Come la riforma dell’ordinamento giudiziario sta spaccando la maggioranza | Rolling Stone Italia
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Come la riforma dell’ordinamento giudiziario sta spaccando la maggioranza

Tra le norme più discusse spicca quella sulle cosiddette “porte girevoli” per i magistrati che passano dalle aule dei tribunali a quelle parlamentari

Foto di Antonio Balasco/KONTROLAB/LightRocket via Getty Images)

Oggi la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura – CSM, l’organo di autogoverno con lo scopo di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato – e dell’Ordinamento giudiziario verrà votata dall’aula della Camera. Il voto arriva dopo mesi di trattative e una lunga mediazione tra i partiti portata avanti dalla Ministra della Giustizia, Marta Cartabia. Tuttavia, non è una storia a lieto fine. Perché la riforma ha spaccato la maggioranza, disseminato malumori tra i partiti e i togati sono pronti alla protesta se nel passaggio parlamentare al Senato non interverranno modifiche.

Si sa che, da Tangentopoli in poi, il rapporto tra la magistratura e la politica è sempre stato ai minimi termini. Per anni poi, abbiamo assistito allo scontro aperto tra l’ex premier Silvio Berlusconi e i pm di Milano, accusati di essere una “magistratura a orologeria”, e anche oggi le cose non vanno meglio con Matteo Renzi che ha denunciato i magistrati che stanno indagando su di lui e la fondazione Open a Firenze.

Senza contare che il prossimo 12 giugno, gli elettori italiani sono chiamati al referendum dei 5 quesiti sulla giustizia promossi dai Radicali e firmati a favore di telecamera anche dallo stesso Luca Palamara. I referendum di cui nessuno parla più e che probabilmente non raggiungeranno neppure il quorum erano sulla separazione delle carriere; abolizione della Legge Severino; limiti all’utilizzo della custodia cautelare; riforma del Csm ed equa valutazione dei magistrati. Alcuni di questi temi saranno superati dalla legge, sempre che arrivi all’approvazione finale, ma la proposizione di questi referendum promossi da Radicali e Lega è indicativa dell’attenzione che la politica riserva alla magistratura.

Così in quello che rischia di essere un cortocircuito tra poteri dello Stato, forse solo un ministro tecnico, come la Cartabia poteva portare a casa una riforma del sistema. Un testo che arriverà in aula con qualche riluttanza, con l’astensione dei deputati di Italia Viva e con la Lega che ha combattuto fino alla fine per avere il sorteggio nella scelta dei collegi per l’elezione del Cms, salvo poi fare marcia indietro. Insomma, questa è una riforma che spacca.

Dopo gli scandali che hanno travolto la magistratura e che ha visto togati molto importanti alla sbarra, prima Luca Palamara e oggi PierLuigi Davigo indagato per i “verbali Amara”, c’è una convinzione diffusa che il sistema vada rivisto per depotenziare le correnti interne al CSM che nel tempo si sono trasformate in veri e propri grovigli di poteri e interessi. Così tra le norme proposte dalla riforma e che potrebbero essere applicate già alle elezioni del prossimo Consiglio Superiore della Magistratura del prossimo luglio, c’è la norma elettorale che prevede la definizione dei collegi elettorali con un decreto del Ministero della Giustizia. Per la presentazione delle candidature non è richiesta alcuna sottoscrizione, cosa che libera i candidati dalle correnti. Inoltre, le candidature devono essere espresse in un numero non inferiore a 6 per ciascun collegio, nonché rispecchiare la rappresentanza paritaria tra generi.

Ma tra le norme più invise, oltre a quella sulle cosiddette “porte girevoli” per i magistrati che passano dalle aule dei tribunali a quelle parlamentari inserendo una serie di paletti e restrizioni in caso del rientro in ruolo, c’è quella sull’istituzione del “fascicolo per la valutazione del magistrato” finalizzato a raccogliere la storia lavorativa del togato e che diventa un elemento di verifica della professionalità in caso di attribuzione di incarichi direttivi e semidirettivi. Così chi finora ha fatto carriera grazie agli amici, oggi si troverà a dover essere valutato anche per il lavoro svolto.

Le toghe annunciano proteste, però questa è una riforma per certi versi inattaccabile perchè a mediare tra le ambizioni (e voglie di vendetta) dei partiti c’èra proprio l’ex Presidente della Corte Costituzionale e giurista di lungo corso, Marta Cartabia, una che di equilibrio tra poteri dello Stato ne sa molto e ne è stata anche garante. Forse per questo, nonostante le divisioni, l’esito della riforma appare blindato. Con buona pace di tutti.