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Come una ragazza 18enne è diventata una martire per il mondo no vax italiano

Secondo la procura Camilla Canepa, morta lo scorso giugno, non aveva patologie pregresse ed è stata vittima di "affetti avversi della vaccinazione". Intanto è diventata una martire dei no vax, che fanno un minuto di silenzio per lei prima delle manifestazioni

Martin Galindo/Long Visual Press/Universal Images Group via Getty Images

Camilla Canepa, la 18enne di Sestri Levante morta lo scorso 10 giugno dopo essere stata vaccinata con AstraZeneca durante un open day organizzato dalla regione Liguria, “non aveva alcuna patologia pregressa e non aveva preso alcun farmaco”. A confermarlo sono i periti nominati dalla procura di Genova, secondo i quali il decesso della ragazza sarebbe “ragionevolmente da riferirsi a effetti avversi della vaccinazione”.

Il caso Canepa ha segnato un prima e un dopo nella storia del contenimento della pandemia in Italia, plasmando l’operato delle istituzioni e aprendo uno spartiacque nelle modalità di gestione della campagna vaccinale. Ad esempio, è l’evento che ha indotto il CTS a raccomandare il divieto di somministrazione del farmaco anglo-svedese per le fasce d’età più giovani per riservarla esclusivamente a chi ha più di 60 anni – tuttavia, non bisogna dimenticare che, già a giugno, dato che il minimo fattore di rischio si era rivelato più alto tra i giovani, le autorità sanitarie italiane avevano consigliato di vaccinare con AstraZeneca “preferibilmente” gli anziani, ma senza imporre rigide limitazioni e, di fatto, concedendo ampia discrezionalità alle regioni.

In un altro Paese, con ogni probabilità, una vicenda così delicata sarebbe stata trattata con la dovuta serietà, praticando tutte le accortezze del caso per non concedere alcuno spiraglio a dietrologie, narrazioni fuorvianti, connessioni fantasiose e titoli di giornale enfatici e pericolosi. Sarebbe stato doveroso sia per rispettare il dolore della famiglia, sia per evitare di diffondere il panico e avvelenare ulteriormente un dibattito pubblico che, negli ultimi due anni, ha pagato lo scotto di un’informazione spesso tendenziosa e poco responsabile.

Citare correttamente i dati avrebbe potuto rappresentare un punto di partenza ideale: ad esempio, specificare che da febbraio al 21 luglio il 98,8% delle persone che sono morte di COVID-19 non aveva completato il ciclo vaccinale (come ha spiegato il Post citando le rilevazioni dell’Istituto superiore della Sanità) forse non sarebbe bastato, ma sicuramente avrebbe potuto tamponare l’emorragia, placando la psicosi collettiva.

E invece no: Camilla Canepa, alla fine, è diventata – suo malgrado – la martire della causa no vax. Venerdì, durante un corteo No Green Pass organizzato a Torino, i manifestanti hanno osservato un minuto di silenzio in suo onore, ricordando “la studentessa diciottenne uccisa dal vaccino”.

Sui social, il nome di Canepa è diventato un hashtag, #CamillaCanepa, popolato praticamente solo da opinioni no vax e in cui si trovano contenuti come questo:

Negli ultimi giorni, poi, il profilo Twitter del presidente della regione Liguria, Giovanni Toti è stato preso d’assedio dagli atti di accusa di centinaia di utenti che lo hanno etichettato come “assassino”, imputandogli ogni responsabilità per il decesso di Canepa e ricordandogli che questo rimorso dovrà “portarselo nella tomba”.

Purtroppo, questo risultato è da leggere come una conseguenza diretta delle colpe non trascurabili di un segmento d’informazione che ha dato per scontati troppo aspetti, ponendo eccessiva enfasi su mai verificate “malattie pregresse” e spettacolarizzando una vicenda delicatissima. Lo ha spiegato bene la sorella di Canepa in un post su Facebook: “’Era sana’. Sono bastate queste due parole per acuire in me un dolore mai sopito”, ha scritto. “Che poi non è una novità che mia sorella fosse sana. Lo sapevamo tutti. Da sempre. E Dio solo sa quanto male faceva, nella drammaticità del lutto che da giugno ha cambiato per sempre le nostre vite, leggere continuamente di presunte ‘malattie pregresse’”.

Il post è stato ripreso da diversi nomi rilevanti della galassia no vax, no Green Pass o dell’estrema destra italiana, che sta cercando di strumentalizzare la morte di Canepa per le proprie battaglie e nella cui narrazione le giuste critiche a un ecosistema mediatico che ha fatto confusione sui vaccini si trasformano nella denuncia di disegno preciso di propaganda per negare gli effetti avversi del vaccino. Ovvero, per dirla con Francesca Totolo – influencer legata alla galassia della rivista di CasaPound Il Primato Nazionale – “la stampa allineata che ha cercato di infangare la memoria della 18enne per assolvere il vaccino”.

 

Ora, non sappiamo che lezione potremo trarre dalla morte di Canepa, ma forse possiamo immaginare che, con ogni probabilità, non avrebbe voluto trasformarsi nel vessillo della causa no vax.