Com’è andata la protesta dei camionisti contro il Green Pass | Rolling Stone Italia
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Com’è andata la protesta dei camionisti contro il Green Pass

Dovevano bloccare le autostrade italiane, ma il risultato è stato qualche video ridicolo e un hashtag su Twitter

Quella dei no-vax e dei no-Green pass è una minoranza rumorosa. È una tesi spesso discussa e che finora non aveva convinto tutti, ma che è diventata molto più forte dopo quello che è successo – o meglio, non è successo – ieri, in quella che doveva essere una giornata campale di protesta contro il Green Pass. 

Da giorni sui canali Telegram no-vax si parlava infatti di una protesta organizzata, uno “sciopero”, dei camionisti, che avrebbe lasciato senza rifornimenti supermercati e distributori di benzina e avrebbe paralizzato l’Italia con il semplice e fastidioso metodo di camion che avrebbero dovuto viaggiare a 30 km all’ora in autostrada. Lo “sciopero” doveva iniziare appunto ieri, il 27 settembre, e andare avanti a oltranza fino a far cadere il governo. 

Sulla carta era una minaccia da prendere sul serio: una forma di lotta politica dalle conseguenze reali e ben più pericolosa delle solite manifestazioni no Green Pass. Nella realtà ha mostrato tutti i limiti di un movimento che esiste sui social, su Telegram, sui media e sulle pagine dei giornali ma poco nella realtà. 

Secondo La Stampa, la protesta non è praticamente esistita nel mondo reale. La polizia stradale di Milano ha segnalato “un blando tentativo di rallentamento” sulla A8 Milano-Varese con protagonisti due camion, e altri due rallentamenti sulla A1 e sulla A4 ad opera di automobilisti. Tutto ciò ha provocato un po’ di fila, dei rallentamenti, ma niente che abbia disturbato seriamente la circolazione autostradale. Questi pallidi tentativi di blocco nel milanese sono stato l’unico effetto reale della protesta. Nessuna agitazione a Torino, Roma, Bologna, Napoli e Palermo. 

Nella realtà virtuale dei social, però, è un’altro discorso: qui la protesta dei camionisti è enorme e vicina al successo. O almeno è quello che si evince dalle decine di video postati su Telegram e su Twitter dove l’iniziativa è celebrata come un successo, nel palese tentativo di galvanizzare gli altri utenti per spingerli a partecipare alla protesta. Un video in particolare, che mostra due donne alla guida di due Smart che procedono affiancate a 30 km all’ora in autostrada, è stato postato più volte a dimostrazione del fatto che chiunque può dare il suo contributo alla causa. 

“Vai dove il traffico scorre e inizia a bloccare”, si legge nella didascalia. “Se riescono a farlo due donne con due macchinine, non riesci a farlo tu uomo coi testicoli?. Ricordate: meglio il blocco del rallentamento. Unisciti e inizia a bloccare anzichè fare il DISFATTISTA”.

Un altro video mostra un camionista che, parlando dall’abitacolo del suo tir, promette che la categoria parteciperà alla lotta “per noi, per voi, per i nostri figli” anche se “siamo stati abbandonati dai sindacati”. Perché la protesta è stata organizzata in modo autonomo, si potrebbe dire “dal basso”, da battitori liberi senza l’adesione di alcuna sigla sindacale. 

Si crea così un effetto straniante. La protesta o lo “sciopero” dei camionisti non ha sortito praticamente alcun effetto sulla realtà. Eppure 24 ore dopo l’hashtag #camionisti è ancora in trending topic su Twitter (anche se adesso al posto dei video entusiasti circolano praticamente solo meme che prendono in giro i manifestanti). Ancora una volta, possiamo dunque ammirare la scissione profonda che c’è tra realtà e internet, e chiederci se davvero ha senso dare tutto questo spazio e questa esposizione mediatica a queste frange che, alla fine, praticamente non esistono.