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Com’è finita la protesta dei portuali a Trieste

Doveva essere l'inizio di un "autunno caldo" delle proteste contro il Green Pass, e invece è stata un freak show di personaggi equivoci come il pugile di estrema destra Fabio Tuiach e il generale Pappalardo

STRINGER/ANSA/AFP via Getty Images

Doveva essere una prova di forza con il governo e l’inizio di un “autunno caldo” delle proteste contro il Green Pass. E invece la mobilitazione dei portuali di Trieste è stata quasi un nulla di fatto, un freak show durato un paio di giorni che ha intasato le pagine dei giornali, gli hashtag su Twitter ma che ha avuto poco impatto sulla realtà – testimoniando ancora una volta, dopo il fantomatico “sciopero dei camionisti” del mese scorso, che il movimento no-Green Pass in Italia è una minoranza irrisoria, per quanto molto rumorosa e a cui viene data molta attenzione mediatica. 

La protesta dei portuali di Trieste era iniziata venerdì, in risposta all’introduzione dell’obbligo di Green Pass sui luoghi di lavoro da parte del governo Draghi. Inizialmente sembrava che l’adesione sarebbe stata massiccia – si parlava di almeno un 40% di lavoratori privi di Green Pass nel porto – complici anche i tentativi di mediazione del governo, che aveva offerto tamponi gratuiti per i lavoratori del settore, in quello che all’esterno era parso un segno di debolezza. I portuali li avevano rifiutati, dicendo che consideravano l’offerta un tentativo di “corruzione” e che non si sarebbero “venduti”, e chiedendo invece l’eliminazione dell’obbligo di Green Pass per tutti i lavoratori italiani. 

La prova di forza, però, non si è mai materializzata. I protuali hanno organizzato un presidio, ma questo presidio è durato poco: sabato sera si era già sciolto, e i rappresentanti dei lavoratori avevano detto che dal giorno successivo il lavoro sarebbe ripreso. Poi però c’era stato un dietrofront e l’annuncio che la protesta sarebbe continuata. In questo clima caotico a Trieste era sucesso un po’ di tutto: al presidio erano comparsi prima Fabio Tuiach – che fa effettivamente il portuale a Trieste ma che è più noto per essere un pugile, un ex consigliere comunale e per essersi fatto espellere prima dalla Lega e poi da Forza Nuova per le sue posizioni estremiste – e poi Enrico Montesano e il “generale” (che intanto non è più generale) Pappalardo, veniti a portare solidarietà e supporto. 

In breve: la protesta dei portuali, che già in partenza appariva fortemente egemonizzata dagli ambienti di estrema destra – già settimana scorsa, all’annuncio dell’imminente sciopero, facendo un giro sugli hashtag #Trieste e #portuali si potevano trovare testimonianze di questa natura reazionaria delle proteste, con tantissimi tweet di sostegno provenienti da account di destra – era diventata una sorta di circo. E sopratuttto i lavoratori erano diventati sempre più una minoranza, rimpiazzati da manifestanti provenienti da fuori e appartenenti alle frange più estremiste del movimento no-Green Pass e no-vax.

Intanto, il leader della protesta Stefano Puzzer ha rassegnato le sue dimissioni dal Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste (Cplt). “È giusto che mi assuma le mie responsabilità”, ha detto. La sua responsabilità in questo caso è l’aver annunciato prima la fine dello sciopero e poi la sua continuazione fino al 20 ottobre. Il risultato finale di tutto lo sciopero sembra essere un ritorno al punto di partenza: in un comunicato i portuali si dicono soddisfatti dell’offerta del governo dei tamponi gratuiti per i portuali – proprio l’offerta che avevano rimandato al mittente prima di iniziare lo sciopero. 

Gli altri sindacati invece, quelli confederali, hanno preso le distanze dalle proteste di questi giorni. “Il forte legame tra il porto, i suoi lavoratori e la città non può e non deve essere compromesso da persone che con il porto non hanno nulla a che fare”, hanno scritto in un comunicato congiunto Cgil, Cisl e Uil, probabilmente riferendosi al fatto che lo sciopero dei portuali nel corso del weekend fosse diventato una specie di passerella per personaggi equivoci. “Le legittime manifestazioni di dissenso devono essere garantite ma non possono impedire ad un porto e ad una città di continuare a generare reddito e prospettive per il futuro. Quelle persone che hanno dimostrato solidarietà a quei lavoratori portuali in presidio facciano un passo in avanti e liberino il porto e quei lavoratori da un peso e una responsabilità che non hanno. Non si esasperi questa situazione perché, nel rispetto di tutte le idee, chiediamo che la maggioranza non sia ostaggio di una minoranza”.