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Come Salvini ha cannibalizzato il M5S in tre semplici mosse

Primo, ha consegnato ai grillini i Ministeri più ostici, poi li ha lasciati soli sui temi concreti, prendendosi quelli più mediatici, infine il colpo di grazia: la questione TAV, finita oggi in Parlamento

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Foto di Ernesto S. Ruscio/Getty Images

In queste ore stiamo assistendo, una volta per tutte, alla differenza che intercorre tra un Partito di dirigenti politici “navigati”, la Lega, e un non-Partito come il Movimento che viene smontato pezzo dopo pezzo con una facilità mai vista prima.

L’ultimo passo compiuto dalla Lega per depredare potere e consenso ai grillini arriva dopo una breve serie di passaggi fondamentali, studiati ad arte dalla stipula del “contratto di governo” in poi: prima hanno consegnato ai Cinque Stelle i Ministeri più ostici e complessi (lavoro, sanità, difesa, sviluppo economico, trasporti e infrastrutture) con un paventato atteggiamento da benefattori, poi li hanno lasciati soli sui temi “misurabili” e concreti, monopolizzando invece quelli più astratti e remunerativi dal punto di vista mediatico (immigrazione, tasse, diritti). La fase 3 è quella a cui stiamo assistendo: andare all’incasso senza scrupoli.

Buona parte di questo grande inganno ben architettato passa dalla TAV, che è un nodo cruciale, quello più complesso forse. Sulla TAV l’obiettivo è far esporre il Movimento 5 Stelle pubblicamente per sbriciolare ulteriormente il loro consenso e portarsi a casa gli ultimi indecisi che hanno sempre teso a destra. Per questo sta facendo di tutto per portare la discussione sulla TAV in una dimensione pubblica, guadagnandosi anche la parte dell’amante della trasparenza e divertendosi a rubare anche questo, ormai démodé, privilegio retorico pentastellato.

La Lega vuole la TAV, sa che il suo bacino elettorale è largamente a favore di essa, sa che la TAV è al centro di un discorso molto più ampio: dire sì alla TAV significa dire sì alle grandi opere tutte, allo sviluppo, all’apertura dei mercati, a un progetto politico molto più largo, quello della destra liberale a cui strizza l’occhio da sempre. Senza nascondersi dietro a un dito, è da tempo che Salvini sta cercando di portare dalla sua i moderati di destra con l’obiettivo di istituzionalizzarsi del tutto in vista delle Europee di maggio. Perdere la battaglia politica sulla TAV significherebbe per lui far parte, banalmente, di quelli che dicono di “no a tutto”, dell’anti-politica, e questo renderebbe più difficile l’obiettivo a breve termine della Lega: guidare popolari e sovranisti in Europa da giugno.

Se queste non dovessero essere motivazioni abbastanza convincenti inseriamo in questo scenario anche che intestarsi questa battaglia porta voti, tanti in più di quelli che porterebbe un no. Infatti tenta di escludere il centrosinistra dal dibattito, rimarcando quando serve che si tratta di una questione prettamente governativa, di cui ovviamente il centrosinistra non fa parte. Stiamo assistendo a una strategia non casuale, che oltre a tenere in ostaggio una grande opera, è studiata con dovizia da dirigenti politici che ogni giorno di più dimostrano di essere in grado di mantenere gestione del potere e acquisizione del consenso sullo stesso piano e in maniera efficace.

Nel frattempo l’unica risposta che ha saputo dare il Movimento è di far sedere il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli – prossimo a sparire dalla scena politica e quasi libero di tornare a coltivare il suo addome – su uno scranno da Senatore Semplice e non sui banchi del Governo, liberandolo da ogni responsabilità. Mi metto nei panni di Toninelli: non deve essere facile aprire una guerra politica, mediatica ed economica mettendoci la faccia con Autostrade Spa e trovarsi in poche settimane a dover bloccare l’opera che Autostrade Spa ha combattuto prima e più di tutti gli altri.

Trovarsi in trincea col nemico del mese precedente può capitare a tutti, certo, ma è l’ennesima dimostrazione del fatto che politici non ci si nasce, nonostante quello che lui e altri hanno provato a narrare in questi anni. Sapere che con la tua posizione sulla TAV stai regalando miliardi di euro a una società che avevi promesso di far sparire dal panorama dei trasporti pubblici italiani, rinforzando la loro posizione economica e il loro monopolio naturale, deve essere altrettanto difficile per il prode Toninelli.

A proposito di Senatori Semplici, Renzi oggi sulle pagine del Corriere si intestava la sconfitta mediatica dei grillini. Non è molto interessante decretare se Matteo Renzi abbia o meno aiutato la caduta del Movimento, ma chi gli vuole bene dovrebbe dirgli che non basterà aver saputo sconfiggere dei novellini per prepararsi ad affrontare il nemico forte, capace e lucido, nonché unico vero vincitore dello scacchiere politico attuale. Come sempre, ha un solo nome, che ho il timore sentiremo ripeterci a lungo: Matteo Salvini.

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