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Come la lobby delle armi americana finanzia estremisti violenti e teorici dell’Apocalisse

Kalashnikov, pistole, revolver, fucili, AR-15: cronache di ordinaria follia dalla convention annuale della National Rifle Association, a Houston

Patrick T. Fallon/AFP/Getty Images

Una grande fiera dedicata alle armi, pubblicizzata con lo slogan “14 acri di armi e attrezzatura”, è stata la principale attrazione nell’ambito della convention annuale della National Rifle Association che si è tenuta alla fine di maggio di quest’anno a Houston. Incuranti del massacro avvenuto poco prima vicino a Uvalde, dove un teenager ha ucciso 19 bambini e 2 adulti con un fucile d’assalto, i soci della NRA si sono presentati a migliaia per vedere le ultime proposte più sexy e letali dell’industria delle armi.

Oltre alla prevedibile pletora di pistole, revolver, fucili e AR-15, in fiera c’era anche uno stand che permetteva di creare la tua arma non rintracciabile partendo da un semplice blocco di alluminio.
“Ghost Gunner” è un macchinario computerizzato capace di produrre “un semicastello inferiore per AR-15, conforme agli standard militari e non registrato… il tutto nella privacy delle vostre case” (il semicastello inferiore è la componente degli AR-15 modulari che, per legge, deve avere un numero di serie e non può essere acquistato nelle armerie senza prima passare un controllo di idoneità). Questo attrezzo, ovviamente pensato per un target di entusiasti del do it yourself, in pratica consente a persone che non potrebbero acquistare legalmente un’arma di costruirsene una.

Ghost Gunner è solo un esempio estremo fra le tante proposte degli standisti che strizzavano l’occhio a un bacino di acquirenti potenzialmente pericoloso. Si tratta di prodotti e attrezzature concepiti per attirare i “patrioti” membri di movimenti paramilitari, ma anche estremisti violenti come i Boogaloo Bois, che hanno l’obiettivo dichiarato di far scoppiare una nuova guerra civile negli Stati Uniti. Aggirarsi per la fiera di Houston consente di entrare nel ventre molle del mondo del commercio d’armi, senza filtri. Ci sono venditori responsabili che, ovviamente, hanno come interlocutori clienti altrettanto responsabili in cerca di un nuovo fucile da caccia o una pistola da utilizzare per difendere le loro proprietà. Ma, in questo gran mercato, altri venditori sono solo a caccia di profitti facili e si rivolgono, grottescamente, a persone con seri problemi: una pratica che sembra destinata ad amplificare ulteriormente la crisi legata alla libera circolazione di armi da fuoco letali.

Sono ormai andati i tempi in cui gli armaioli dicevano di vendere semplici “fucili moderni sportivi”. Alla convention della NRA molti brand hanno adottato un approccio di marketing che ricorre all’immaginario apocalittico di una società al collasso, cercando di vendere armi militari ai civili, dicendo loro che potrebbero trovarsi, in futuro, in una zona di guerra e senza la tutela di uno Stato sovrano ormai in rovina.

Black Rain Ordinance – il cui logo è il simbolo del rischio biologico – vendeva un fucile d’assalto decorato con la bandiera del Texas e vari simboli militari chiamato “Bro – Patriot”. La copertura antipolvere della finestra di espulsione aveva la scritta “LET IT RAIN”. Nello stand di Kalashnikov USA – con il suo slogan decisamente più elegante “Be ready. Stay ready” – si potevano trovare armi semiautomatiche battezzate “Kaos”. Nemesis Arms, un’azienda del Kentucky che ha scelto il proprio nome ispirandosi alla divinità greca del castigo, ha messo in commercio quello che chiama “il vero fucile da sopravvivenza per bravi ragazzoni”. Diversi altri venditori hanno cercato di aderire ai canoni estetici del movimento Boogaloo, sostanzialmente un’accozzaglia informe di estremisti violenti che si esprimono a suon di meme e che si stanno preparando per una fantomatica e imminente guerra civile. Indossano camicie hawaiane pacchianissime e si presentano agli eventi pubblici armati fino ai denti, pronti per affrontare l’inizio della grande guerra che loro chiamano “Boogaloo” o “Big Luau”.

Dark Storm Industries, un venditore di fucili semiautomatici AR, si faceva pubblicità con dei poster che immortalavano un uomo con fare minaccioso, fucile in spalla, con indosso una camicia dai motivi decorativi tropicali. Stag Arms, dal canto suo, era più diretta, proponendo un AR-15 chiamato “Aloha” e decorato con motivo camo in stile hawaiano e floreale. A pochi metri, un venditore di vestiti aveva in esposizione camicie hawaiane rosse e gialle con degli AR-15 aggiunti alla stampa floreale decorativa.

