontrare nei corridoi i cittadini che negli ultimi mesi hanno contribuito alla elaborazione del documento finale consegnato nelle mani di Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Roberta Metsola. La titubanza e l’incredulità di essere stati estratti a sorte per essere lì, in qualità di veri e propri privilegiati della democrazia, hanno nel tempo lasciato spazio alla convinzione di far parte di una rivoluzione da cui non si potrà più tornare indietro: se nel corso delle settimane la CoFoe si è evoluta, si può dire lo stesso dell’approccio dei partecipanti che ora chiedono all’Europa di trattare con lealtà le idee che hanno prodotto. 

La presenza dei rappresentanti delle istituzioni Ue ha inoltre simbolicamente inaugurato le nuove tappe della Conferenza che, una volta fuori dalla sua fase più speculativa, è adesso pronta a prendersi uno spazio nella vita vera comunitaria. Eppure l’attrito con la realtà è stato già messo in conto, se si pensa che molte proposte contenute nel report finale richiedono la revisione dei trattati per essere attuate (piccolo spoiler: di questo argomento ne sentirete tanto parlare nei prossimi giorni). Se infatti non si arriverà a un accordo nel merito, alcune idee dei cittadini potrebbero concludersi con un nulla di fatto e di mezzo ne andrebbe il futuro Ue per il quale è stato pensato l’esperimento della Conferenza.

Di questo cortocircuito formale alcuni stati ne stanno semplicemente approfittando per ribadire la propria posizione rispetto a temi clou come il diritto di iniziativa per il Parlamento europeo, la modifica della carta dei diritti fondamentali dell’uomo per includere il diritto all’aborto, la maggioranza qualificata in politica estera e in materia fiscale, che altro non sono che le urgenze su cui i cittadini europei chiedono di intervenire.

Se però fino a qualche giorno fa ci si chiedeva da che parte stessero Consiglio dell’Ue e Commissione, visto che si era solo espresso il Parlamento europeo a favore della revisione dei trattati, durante la chiusura della CoFoe anche von der Leyen e Macron si sono detti pronti a iniziare questo percorso per il bene della comunità. Tra coreografie, video emozionali e le note della nona sinfonia di Beethoven, si sono quindi susseguiti i discorsi dei tre rappresentanti delle istituzioni europee, che nelle ore prima dell’evento hanno catalizzato l’hype dei presenti: cosa diranno, quanto si sbilanceranno, e soprattutto come si esporrà Macron da poco eletto al secondo mandato alla Presidenza francese.

Il suo speech a Strasburgo è stato di fatto il primo sui temi europei dopo la vittoria alle presidenziali, diventando per l’inquilino dell’Eliseo un’occasione ghiotta per rinsaldare la sua leadership e per dettare la direzione. Dopotutto Macron è tornato in Parlamento europeo da vincente (nonostante un risultato elettorale raggiunto con mille riserve e con il tasso di astensionismo più alto dal 2002) e tra i pochi leader mondiali in grado di mediare con la Russia, un ruolo che si è rivelato tra l’altro particolarmente vantaggioso per la campagna elettorale.

Emmanuel Macron ha aperto il suo intervento ricordando che siamo in un momento storico in cui si è chiamati a decidere da che parte stare. E le opzioni non sono molte: da un lato c’è la democrazia liberale europea, dall’altro il revisionismo storico che apre alla guerra di Putin. Si è spinto poi al di là della CoFoe, proponendo la costituzione di una Comunità politica europea in cui includere paesi che vogliono entrare in Europa, come Moldavia, Georgia, Ucraina, e paesi che non ne fanno più parte, alludendo al Regno Unito. Nulla di nuovo in realtà, se si pensa che già nel 1989 François Mitterrand proponeva il suo modello di Confederezione europea.

