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Come vivono la maturità gli studenti che la sostengono oggi, in mezzo alla pandemia

Uno studente su due dice di non riuscire a concentrarsi, uno su tre ha difficoltà a dormire, uno su quattro ha la tachicardia. A causa del coronavirus, quest'anno la maturità si sta rivelando molto più pesante che in passato

Jacques Feeney/MI News/NurPhoto via Getty Images

È il giorno dell’esame. Da questa mattina circa 500mila studenti si apprestano ad affrontare la prova di maturità. Un traguardo importante, che si ricorda ad ogni età. Quella dimensione sospesa, il mal di pancia costante per i più ansiosi, il timore del giudizio finale, la voglia di libertà. E vacanze.

Sensazioni diverse a cui, per i maturandi del 2020, si aggiunge l’incertezza derivata dai mesi di lockdown dovuti alla pandemia. “A differenza degli altri anni questa maturità si sta rivelando molto più complessa per gli studenti che dovranno sostenerla”, spiega lo psicoterapeuta Giuseppe Lavenia, docente universitario e presidente dell’associazione nazionale Di.Te. (Dipendenze tecnologiche, GAP, cyberbullismo).

Fino a poche settimane dal giorno dell’esame, che quest’anno non prevede prove scritte ma si svolgerà come un maxi orale, le informazioni circolate sulla modalità con cui la prova si sarebbe svolta non erano chiare. A un certo punto sembrava che la maturità non dovesse nemmeno svolgersi. Una situazione che ha sicuramente contribuito a creare agitazione, come mostrano i dati raccolti nello studio promosso da Di.Te e Skuola.net. ed elaborato dall’università Politecnica delle Marche.

“Il 45% degli studenti, infatti, dichiara di essere disperato mentre tenta di studiare, il 52% dice di non provare alcuna gioia al pensiero di chiudere il percorso di studio e il 47% avverte molta tristezza per non aver potuto condividere il percorso con i compagni di scuola”, sottolinea Lavenia.  

Gli ingressi negli istituti scolastici saranno scaglionati, ogni studente avrà l’obbligo di indossare la mascherina e di sanificare le mani all’ingresso. Sarà possibile accedere massimo 15 minuti prima del proprio turno. “Ho fatto molta fatica a prepararmi a distanza”, racconta Serena, che vive a Milano e sottolinea soprattutto quanto sia stato duro rinunciare al rapporto diretto con i professori e i compagni. “Il mio elaborato ripercorre la nascita e lo sviluppo del femminismo. Sarei riuscita a fare meglio le mie ricerche andando in biblioteca per esempio o confrontandomi di persona con i docenti. Mi è mancata la pacca sulla spalla della mia prof”. 

Uno studente su due dichiara di non riuscire a concentrarsi, uno su tre di avere molte difficoltà nel dormire quando pensa all’esame, poco più di uno su quattro prova addirittura sensazioni di soffocamento o di battito cardiaco accelerato. “Un quadro che va preso in seria considerazione e che può essere aggravato da ulteriori fattori esterni: l’inedito maxi-orale, magari al culmine di esperienze di didattica a distanza poco confortanti, nonché le elevate aspettative dei genitori. In presenza di queste condizioni la percentuale di ragazzi che manifestano i sintomi di cui sopra supera tranquillamente il 60-70%”, spiega Daniele Grassucci, direttore e cofounder del portale Skuola.net, che anche quest’anno ha portato avanti la tradizione e ha trascorso la notte prima degli esami, tenendo compagnia agli studenti, con una serie di interventi in streaming di esperti, giornalisti e volti noti.

“Non avrei mai immaginato di chiudere il mio percorso scolastico indossando guanti e mascherina”, sorride, un po’ sforzandosi, Serena. “Tra mesi, quando questo maledetto virus sarà passato, tornerò a scuola e abbraccerò tutti i miei prof”.

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