In effetti queste campagne di marketing sono all’insegna di una certa onestà di fondo: le armi in vendita sono dirette discendenti di quelle militari e sono state concepite per dare modo a tiratori relativamente impreparati di uccidere il maggior numero di nemici nella maniera più efficiente. Già: l’utilizzo reale di queste armi non è affatto la caccia, ma la guerra.

Nei vari discorsi celebrativi tenuti durante la convention, i dirigenti della NRA hanno tentato di sviare la rabbia del grande pubblico nei confronti dell’industria delle armi. È così che i membri dell’associazione sono stati dipinti come uomini e donne onesti, integerrimi – fra cui medici, ex militari e anche insegnanti – che desiderano solamente preservare il “diritto umano” a difendersi. Ma, nel padiglione espositivo, gli oggetti in vendita strizzavano l’occhio al lato più oscuro del popolo degli americani armati. Su una T-shirt, per esempio, svettava la figura di un proiettile calibro 50 in stile cartoon e sessualmente allusivo che reggeva un cartello con la scritta: “Voglio entrarti dentro!”.

Il centro congressi George R. Brown di Houston è una struttura enorme e postmoderna, interamente ricoperta di vetrate, costruita in modo da accentuare le travi in acciaio e i condotti di areazione a vista, tutti rigorosamente dipinti coi colori della bandiera: rosso, bianco e blu. L’edificio a tre piani si estende per 5 isolati e il salone principale, al primo piano, ne prende almeno 4.

La fiera dedicata alle armi è stata l’apice della convention annuale e ha dimostrato chiaramente come la NRA sia una delle associazioni più importanti a sostegno dell’industria delle armi da fuoco. La NRA stessa ha invitato le aziende produttrici di armi alla sua convention del 2022 utilizzando lo slogan: “I soci della NRA sono i vostri migliori clienti. Potete permettervi di non presenziare?”. Questo nell’intento di evocare l’immagine di una pletora di potenziali clienti facoltosi e appassionati di armi che avrebbero affollato gli stand.

Nel caldo afoso del parco di fronte al centro congressi ho conosciuto un veterano dell’esercito di 52 anni. Il suo nome era Todd Brannon e indossava una maglietta con un logo dell’esercito e le maniche stampate come la bandiera statunitense. Aveva la barba brizzolata e un cappellino, si riposava su una sedia da giardino e fumava una sigaretta. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, quell’ex comandante di plotone corazzato non era lì per partecipare alla convention, ma per protestare contro di essa. Aveva un cartellone con la scritta: “Veterani per una legge sensata sulle armi”.

Brannon era indignato perché la NRA ha voluto procedere lo stesso con la convention dopo il massacro di Uvalde e ha guidato fino a Houston nella speranza che i tesserati della NRA potessero “vedere qualcuno che aveva il loro stesso aspetto” e si fermassero un attimo a “pensare che quello che accade nel nostro Paese è inaccettabile”.

Invece di adottare misure folli come blindare le scuole, dice Brannon, e “obbligare gli alunni a esercitazioni e a pensare a un mondo in cui potrebbero essere uccisi da uno sparo mentre sono in classe”, il Paese dovrebbe adoperarsi per mettere al bando le armi da assalto che, ha sottolineato, “sono concepite per permettere a soldati di uccidere altri soldati e non c’è alcun motivo per cui un civile possieda un’arma del genere”.

Brannon ha ammesso che la cultura delle armi negli Stati Uniti è diventata attraente a livello di marketing e “c’è un segmento della popolazione che confonde il patriottismo con il possedere armi”. Ma questa “cultura feticista” che circonda le armi da fuoco dovrebbe essere “imbarazzante” per chi la abbraccia. “Se ti piacciono le armi e vuoi giocare con quelle grandi, allora unisciti al cazzo di esercito”, ha detto. “Arruolati: punto e basta!”.