A chi ha accolto con entusiasmo questa possibilità, gli scettici hanno risposto che Macron ha pensato a questa strategia solo per prendere tempo e rimandare ancora l’inclusione di nuovi stati membri in Ue. Ursula von der Leyen, invece, non ha lasciato spazio a dubbi: se per scrivere il futuro dell’Europa sarà necessario rivedere i trattati, allora questa sarà una delle priorità a cui l’Ue deve dedicarsi. Ha poi espresso vicinanza ai cittadini ucraini, sottolineando che 72 anni fa proprio da una guerra nasceva il progetto europeo. Particolarmente interessante è stato anche il riferimento a Ursula Hirschmann, considerata una delle madri fondatrici dell’Ue visto l’impegno nella diffusione dei messaggi del Manifesto di Ventotene che ha portato all’Europa che conosciamo oggi. Al suo fianco, ricordiamo noi, c’era anche Ada Rossi che scriveva il contenuto del documento su carta sottilissima da sigarette per permetterne la diffusione, eludendo così la censura fascista. Certi esempi di resistenza sono capaci di raccontare che tipo di comunità siamo ancora oggi, aiutandoci a comprendere che non esiste alternativa all’Ue. Ne è convinta Roberta Metsola che, dopo un omaggio a David Sassoli, ha poi ricordato gli hot topic della CoFoe come difesa, salute, transizione verde e digitale, su cui occorrerà mettersi subito al lavoro.

Proprio durante il 9 maggio tredici paesi membri hanno però fatto capire che forse non c’è poi tanto da festeggiare. Poche ore prima dell’inizio della cerimonia a Strasburgo, Bulgaria, Croazia, Cechia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania, Slovenia e Svezia hanno fatto sapere in un documento congiunto di non essere pronti a iniziare un percorso di revisione dei trattati. Manca all’appello l’Ungheria, grande assente che potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia nella fase che si sta aprendo. In questo senso si intuisce facilmente che l’Europa venuta fuori dalla prima CoFoe non è poi così pronta a darsi una nuova possibilità a cuor leggero. D’altronde se i simboli valgono a volte più delle parole, è evidente che esistono due pezzi di Europa che corrono a velocità diverse: la sfida è comprendere quale compromesso è adesso ammissibile e a quali condizioni.

Macron ha annunciato che durante il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno si discuterà della convocazione della Convenzione per iniziare un percorso di revisione dei trattati. Anche la presidente della Commissione ha fissato appuntamenti importanti, assicurando che le proposte dei cittadini già mature verranno subito inserite in agenda e sviluppate. Si pensi per esempio a quelle riguardo la difesa dell’ambiente e del lavoro etico. Sarà sua premura inoltre fare il punto sulla prosecuzione dei lavori durante il discorso che terrà sullo Stato dell’Unione il prossimo settembre. Tra i cittadini infine gira voce che in autunno verrà convocata un’assemblea plenaria di followup per fare il punto sui risultati CoFoe. E a proposito dei partecipanti, al termine della cerimonia, una delegazione italiana composta da Ivo Raso, Paolo Barone, Chiara Alicandro, Martina Brambilla e Valentina Balzani, ha consegnato direttamente nelle mani di Emmanuel Macron un documento che contiene l’idea di creare la figura degli “ambasciatori permanenti”. Insomma, non solo selfie di rito e abbracci per la fine di questa prima Conferenza sul Futuro dell’Europa, ma anche una proposta per la sua trasformazione a vero e proprio strumento di democrazia continuativo e strutturato.

Insomma, al termine della CoFoe si hanno a disposizione poche cose certe, che di sicuro non spengono l’entusiasmo, ma aiutano a tenere alta la guardia sull’utilizzo effettivo dei risultati finali. Di sicuro i cittadini, che hanno investito con passione tempo e competenze in questo progetto, continueranno ad accertarsi che la propria visione dell’Europa del futuro venga rispettata senza subire alterazioni. Ora ci si aspetta che l’Europa, a sua volta, si dimostri capace di guardarsi dentro perché, per quanto possa essere un passaggio a tratti persino doloroso, è solo così che si diventa grandi.