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Come sono i complottisti italiani visti da vicino

Questa sera su Tv8 il giornalista Marco Maisano presenta una puntata dedicata a entrare "nella testa dei complottisti". L'abbiamo chiamato per fargli qualche domanda su quel mondo, che ha osservato da vicino

Una manifestazione no-vax a Torino nel 2017. Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images

La fascinazione per gli Arcani Imperii, e per il gusto di saperla più lunga degli altri, ha sempre coinvolto gli esseri umani. Le teorie del complotto, quindi, hanno sempre fatto parte della società: nell’ultimo decennio, però, questa realtà si è diffusa e ramificata a dismisura, perdendo la sua matrice di nicchia. I complottisti sono ovunque: terrapiattisti, no nav, schiechimichisti, ecc ecc.

È una realtà interessante da analizzare, perché nelle sue componente eterogenee riflette molto del nostro presente. Questa sera su Tv8 andrà in onda in seconda serata la quarta puntata del programma Piacere Maisano, dal titolo Nella testa dei complottisti: in cui il giornalista Marco Maisano analizza da vicino e nel dettaglio le fazioni e le personalità che animano il cosmo complottista, le loro teorie, e i risvolti e pericoli che questo comporta sul dibattito odierno. Ne abbiamo parlato insieme, durante una lunga chiacchierata.

Marco Maisano

Come è nata questa puntata?
L’idea alla base è stata scelta come tutte le altre: partire da un macrotema attuale. I complottisti sono sempre di più, ed è un fenomeno preoccupante. Negli Stati Uniti ormai sono milioni: persone pronte a credere che la famiglia Clinton mangi i bambini nel retro di una pizzeria. È un fenomeno quasi endemico: diffondono notizie false, che arrivano anche ai non complottisti.

Tu li hai conosciuti a fondo: cos’è che fa scaturire in queste persone questa ossessione per le teorie del complotto? È analfabetismo digitale? È una forma di rivendicazione sociale e di rivolta contro il potere che è tracimata nel non-sense? È il piacere di sentirsi speciali, e messi a parte di segreti che il resto degli altri ignora?
Secondo me la componente più spiccata è la frustrazione. La maggior parte dei complottisti che ho incontrato sono persone con un percorso personale e professionale che ha dato poche soddisfazioni. E credo che sia una reazione umana piuttosto comune quella di dare la colpa agli altri delle brutture della propria vita. Molte di queste persone hanno inquadrato il proprio malessere in una sovrastruttura complottista: è il mondo intero ad essere sbagliato, perché sotto c’è una cospirazione.

Negli ultimi 20 anni la globalizzazione ha impoverito gran parte della classe media occidentale, in modo sistemico. Sono tutte persone che hanno cominciato di punto in bianco a covare rancore.

E questo atteggiamento, diciamolo pure, parte sempre da un fondo di verità: sostenere che in questo momento esiste una porzione minuscola della popolazione mondiale che detiene gran parte del potere, soprattutto economico, non è complottismo. È la realtà. Poi però, tramite un processo totalmente irrazionale, si arriva a stravolgere tutto.

Esistono svariate tipologie di complottisti: i terrapiattisti, i no vax, quelli delle scie chimiche, chi crede nel NWO, QAnon, ecc ec. Quali sono i temi che li accomunano, e quelli invece che li differenzia?
Le differenze sono quelle creative: le teorie che costruiscono. Ma di base il messaggio è sempre lo stesso: “loro”, inteso come i potenti, “ci stanno tenendo nascosta la realtà”. I nomi di questi potenti a volte sono noti, a volte no; spesso ci sono personalità ricorrenti (come la famiglia Rothschild, che praticamente è presente in ogni complotto del mondo), alcune molto pittoresche.

Perché secondo te sono in così forte crescita?
I complottisti sono sempre esistiti. I Protocolli dei Savi di Sion sono dei primi del Novecento. Ma oggi con internet questo ecosistema di storie, e teorie, si diffonde e si ramifica senza sosta e senza filtro. Molte persone non gli strumenti per poter fare una cernita selettiva degli input che riceve, e alcuni quando si trovano a contatto con questi contenuti vengono risucchiati in un vortice.

Poi in questo momento specifico si respira un’atmosfera di paura in tutto il mondo. E le teorie del complotto proliferano proprio negli spazi di incertezza, di paranoia. Pensiamo ai vaccini: tantissimi italiani si trovano di fronte alla paura del Covid-19, e alle incertezze sui vaccini futuri. Assumere posizioni estreme, basate sulla diffidenza, è un atteggiamento che adottano in molti.

Come hanno reagito quando hai provato a confutare le loro teorie?
È impossibile farli ragionare su un piano razionale. Perché la prima reazione che hanno quando provi a smontare la loro teoria, è quella di chiederti che prove tu abbia per poterli mettere in discussione. Vogliono che sia tu a suffragare le versioni ufficiali dei fatti, e questo li solleva dal dover fornire prove reali per poter sostenere il contrario. Una zona grigia, insomma, in cui le loro prove e documentazioni traballanti possono restare tali.

Esistono delle correlazioni o delle tendenze politiche comuni? Perché è vero che il complottismo non ha colore—basti pensare alle teorie sulla morte di Aldo Moro—ma attualmente sembra che una connotazione di base ci sia.
Sicuramente in questo momento l’universo complottista è maggiormente assorbito da un certo tipo di destra, e di sentimento antieuropeista, ma non credo che sia molto descrittivo del fenomeno. Perché di base il complottismo nasce a destra come a sinistra.

Credo piuttosto che si possa parlare di figure politiche che in un certo senso “facilitano” la vicinanza dei complottisti. Basti pensare a Trump, ma anche a Salvini. Ed è molto più preoccupante.

Fra le varie tipologie di complottisti, qual’è quella che ti spaventa di più?
Adesso i no vax, sicuramente. Noi non ci libereremo di questo virus se non con il vaccino, e le idee che trasmettono loro sono veramente deleterie per la comunità in questo momento.