Lo scenario che si parava davanti agli occhi, nel padiglione espositivo, dimostrava quanto sostenuto da Brannon. Ma di fronte a un feticismo smisurato (per tutto: dagli AR-15 ai Kalashnikov, passando per le Glock nere ed eleganti e le pistole colorate come caramelle), non si notava un solo grammo di imbarazzo. Non da parte dei soci della NRA, che trotterellavano fra gli stand con un sorriso estasiato dipinto sul viso. Non da parte degli agenti di polizia di Houston, che ho visto aggirarsi in uniforme completa, con tanto di fucili a canne mozze, pistole e anche mazze di metallo ricoperte di spuntoni. E nemmeno da parte dei venditori, che proponevano di tutto, dai panini al pollo della catena Chick-fil-A fino ai servizi di telefonia mobile della Patriot Mobile, “l’unico provider wireless d’America cristiano e conservatore”.

Nello showroom circolava la stessa energia che si percepisce in un casino di Las Vegas. L’unica differenza era che nell’aria non risuonavano i trilli delle slot machine, ma i rumori quelli di tanti uomini e donne che facevano scattare i grilletti di armi potenzialmente mortali. Le armi esposte, infatti, erano vere, ma modificate in modo da non potere sparare in alcun modo. Diversi venditori mi hanno spiegato che non era possibile acquistare un’arma da loro direttamente allo stand, ma nel caso potevano farmene arrivare una presso un rivenditore autorizzato della mia zona.

Mi sono occupato del tema delle armi in America fin dai tempi del massacro alla Newton Sandy Hook Elementary School (del 14 dicembre 2012, ndt). Ho sparato con fucile d’assalto Daniel Defense in un poligono di tiro e ho passato ore e ore nel negozio Cabela’s vicino a casa (Cabela’s Inc. è un rivenditore americano specializzato in caccia, pesca, canottaggio, campeggio, tiro a segno e altri articoli per attività ricreative all’aperto, ndt) cercando i mirini più adatti per diversi modelli di arma. Ho scritto un libro sulla storia culturale degli AR-15, le armi preferite dagli omicidi di massa americani, da Newton a Parkland a Uvalde. Eppure nulla mi aveva preparato a sufficienza per affrontare l’orgia di armi d’assalto che ho visto in questa fiera.

I venditori, con i loro stand, proponevano molto altro oltre alle armi da fuoco: coltelli, asce, giubbotti antiproiettile, silenziatori, valigette per il trasporto delle armi in segreto, fondine che si agganciano ai reggiseni e abbigliamento con slogan vari tipo: “AmmoSexual” o “Vita da tiratore”. Però era impossibile percorrere più di 30 metri senza trovarsi di fronte una parete intera di fucili d’assalto, per lo più AR, in ogni colore e configurazione immaginabile.

Una delle caratteristiche salienti dei fucili AR è che sono lunghi, massicci e incutono timore. È un piccolo vantaggio a livello di sicurezza, perché attirano facilmente l’attenzione. Un numero preoccupante di venditori faceva però leva sulla facilità di trasporto delle loro armi d’assalto. Allo stand di un’azienda che si chiama TX Tactical mi è stata mostrata la “Double Foldar”, una pistola AR-15. La canna e il calcio si possono ripiegare sul corpo, in modo da entrare in un “marsupio tattico” lungo 25 centimetri, incluso nel prezzo. Nel sito dell’azienda si insiste sul “massimo livello di occultabilità” che consente ai proprietari di “trasportare l’arma in modi prima impensabili”.

L’idea di portarsi in giro per la città la propria arma AR, in effetti, era molto gettonata alla convention della NRA. Un produttore chiamato Savior Equipment offriva una serie di finte custodie per chitarra, con inserti in schiuma protettiva antiurto, che ti permettono di portare in giro un fucile d’assalto come se stessi andando alle prove della tua band. Un modello aveva anche una nicchia per inserire una bottiglia di vodka e due per delle false granate. La stessa azienda offriva delle borse tattiche per il trasporto delle armi battezzate “Urban Warfare” e “Coffin” (“Guerra Urbana” e “Bara”, ndt).

Le inclinazioni destrorse dei soci della NRA erano intuibili e c’era abbondanza di gadget con slogan politici in vendita: cappellini “Let’s go Brandon” (un popolare slogan anti-Biden, ndt), T-shirt e maglie da baseball in abbondanza. Dal medesimo venditore era possibile acquistare monete d’argento con il viso del 45° presidente degli Stati Uniti (Donald Trump) o con il logo della NRA o con la bandiera “thin-blue-line” (la bandiera statunitense senza colori, eccetto una linea blu: rappresenta l’ideale di disciplina e ordine che le forze di polizia dovrebbero garantire alla società, ndt). E un venditore smerciava attrezzatura con slogan trumpiani stampigliati: caricatori con il logo de Il Punitore e le parole “Make America Great Again”.

