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Come sono andati gli Stati popolari di Aboubakar Soumahoro

È stata una grande manifestazione per far incontrare diverse forme di "invisibilità", dai braccianti ai rider e ai lavoratori dell'ex Ilva, da cui è uscito un manifesto e la promessa: "se non ci ascolteranno lo metteremo in atto da soli"

Foto via Facebook/Stati popolari

Facendo il verso agli “Stati generali” organizzati da Giuseppe Conte per incontrare le parti sociali e raccogliere proposte politiche su come rilanciare l’Italia dopo la pandemia, il sindacalista dei braccianti Aboubakar Soumahoro ha organizzato gli “Stati popolari”, un’altra riunione ma dedicata alle forme di marginalità e precariato che si è svolta ieri pomeriggio a Roma, in piazza San Giovanni. 

L’obiettivo della manifestazione era quello di far incontrare e dialogare diverse forme di “invisibilità”: quella dei lavoratori della cultura e dello spettacolo, da mesi senza stipendio; quella degli operai delle aziende in crisi come Whirpool e Ilva; quella dei lavoratori essenziali che non si sono fermati durante il lockdown; quella dei rider; quella dei braccianti. “Invitiamo il premier Conte a venire ad ascoltare gli invisibili”, aveva detto Soumahoro raccontando la manifestazione, “Non sarà la piazza della contrapposizione, ma della proposta”.

Sul palco della manifestazione si sono alternati esponenti di tutte le categorie invisibili, che hanno portato ognuno le loro questioni e le loro proposte. Dalla manifestazione sono usciti un manifesto politico e una promessa: “se non ci ascolteranno lo metteremo in atto da soli”. I punti chiave riguardano il cambiare la filiera del cibo per combattere il caporalato, rispondere all’emergenza abitativa, combattere per uguaglianza, cultura e lavoro, cambiare le politiche migratorie, tutelare l’ambiente e i territori

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