Peraltro erano pochi, all’interno dell’area esposizione, i segnali che ricordavano come tutte le armi lì presenti, a parte una minoranza di fucili da caccia, fossero concepite per uccidere altri esseri umani.

Ho poi incontrato uno standista specializzato in materiali antiproiettile ultraleggeri (inclusi coprisedili flessibili per automobili e tendine da sole). Aveva in campionario una linea di skateboard antiproiettile per bambini e anche segnali stradali speciali (sempre a prova di proiettile) da piazzare davanti alle entrate delle scuole. A detta del titolare, la tragedia di Uvalde rappresenta una grossa opportunità di business, visto che la politica sta cercando di rendere più sicuro e aggressivo l’approccio del sistema scolastico al fine di scoraggiare altri omicidi di massa. “Le scuole inizieranno a comprare da noi”, prevede. Saranno stanziati miliardi di dollari in sovvenzioni”.

Un tema chiave degli speaker intervenuti alla convention di Houston è stato che le tragedie avvenute nelle scuole non sono imputabili alla grande diffusione delle armi d’assalto o a leggi che consentono a un diciottenne di comprare queste armi e le munizioni necessarie, senza che ci sia la minima preoccupazione per la sicurezza. Il problema, secondo loro, è l’ondata crescente di “male”. Un messaggio legato al significato biblico della parola, a cui le moltitudini di destra e di fede cristiana rispondono prontamente, convinte come sono del fatto che la cultura americana stia precipitando verso gli inferi.

Dietro di me, in coda, in attesa del discorso di Trump del venerdì pomeriggio, un signore molto loquace, Cecil del Mississippi, spiegava che la tragedia di Uvalde è stato un momento di perdita della grazia di Dio. “Noi tutti, come nazione, abbiamo voltato le spalle a Dio”, ha detto. “E non possiamo aspettarci che lui ci protegga”. Una maglietta in vendita alla convention offriva una spiegazione simile. “Il problema non sono le armi”, recitava. “Sono i cuori senza Dio; le case senza disciplina, le scuole in cui non si prega, i tribunali dove non si fa giustizia”.

Nell’area dedicata agli incontri si potevano sentire diversi membri della NRA discutere sprezzanti dei dimostranti che, fuori dall’edificio, invocavano maggiore controllo sulle armi: li sfottevano e li chiamavano “scioperati rompipalle” o “idioti” con “cartelli schifosi”. Ho sentito un ragazzo dire a un altro: “Se passi vicino a loro ti danno dell’assassino”. E l’altro gli ha detto di avere provocato i dimostranti indossando una T-shirt di Trump.

Per tre giorni i manifestanti si sono riuniti sotto a un sole cocente, dietro al cordone di sicurezza creato dalla polizia nella strada di fronte al centro congressi. Nel tardo pomeriggio prendevano in giro i membri della NRA che uscivano dall’edificio e si dirigevano verso un vicino parcheggio coperto. Gridavano slogan tipo: “Siete uomini deboli!”, “Non difendete la vita!” e “Colpevoli! Colpevoli! Colpevoli!”.

Janellys Sonera, una ventiquattrenne nata nel Bronx che vive a Houston, reggeva un cartello rosa con la frase: “Il governo dovrebbe regolamentare le armi come lo fa con il corpo delle donne”. Mi ha detto che protestava perché “ormai è più facile procurarsi un’arma che non il latte artificiale per neonati”. Vorrebbe nuove regole restrittive in tema di armi. “La gente non può bere a 18 anni, ma può avere armi”, mi ha spiegato, “e a me pare una cosa senza senso”.

Jack Hill, un professore settantaduenne in pensione di Waco, Texas, mostrava un cartello che diceva: “Proibite le armi d’assalto adesso!”. Mi ha detto che il movimento “Make America Great Again” è un “coacervo di fascisti” e ha incolpato la NRA per il guinzaglio con cui tiene a bada il Partito Repubblicano, a tal punto che “nessun senatore repubblicano farà anche solo un cenno per l’approvazione di una legge sulle armi efficace. È questo il motivo per cui urliamo e vogliamo farli vergognare”.

Brannon, il veterano dell’esercito, facendo un tiro dalla sua sigaretta ha guardato dall’altra parte della strada, verso il centro congressi, con gli occhi pieni di dolore. “La NRA non rappresenta i valori in cui crede la maggior parte delle persone, ma è in grado di corrompere i politici”, mi ha detto. “E quei ragazzini a Uvalde non sapevano nulla di questa roba. Ma hanno pagato con le loro vite”.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US